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Spettacolo

Pippo Baudo: “Barbara D’Urso? Con me diceva 10 parole, ora 10 milioni. Non sopporto un genere in tv. Sulla Rai…”

Pippo Baudo: “Barbara D’Urso? Con me diceva 10 parole, ora 10 milioni”. Il conduttore parla dello stato attuale della tv italiana a ‘Il Corriere della Sera’

Pippo Baudo: “Barbara D’Urso? Con me diceva 10 parole, ora 10 milioni. Non sopporto un genere in tv. Sulla Rai…”. Il conduttore parla dello stato attuale della tv italiana in una lunga intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’, di cui vi proponiamo alcuni passaggi.

Declinante, moribonda, viva ma non vegeta: Pippo Baudo, che momento vive la televisione?
«È un periodo di crisi, perché non c’è varietà e ideazione di programmi. I palinsesti sono tutti uguali».

Da cosa dipende quest’omologazione?
«È anche colpa dei reality e dei talent che condizionano le reti perché è più facile proporre elementi familiari per il pubblico piuttosto che rischiare con un programma ex novo. Aumentano i canali, aumentano i programmi, ma non aumentano le idee».

La «sua» Rai come sta?
«Da quando ha il canone in bolletta vive una condizione economica fortunata grazie a un incasso garantito. Avrebbe maggiori possibilità e avrebbe l’obbligo, come servizio pubblico, di variare l’offerta. Invece…».

Colpa di?
«Un po’ della pigrizia e un po’ dell’incertezza di dirigenti che sono emanazione di forze politiche cangianti: i vertici Rai hanno la sedia che balla sotto di loro, non sono sereni. La tv di Stato dovrebbe creare gruppi di lavoro con il solo scopo di inventare e sperimentare programmi, come accadde con la Rai3 di Guglielmi».

Il genere televisivo che non regge?
«Non sopporto più la cucina in tv, si mangia a tutte le ore e i programmi sono tutti uguali».

I talk politici?
«Non mi divertono perché non c’è polemica dialettica e idee su cui scontrarsi, è un bla bla bla sterile. I talk dovrebbero alimentare la circolazione e il dibattito di opinioni, invece si punta sul sicuro, vuoi per sonnolenza, vuoi per pigrizia: quattro interviste, quattro concetti, e via».

Tra le sfide del pomeriggio c’è quella tra Cuccarini e D’Urso…
«Lorella è quasi una mia parente, per lei ho un debole. Barbara D’Urso debuttò con me come valletta a Domenica in: diceva al massimo 10 parole, ora ne dice 10 milioni. È inarrestabile. Rimango meravigliato dalla sua capacità di creare dal nulla un discorso lunghissimo, che varia dalla commozione alla risata, una ricchezza degna di Paola Borboni e delle grandi attrici del passato».

In tv ci sono i soliti noti: Conti e Bonolis, De Filippi e Carlucci, Scotti…
«Tutti personaggi di carisma, che però si affezionano a programmi che vanno avanti per 10 e più stagioni. Una volta dopo due anni al massimo mi chiamavano e mi dicevano: guarda che il programma lo devi cambiare».

Il suo erede?
«Io eredi non ne voglio, né mi auguro che ci siano. Un conduttore deve avere caratteristiche fisiche, gestuali, vocali che siano proprie. Io arrivai ultimo, dopo Mike, Corrado e Tortora e quindi tentai in ogni modo di non somigliare a nessuno di loro. Mike faceva il quiz, Corrado il varietà, Tortora il giornalismo. Mancava la musica e io mi buttai lì con Settevoci».

Come vede Amadeus a Sanremo?
«Se lo merita, ha lavorato tantissimo, è una soddisfazione giusta. La difficoltà maggiore per lui sarà fare il direttore artistico perché adesso le canzoni hanno la scadenza come il latte, durano un mese, che significa che non hanno profondità. Oggi chi scrive come Modugno o Battisti?».

La manca condurre un programma o è arrivato il momento di dire basta?.
«Non ho nostalgia di avere un programma mio. L’età c’è, come potrei concorrere con la Balivo? E poi anche il pubblico mi rimprovererebbe questo attaccamento morboso alla tv. Quindi va bene così. E come diceva Marcello Marchesi: tutto è perduto tranne l’ospite d’onore. Le ospitate mi divertono, ma anche lì non devi esagerare, l’ospite fisso alla fine puzza come il pesce».

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