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Via libera al decreto dignità, Di Maio: “Fine del Jobs Act”

Il decreto dignità ha ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri

Via libera al decreto Dignità, un provvedimento che sferra un primo colpo al Jobs Act. Non è una gestazione facile quella del decreto dignità. I problemi con le coperture restano sul tavolo del governo fino all’ultimo e, nel corso della giornata, i contatti tra Tesoro, Mise e Palazzo Chigi sono fittissimi. Con il M5S che conferma al ministro dell’Economia Giovanni Tria l’intenzione di andare fino in fondo.

“Avevamo promesso guerra al precariato, alla burocrazia al gioco d’azzardo e alle delocalizzazione, lo abbiamo detto e lo abbiamo fatto” ha detto Di Maio in un video pubblicato su Facebook dopo il cdm. “C’è ancora tanto da fare su questi temi – ha spiegato il vicepremier – ma grazie a questo decreto si disattiva il redditometro, lo spesometro prevede solo un adempimento all’anno invece di comunicazioni trimestrali e semestrali e lo split payment non esiste più per i professionisti”. “E’ la Waterloo del precariato ” ha scandito Di Maio, sottolineando: “è finita l’epoca del precariato senza alcun tipo di ragione, abbiamo limitato la possibilità di abusare dei contratti a tempo determinato e aumentato le penali quando ci sono gli ingiusti licenziamenti sul contratto a tempo determinato”.

CONTRATTI A TEMPO – Il provvedimento, si legge nella nota di Palazzo Chigi, mira in particolare a limitare l’utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, favorendo i rapporti a tempo indeterminato. Si riduce in tal modo il lavoro precario, riservando la contrattazione a termine ai casi di reale necessità da parte del datore di lavoro. A questo scopo, si prevede che, fatta salva la possibilità di libera stipulazione tra le parti del primo contratto a tempo determinato, di durata comunque non superiore a 12 mesi di lavoro in assenza di specifiche causali, l’eventuale rinnovo dello stesso sarà possibile esclusivamente a fronte di esigenze temporanee e limitate.

MAXI INDENNIZZO PER LICENZIAMENTI – Stretta anche sui licenziamenti selvaggi attraverso l’aumento del 50% dell’indennizzo per i lavoratori ingiustamente licenziati. In caso di licenziamento senza giusta causa, l’indennizzo per il lavoratore può arrivare fino a 36 mensilità.

IMPRESE – Contro la delocalizzazione attuata da imprese che abbiano ottenuto dallo Stato aiuti per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche, il decreto dignità prevede, che “l’impresa beneficiaria” dell’aiuto pubblico decada dal beneficio concesso e sia sottoposta a sanzioni pecuniarie “di importo da 2 a 4 volte quello del beneficio fruito”. “Se prendono soldi e poi iniziano a delocalizzare in parte in paesi dell’Ue e a licenziare i dipendenti gli chiediamo soldi indietro con gli interessi” ha annunciato Di Maio.

SEMPLIFICAZIONE FISCALE – Il decreto introduce misure in materia di semplificazione fiscale, attraverso la revisione dell’istituto del cosiddetto ‘redditometro’ in chiave di contrasto all’economia sommersa, il rinvio della prossima scadenza per l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevute (cosiddetto ‘spesometro’), nonché l’abolizione dello split payment per i professionisti, i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto. 

INSEGNANTI MAGISTRALI – Nel decreto dignità rientra poi “una norma che aiuta gli insegnati delle lauree magistrali – ha specificato Di Maio -. Coloro che per effetto della sentenza del Consiglio di Stato dovevano essere licenziati. Invece, abbiamo prorogato di 120 giorni gli effetti in modo tale da trovare una soluzione per quegli insegnanti che ci stanno a cuore e che abbiamo incontrato in giro per l’Italia durante la campagna elettorale”.

STOP A GIOCHI E SCOMMESSE – Il decreto prevede poi lo stop a “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro” con l’esclusione di lotterie nazionali con estrazione dei vincitori differita.

Fonte: Adkkronos

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