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Processo Ruby, trovata morta la teste Imane Fadil

Trovata morta la teste Imane Fadil

Imane Fadil, una delle testimoni chiave delle inchieste del Rubygate, è morta il 1 marzo scorso dopo un lungo ricovero in ospedale. la donna prima di morire ha chiamato al telefono a familiari e avvocati, per dire la stessa identica frase: “Mi hanno avvelenato“. 

La giovane, insieme ad Ambra Battilana e Chiara Danese, aveva raccontato agli inquirenti delle cosiddette “cene eleganti” di Arcore, cioè le serate hot passate alla storia come il bunga bunga. Fadil aveva partecipato a otto di quelle cene. Qualche tempo dopo si era presentata in procura diventando testimone del processo Ruby bis e Ruby ter.

A comunicare il decesso della 34enne marocchina  è stato il procuratore di Milano Francesco Greco. A LaPresse ha confermato che “la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta sulla sua morte e al momento tutte le ipotesi investigative sono aperte”, inclusa quella di una morte per avvelenamento. “Nessuna ipotesi può essere esclusa”, ha spiegato il procuratore Francesco Greco. Nei giorni scorsi, la Procura ha anche disposto il sequestro dei campioni di sangue prelevati durante il ricovero. Stando a quanto riferito dal magistrato, Imane Fadil, che viveva a Milano col compagno, è stata ricoverata dapprima in terapia intensiva e poi trasferita in Rianimazione. Lamentava forti dolori al ventre, gonfiore addominali e altri sintomi “che possono essere compatibili anche con altre patologie”. 

Nella cartella clinica di giovane, spiega Greco, ci sono “più anomalie”.  Per capire la causa esatta della morte “è stata disposta l’autopsia, che dovrebbe essere seguita a breve”. La procura è stata informata del decesso solo al settimana scorsa, quando il difensore di Fadil si è rivolto alla magistratura. “Speriamo che la scienza sia in grado di dirci com’è morta”, si è augurato il procuratore il quale ha inoltre riferito che la donna “non aveva fatto viaggi in Paesi esotici negli ultimi due mesi”.

“Fadil – ha detto il procuratore di Milano – durante il ricovero ha telefonato ad alcune persone, il fratello e l’avvocato, sostenendo di essere stata avvelenata. Stiamo sentendo i testimoni, verranno sentiti anche i medici dell’Humanitas, e abbiamo disposto l’acquisizione dei suoi oggetti personali”. Come per esempio il libro che la modella stava scrivendo: la procura ha sequestrato le bozze di quel manoscritto.

 

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