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Primarie Pd, Zingaretti nuovo segretario: la netta vittoria e la mission per il futuro

Primarie Pd, Zingaretti nuovo segretario:

Le primarie del Partito Democratico hanno incoronato Nicola Zingaretti. Da mesi i sondaggi davano in vantaggio il governatore del Lazio, che si è aggiudicato la corsa alla segretaria del Pd che lo vedeva contrapposto a Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Quest’ultimo era stato candidato a sindaco di Roma, perdendo il ballottaggio con Virginia Raggi, il primo, dopo essere stato ministro dell’Agricoltura del governo Renzi, ha condotto il partito nella veste di segretario reggente all’indomani delle dimissioni proprio dell’ex premier, figlie della batosta elettorale del 4 marzo 2018.

Zingaretti si è imposto con una percentuale molto ampia superando il 65%, sicuramente la sua è una leadership diversa da quella di Renzi, i due hanno personalità agli antipodi, come se la base avesse voluto modificare proprio l’impostazione del partito. Lo stesso Renzi, il convitato di pietra delle ultime primarie dal momento che se ne era aggiudicate due consecutive prima di rimettere il mandato, commentando i risultati delle primarie, ha augurato buon lavoro al nuovo segretario invitando tutti a non fargli la guerra interna che ha dovuto subire lui. Il riferimento era a quel fuoco amico che, a detta sua, ha causato il logoramento del partito e la sua balcanizzazione.

Il compito di Zingaretti è proprio quello di rilanciare il Nazareno, a partire soprattutto dalle Europee di maggio, quelle nelle quali il Pd di Renzi, nel 2014, fece il botto superando il 40%, ma erano altri tempi, sembra passata una epoca, anche perché cinque anni fa in pochi avrebbero scommesso su un governo presieduto da Lega e Cinque Stelle. Due sono i dati che sorridono al Pd post-primarie: l’alta partecipazione ai seggi, 1 milione e ottocentomila il dato relativo all’affluenza, e la forbice sempre meno marcata con i Cinque Stelle nei sondaggi. Infatti, con la Lega che sembra ormai fare il vuoto dietro di sé, il Pd recupera terreno nei confronti dei pentastellati che, fermi al 22%, vedono i democratici arrivare a sfiorare il 20%.

Sarà pur vero che non tutti i sondaggi sono attendibili, ma va anche detto che il M5s vive una fase di appannamento e questo può giovare al Pd per ritrovare almeno una parte dell’elettorato perduto, confluito proprio nel movimento fondato da Grillo. Si apre una nuova leadership per un Pd che ha la necessità di ritrovare vigore e consenso per configurarsi come una alternativa credibile al governo giallo-verde, al quale fino a questo momento si è fatta una opposizione, a detta di tanti, molto flebile.

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Maurizio Longhi per BreveNews.Com

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