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Spettacolo

Renzo Arbore: “Baglioni non fa il pesce in barile. In Italia la politica è ossessionata dal controllo della televisione”

Renzo Arbore in un’intervista a Il Fatto Quotidiano

Renzo Arbore ha rilasciato un’intervista a Il Fatto Quotidiano in cui parla dei suoi progetti lavorativi e della tv di oggi. Partendo proprio da Carlo Freccero, il neo direttore di Rai 2, ha chiamato proprio Arbore per organizzare un grande omaggio a Gianni Boncompagni, “Finalmente un direttore che si è ricordato di uno entrato in Rai per concorso nel 1964 e si è inventato 16 format televisivi”.

Lo show man commenta anche la dichiarazione del direttore di Rai 1, Teresa De Santis, che si è dissociata da Claudio Baglioni ed ha annunciato uno stop ad eventuali future collaborazioni dopo le sue dichiarazioni sulla vicenda Sea Watch, Condivido la grazia con cui Baglioni ha detto quello che pensava, tra l’altro rispondendo a una sollecitazione esterna, rifiutandosi di fare il pesce in barile. In Italia la politica è sempre stata ossessionata dalla volontà di controllo della televisione. Ho perso il conto dei direttori che ho visto passare, messi lì senza avere idea; qualcuno riusciva a imparare e quando aveva imparato veniva mandato via perché era cambiato il governo”.

Arbore si dice molto contento che Freccero sia tornato in Rai, per la sua competenza e la possibilità di far tornare Rai 2 ai fasti di un tempo, “La sua competenza è indiscutibile, ma l’impresa che ha davanti è difficilissima. C’è da ricostruire l’identità della rete ‘laica e vispa’ costruita da Massimo Fichera, quella che faceva ‘l’altra televisione’. Una volta alle 11 di sera c’era il monoscopio. Adesso alla 11 di sera è appena partita la prima serata”.

Renzo Arbore si sente invogliato a tornare in tv,Ci sto pensando. Certamente non posso fare il rap, il trap, né mettermi i jeans strappati. Il compito di uno della mia età è segnalare quello che resiste ai tempi. Me l’ha insegnato il jazz: ci sono cose caduche, e cose destinate a durare”.

Intanto ci sarà lo speciale su Gianni Boncompagni, “In questa serata-antologia farò un ricordo del mio amico Gianni, ma non sarò io a condurlo”. Poi prosegue il racconto della sua amicizia con Boncompagni, “Un’ intelligenza vivissima, da cui ho imparato un’infinità di cose. Io ero timido, prudente; lui, il contrario: maledetto toscano, intraprendente e concreto. Il suo mantra era: ‘A che serve?’. Una volta fummo convocati dal direttore della radio per una lavata di capo e a un certo punto lui mi fece l’occhiolino. Uscimmo dall’ufficio con l’aumento di stipendio. Spiritoso, intelligente, un intortatore irresistibile. I direttori davano l’aumento, le ragazze più belle e più giovani cadevano ai suoi piedi. Geniale, ma fatalista. Amava la radio, ma preferiva la Tv perché lo impegnava di meno. Accidenti, mi disse una volta sconsolato, quando registravamo i personaggi di Alto Gradimento tirando le ore piccole, ho capito che non si può fare la radio senza farla”.

 

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