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Ilaria D’Amico: “Sottomissione delle donne in Arabia? Se hai accettato i loro soldi…”

Ilaria D’Amico ha rilasciato una intervista ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera”. Vi proponiamo alcuni passaggi:

Ilaria D’Amico, il 16 gennaio allo stadio di Gedda si giocherà la finale di Supercoppa, Milan-Juventus. In questi giorni sono fortissime le polemiche per le donne che potranno entrare allo stadio solo in posti riservati, lontano dagli uomini.
«Sarebbe facile per me dire “Che vergogna!” e lo dico pure, ma francamente mi indigna questo stupore dell’ultima ora. Sono mesi e mesi che sappiamo che la partita si giocherà in Arabia Saudita. Giornalisticamente mi verrebbe da dire che è una notizia che le donne possano entrare da sole ed assistere a uno spettacolo maschile. Non dico che sia una grande conquista, ma certo è un piccolo passo avanti per le donne arabe».

Dunque non è indignata?
«Adesso? Non sopporto le ipocrisie, i risvegli tardivi, certi populismi da parte degli addetti ai lavori. Certo che mi indigna la sottomissione delle donne, ma da sempre. Da quanto sappiamo che la Supercoppa si giocherà a Gedda? I nostri politici, i ministri, i dirigenti sportivi, tutti conoscono la sottomissione delle donne in Arabia Saudita, immagino. Solo ora, grazie alla vetrina del calcio, alzano la voce».

Lei dice: bisognava pensarci prima. Una volta firmato l’accordo (peraltro per tre finali) non ci si può lamentare.
«Chiedo coerenza, il buonismo ritardato non lo capisco. Perché è stata data la Supercoppa a Gedda? Per questioni economiche e commerciali».

Gaetano Micciché, presidente della Lega di Serie A, dice che sarà la prima volta che le donne saudite potranno entrare da sole in uno stadio per assistere alla partita.
«Ho apprezzato la sua coerenza. Io non so se è la prima volta che le donne vanno da sole allo stadio, ma se è vero… Se non ci si vuole trovare in certe situazioni non si prende neppure in considerazione di aprirsi a certi Paesi. E non solo l’Arabia. Penso alla Russia, alla Cina, ai Paesi dove sono messi in discussione i diritti e le libertà».

Questo evento potrebbe addirittura essere un modo per dare uno scossone all’oscurantismo di quel Paese?
«Non sono così sognatrice da pensare questo. Se hai accettato i loro soldi devi prenderti “il pacchetto”. Altrimenti lo dici prima: vi porto la Supercoppa, ma in cambio vogliamo il rispetto delle donne. Invece, tutti zitti quando si è deciso Gedda».

In molti chiedono alle squadre di non giocare.
«È una richiesta che non condivido. Occorre rispettare gli accordi presi. Se poi vogliamo approfittare di questa partita per aprire un dibattito serio e profondo in Italia, per decidere cosa barattare e cosa no, ci sto e sarò in prima linea. Tutti d’accordo e consapevoli del prezzo altissimo che dovremo pagare rinunciando ad accordi commerciali ed economici con Paesi illiberali».

Ne avete parlato in casa con Gigi?
«In casa nostra c’è un certo romanticismo che ci porta a pensare che sarebbe carino vivere una partita italiana di una Supercoppa italiana in Italia… Sul caso specifico ci siamo chiesti che senso ha salire su questo carro facile dell’ultimo momento».

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