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Sabrina Paravicini: “Sono un campionario di “malattia grave” eppure quando cammino per strada…”

Sabrina Paravicini: “Sono un campionario di “malattia grave” eppure quando cammino per strada…”. Il racconto dell’attrice

Sabrina Paravicini continua la lotta contro la malattia e continua a raccontarla attraverso il suo profilo Instagram. L’ attrice ha un tumore al seno da qualche tempo e, giorno dopo giorno, descrive le sue battaglie contro il “brutto male”, informando i suoi follower dei suoi progressi, delle sue terapie, delle sue sensazioni.

A tal proposito, proprio oggi, su Instagram, ha parlato del suo appuntamento per effettuare le analisi del sangue, come le capita spesso. L’ attrice ha raccontato le sue sensazioni stando tra le persone in quel luogo. Di seguito il post di Sabrina Paravicini su Instagram.

“Sabato mattina, vado a fare le analisi del sangue. Dovevo andare ieri ma non ho fatto in tempo, mi sveglio presto e penso che nel giro di venti minuti tornerò a casa per fare colazione. Arrivo al laboratorio di analisi convenzionato. Ci vado da mesi praticamente tutte le settimane. Dire che è affollato è dire nulla: ci saranno 200 persone. Età media 75 anni. Prendo il numero riservato ai malati gravi, anziani e donne in gravidanza.

Ho comunque 15 persone davanti a me. Passerà almeno un’ora e non ho portato il mio libro. Guardo le persone che stanno aspettando di fare le analisi: hanno tutte uno sguardo preoccupato, il mio invece è solo stanco. La paura di avere qualcosa “di brutto” non ce l’ho più. L’ho già avuto qualcosa di brutto e lo sto combattendo da mesi. Guardo le persone vicino a me e penso che incredibilmente, pur avendo venti o trent’anni meno di loro, io sono in condizioni più critiche.

E’ paradossale perché io cammino senza bastone, (anche se a volte avrei voluto tanto averne uno per sostenermi), sono giovane, apparentemente non sembro in cura, mi trucco ogni mattina, anche quando facevo la chemioterapia e non riuscivo a uscire da casa, i miei capelli cortissimi potrebbero essere un taglio voluto e non subìto, addirittura ieri in un ufficio pubblico una ragazza mi ha detto con un sorriso “complimenti per il coraggio di questo taglio” e io le ho risposto subito “non è un taglio, stanno solo ricrescendo”, lei è arrossita e io le ho sorriso per rassicurarla.

Amputazione del seno, dissezione ascellare, chemioterapia, radioterapia, farmaci monoclonali salvavita, futura ricostruzione del seno: sono un campionario di “malattia grave” eppure quando cammino per strada o entro in un bar nessuno si accorge di tutto questo. E io non so mai se è un bene o un male, io sono forte, ma mi chiedo se per qualcuno essere stato così ammalati e pure “invisibili” non sia una ferita che si aggiunge a una sofferenza più profonda”.

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