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Nek: “Mio padre non c’è più dal 2012 ma lo sento più vicino oggi di quando era in vita. Ho un rimpianto…”

Il cantautore Nek ha rilasciato una intervista ai microfoni di leggo.it:

Nek, in uscita oggi con il suo uktimo lavoro “Il mio gioco preferito – parte prima”, anticipato da due singoli, parla ai microfoni di leggo.it.

In un brano c’è il riferimento all’attentato dell’11 settembre 2001. Il cantautore spiega che «la tragedia delle Torri Gemelle ha creato differenze, inasprito rapporti. Da allora il motto pare essere: “Se tu sei cattivo con me, io lo sono con te”». Spazio anche agli affetti “Nel mio gioco preferito”, dove cita suo padre. «Non c’è più dal 2012 e lo sento più vicino oggi di quando era in vita. Ho il rimpianto di non avergli detto ti voglio bene. C’era un bel rapporto: parlava poco, osservava molto. Aveva capito che la musica stava prendendo la mia esistenza, visto che passavo più tempo con la band che a studiare. Mi feci pure bocciare. Andavo all’Istituto professionale dove erano tutte donne. I primi autografi? A 17 anni, perché con le sagre eravamo gli idoli della provincia. Prendi il diploma e poi fai quello che vuoi, mi diceva. Proteggi le spalle, il mondo è insidioso. Mi ha tenuto con i piedi per terra».

Sul rapporto con la stampa, non proprio idilliaco, Nek spiega: «È vero. Ma non ho mai risposto alle critiche se non con i fatti. Dopo il pezzo sull’aborto nel ’93 (“In te”, ndr), e fino a “Laura non c’è”, non c’è mai stato un bel rapporto. Poi è andata un po’ meglio. Sa qual è la cosa più difficile per un cantante? La longevità. La musica è un’incognita continua. Guardi i tempi di oggi: dovremmo diventare rapper o trapper per essere alla moda. Il loro linguaggio è il più sentito. Duetto con J-Ax nel disco precedente? Strofe di rap nel pezzo pop. E sinceramente penso che pop e rock non moriranno mai. Ho sempre fatto pop sporcandolo con rock, classica, elettronica, acustica».

“Alza la radio” è una dedica nuda e cruda alla radio. L’artista conferma: «Oggi uscirà il mio cd, formato che sembra obsoleto. Credo ci siano cose che rimangono sempre. E la radio è una di queste. E credo pure che musica e radio dovrebbero andare mano nella mano. Perché dividere un disco? Per la longevità di cui sopra. Questo è essenziale: sentivo l’esigenza di togliere elettronica, tornare al basso e alle chitarre. La seconda parte sarà ancora più rock e più cattivo. Comprese sonorità alla Battisti o Police».

«“La vita è stronza, ma ci ha resi forti”, perché nessuno è esente da difficoltà: quindi ci si deve organizzare per non soccombere. A far sperare è sempre e solo l’amore. Gli eroi sono quelli che vincono le battaglie in silenzio. La tv (per audience) e il mondo ci hanno educato di più a ciò che fallisce che al buono. Così i social: tutta apparenza e poca sostanza, dove contano solo like e visualizzazioni. Facile cadere nella dipendenza. Perché il duetto con Marcorè? Mi piaceva incidere il bel ricordo di Sanremo. La versione acustica è quella originale, peraltro. Abbiamo cambiato solo il testo della poesia. Se tornerei in trio con Renga e Pezzali? Subito. Anche loro penso», conclude Nek.

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