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Spettacolo

Anastacia: “La malattia e l’operazione mi hanno segnata. Perché ho deciso di parlarne”

Anastacia, cantante statunitense, parla della sua malattia ai microfoni de “Il Corriere della Sera’:

Non è in tour, come mai ha deciso di fare queste date?
«Perché ho sposato in pieno il significato del Festival: amo quello che rappresenta e penso sia necessaria un’educazione all’ambiente. Quest’anno avevo deciso di prendere una pausa, di avere del tempo per me. Ma quando certi temi mi vengono incontro mi dico che devo per forza fare qualcosa. Se sono delle buone idee, io ci sono. E così ho deciso di accettare. Senza contare che amo l’energia che ricevo quando sono sul palco». Che sensazione prova mentre canta?
«Mi diverto e sono a mio agio. Ma quello che amo di più è vedere le persone che mi guardano, vedere la felicità nei loro occhi. E’ il motivo per cui faccio quello che faccio».

Quando ha capito che sarebbe diventata una cantante?
«Quasi non so dirlo. Per così tanti anni, anche se continuavano a dirmi che avevo una bella voce, io la sentivo solo diversa, atipica, specie per essere una ragazza bianca. Trent’anni fa nessuno cantava come me, e infatti non sapevo se avrei avuto una carriera, non ci credevo molto».

Non vedeva il suo potenziale?
«Pensavo a Mariah Carey, Celine Dion, Madonna, Barbra Streisand… io non cantavo come le persone che amavo e me ne rendevo conto. Sono molto grata a chi però mi ha detto che la mia voce poteva piacere a qualcuno proprio perché era diversa abbastanza. Sono stata fortunata per non essermi arresa alla tentazione di mollare tutto. E la fortuna è stata anche aver incontrato chi ha creduto in me».

La considera come una delle sliding doors della sua vita?
«Quello che per me ha cambiato tutto è stato avere il morbo di Crohn già da ragazzina. Ha cambiato tutta la mia vita, al cento per cento. E’ difficile da spiegare, ma subire quella operazione e avere quella malattia mi ha segnata. Ero una ragazza molto felice ma non riuscivo a comunicare i miei sentimenti se diventavo triste. Ero sempre felice, felice, felice, ma non riuscivo a comunicare nulla che non fosse quello…».

Per reazione alla malattia?
«Non so, anche. Ma so che dai 20 ai 30 anni ho capito che se non avessi provato a comunicare il mio disagio, di certo sarebbe molto peggiorato. È una malattia che colpisce l’intestino, non va bene per niente se ti maceri, non butti fuori i tuoi sentimenti. Per questo credo che la carriera mi abbia salvato la vita. Dai 30 ai 40 anni, mi ha aiutato scrivere canzoni, comunicare con le persone. Passo dopo passo ho imparato a riconoscere i miei sentimenti e vedere come riuscivo a stabilire una relazione con i fan mi ha spinto a farlo sempre di più».

Se non ne avesse sofferto pensa che non sarebbe la persona che è? Forse non sarebbe nemmeno una cantante nota in tutto il mondo?
«È interessante come questa malattia ha modificato ogni cosa: nella mia vita e nel mio lavoro. Ora mi capisco, riconosco la mia anima, i miei sentimenti. Sono stata malata la maggior parte della mia esistenza. Ora sono sana, in ogni senso. Ma se ripenso a come ero da giovane, a quanto era difficile sentirmi così fragile e a quanto è stata dura convivere con quella cicatrice sul mio stomaco… pensavo che nessun uomo mi avrebbe mai amata con una cicatrice così».

E invece ora la amano anche tutti quelli che la vedono come un modello…
«Rispetto profondamente la gratitudine che mi arriva dalla gente. E’ un onore che così tante persone siano state toccate dal mio percorso. Mi riferisco anche al tumore al seno, di certo un altro punto di svolta nella mia vita».

Ha deciso di parlarne, di non tenerlo nascosto.
«Sì, e penso sia importante. Anche se all’inizio non immaginavo che sarei stata così aperta sul cancro. E non sapevo che questo avrebbe aiutato così tante donne a sentirsi meno sole. Non avevo realizzato che la mia onestà, vulnerabilità e, in certi casi, la mia paura, avrebbero avuto questo impatto su altre donne».

Quando ha deciso di condividere la malattia?
«Forse quando avevo accennato al mio dottore l’intenzione di farlo. Mi ha risposto come se fosse una follia: ma sei sicura? Per un secondo mi sono fermata a riflettere, poi gli ho chiesto: perché? Sto facendo qualcosa di sbagliato? E lui: no, però molte donne non amano parlare di questioni così personali, poi sai, gli uomini amano quell’area… Di colpo mi è sembrato tutto così stupido. La mia reazione immediata è stata dire: alt. Se le donne si sentono così, allora urlerò, sarò più chiara possibile, e mostrerò che il cancro è andato a trovare la ragazza sbagliata».

Ha anche posato nuda, mostrando le sue cicatrici. Perché?
«Per fare un passo in più. E’ stato molto difficile mostrare le cicatrici. Me le sono ritrovate, ancora una volta, sul mio corpo…. erano così grandi… e restano per sempre. Non è successo subito di sentirmi pronta per mostrarle, ho dovuto fare un percorso e poi dirmi, ok, posso affrontarlo. Prima che uscisse qualche mia foto rubata mentre sono in spiaggia, ho pensato di dire: ecco, io sono questo e se mi vedete fotografata in costume ora non ne sarete sorpresi».

Di recente ha scritto su Instagram che esseri belli significa essere noi stessi. Che non abbiamo bisogno di essere accettati dagli altri, ma abbiamo bisogno di accettarci noi per primi.
«Non è forse la cosa più difficile? È difficilissimo, specie quando la nostra immagine è costantemente condizionata dai media. Sui social, in tv, sui giornali… sono tutti perfetti. Ma non possiamo essere così perfetti, così magri. Non possiamo avere quella pelle… abbiamo brufoli e peli – ride – Siamo donne, su. Anche io posto foto in cui sono truccata e in ordine, ma ne pubblico anche altre in cui si vedono le mie rughe o i miei occhi piccoli, senza mascara. Il lato bello dei social è poter mostrare piccoli pezzi di me a chi non mi conosce».

Quanto, però, hanno cambiato il suo lavoro?
«Sui social esistono così tanti filtri che puoi diventare chi non sei, ma oggi anche con la musica puoi registrare una voce che non è davvero tua. Con Internet tutto è una maschera. Credo di essere fortunata come tutti quelli che sono diventati popolari in tempi in cui bastava la voce, bastava la musica».

Detto da una persona che alla musica ha dato tutto. E’ corretto dire che ha scelto la carriera rispetto ad avere dei figli?
«È vero, è andata così. La mia è stata una scelta e non è stata facile. Quando volevo avere figli ho pensato che non sarebbe stato giusto per la mia carriera. Non ho il minimo rimpianto di non averli avuti. Ho 50 anni e molte donne li desiderano anche a questa età, ma non io. Amo la mia vita e quello che faccio. Posso essere egoista. Posso fare tour in giro per il mondo e non sentirmi in colpa. Con dei bambini hai più responsabilità e penso che per una madre sia difficile sia fare tutto».

In molte lo fanno, no?
«Amo i bambini, ma canto e voglio assolutamente continuare a farlo. Mi conosco: sono un tipo da tutto o niente. Magari posso essere un esempio per altre donne e dire che non devo per forza essere madre per avere una vita bellissima. Voglio continuare a promuovere l’ottimismo e la positività, spingendo la gente a trovare la forza dentro di loro per essere felici. Non è sempre facile, ma se ci riesci si diventa persone migliori».

«Il tumore al seno è stato un altro punto di svolta. Ho deciso di parlarne e all’inizio non immaginavo che sarei stata così aperta sul cancro. E non sapevo che la mia onestà e la mia vulnerabilità avrebbero avuto un tale impatto sulle altre donne» 

L’anno scorso Anastacia ha compiuto 50 anni. Grazie al suo particolare timbro vocale è stata definita «la bianca dalla voce nera».
«Ho scelto di non avere figli. Quando li desideravo ho pensato che non sarebbe stato giusto per la carriera. Non ho il minimo rimpianto. Va bene così» 

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