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Bimbo con Ittiosi abbandonato, Seredova: “L’ho conosciuto, devo dire una cosa…”

Bimbo con Ittiosi abbandonato Alena Seredova conosce il piccolo e parla della sua situazione in una intervista ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’

Bimbo con Ittiosi abbandonato, Seredova: “L’ho conosciuto, devo dire una cosa…”. Ha fatto scalpore commuovendo tutti la storia del piccolo affetto da Ittiosi Arlecchino. Una patologia rarissima che obbliga a stare lontano dalla luce solare oltre a procurare gravi difficoltà respiratorie.

Giovannino, nato ad agosto all’ ospedale Sant’Anna, non è mai tornato a casa perché i genitori naturali lo hanno abbandonato a causa della patologia. Ebbene, Alena Seredova conosce il piccolo, l’ha tenuto in braccio, e sa — per motivi personali — cos’è l’ittiosi

La modella, che vive a Torino da quando vi si trasferì con l’ex marito Gigi Buffon, frequenta spesso il reparto di terapia intensiva infantile dell’ospedale di Corso Spezia. La Seredova ne ha parlato in un’ntervistata a ‘Il Corriere della Sera’.
«Dal 2005, sono testimonial della Onlus Crescere Insieme al Sant’Anna, ho cominciato con una vendita di fiori, poi, il primario di Neonatologia Daniele Farina è diventato il pediatra dei miei figli Louis Thomas e David Lee».

È così che a settembre, si è imbattuta in Giovannino. La memoria è andata subito a quello che la sua mamma e il suo papà le raccontano di quando è nata lei.
«A Praga, i medici pensavano che avessi l’ittiosi anch’io. Papà ricorda sempre che, quando mi vide nella culla dell’ospedale, tutta coperta di squame, fece un balzo all’indietro per lo spavento, poi cominciò a piangere».

Che cosa aveva?
«La mia pelle era tutta secca, come rivestita da una corazza ruvida e irregolare. I medici parlarono di ittiosi, ma l’ittiosi arlecchino che ha Giovannino, purtroppo per lui, è una malattia rara per la quale non si conosce cura. Io, invece, ero solo nata con la pelle molto asciutta perché ero stata troppo in pancia: 42 settimane bella comoda».

Come la curarono?
«Fecero quello che oggi fanno a Giovannino: lo ungono per dare sollievo alla pelle che tira. Per una settimana, mi ungevano tutti i giorni, immergendomi in una bacinella di olio emolliente. Dissero a mia madre che sarei sempre stata male, che non avrei potuto prendere il sole. Poi, la mia pelle fece la muta, come quella di un serpente, e non ho mai avuto problemi cutanei di alcun tipo».

Come ha conosciuto Giovannino?
«L’ho visto a settembre. Ero andata a programmare le raccolte fondi per Natale, con la vendita dei panettoni. Quel reparto è un gioiello, anche grazie alle donazioni dei privati. Per esempio, i genitori possono entrare quando vogliono, ed è molto utile se hai altri figli a casa o se lavori. Mi hanno presentato questo cucciolo, mi hanno raccontato la sua storia e vederlo è stato un momento molto forte».

Le trema la voce.
«Pensi che non l’ho visto nella fase peggiore, cioè appena nato. Ho capito che deve essere una patologia molto dolorosa: la pelle è talmente secca che si rompe, fa le piaghe. Ma medici e infermieri lo tengono sempre unto e, quando l’ho conosciuto, non sembrava sofferente, non piangeva. Si vedeva che era curato con amore. Ho incontrato un bimbo molto vispo, super sveglio. A quanto mi dicono, non ha problemi cognitivi o neurologici, è solo un bimbo che avrà sempre bisogno di cure speciali. Io l’ho portato un po’ in giro nel passeggino. Ho pensato a quanto dovesse essere stato doloroso per i genitori decidere di lasciarlo. So che sono più o meno miei coetanei, che l’hanno avuto con una fecondazione assistita e che, nonostante, tutti gli esami preventivi, era stato impossibile diagnosticare in anticipo una malattia così rara. Non mi sento di giudicarli».

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