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Tolo Tolo, Nicola Di Bari: “Zalone? Mi chiama quasi tutti i giorni. Così sono diventato suo zio…”

Tolo Tolo, Nicola Di Bari parla della sua esperienza nel film campione di incassi al fianco di Checco Zalone in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’

Tolo Tolo, Nicola Di Bari: “Zalone? Mi chiama quasi tutti i giorni. Così sono diventato suo zio…”. Il cantante pugliese è tra i protagonisti dell film di Checco Zalone che potrebbe diventare record italiano di incassi. L’artista pugliese ne parla in una intervista rilasciata ai microfoni del collega Michelangelo Borrillo per ‘Il Corriere della Sera’.

Non è stata una prima volta in assoluto. Michele Scommegna, in arte Nicola Di Bari, aveva già recitato in un film, nel 1972, con Bud Spencer.
«Un mostro sacro del cinema, con lui feci Torino nera. Ma Checco è veramente un geniaccio…».

Come è nato il suo coinvolgimento nel film?
«Non conoscevo Checco Zalone, se non per aver visto i suoi precedenti film. Mi chiamò circa sei mesi fa dicendomi che avrebbe voluto incontrarmi. Venne a Milano con il produttore Pietro Valsecchi. Andammo a mangiare in un ristorante. Tanto pesce e tanta emozione: mi propose di recitare nel suo film, nella parte che mi è più consona, il parente pugliese, il suo zio cardiopatico».

E accettò subito…
«Sì, mi piacque sia lui che l’idea. Checco è un ragazzo colto, mi incantò. E quel ruolo mi divertiva».

Nel film ha ritrovato anche sua figlia e una sua canzone.
«Mia figlia Arianna fa l’attrice di teatro, penso che Checco la conoscesse. Quanto alla canzone Vagabondo, l’ha scelta perché Checco è un sognatore, che come un nomade gira il mondo. Ed era quello che cantavo io negli anni ‘70. Anche se la mia canzone preferita è La prima cosa bella, che a Sanremo arrivò seconda, scritta quando nacque Ketty, prima figlia di quattro: mi cambiò la vita».

Tolo Tolo, Nicola Di Bari a Il Corriere della Sera’

Però «Vagabondo» è più in tema con «Tolo Tolo» che parla di gente che emigra. Del resto anche lei è un emigrato. Dalla Puglia a Milano. Cosa pensa del tema del film?
«Io sono un uomo del Sud che a 18 anni ha lasciato la famiglia nella speranza di trovare successo altrove. Ottenni una scrittura privata con una casa discografica e quando registrai il mio primo 45 giri quella voce piena di sale e di sabbia piacque al pubblico. I primi a dover partire, per lavori molto più duri del cantante e per terre molto più lontane di Milano, siamo stati noi italiani. Per questo, quando si parla di immigrazione, bisogna sempre ricordarsi delle peripezie, dei dolori e delle sofferenze degli italiani di 50 anni fa. Gli immigrati vanno aiutati, l’Italia e l’Europa tutta devono aiutarli».

Torna spesso in Puglia?
«Tutti gli anni, come i devoti di San Nicola di Bari, da cui nasce il mio nome d’arte. Solitamente l’estate, con mia moglie Agnese. Mi ricarico le batterie, tra un viaggio e l’altro, perché alla soglia degli 80 anni giro ancora il mondo con le mie canzoni: a metà febbraio sarò a Miami per promuovere il mio nuovo album, La mia verità. Ma ho anche bisogno di rivedere i luoghi d’infanzia. Poi nella mia Zapponeta, provincia di Foggia, mi vogliono bene: mi hanno anche dedicato un murale».

Tornando a Tolo Tolo, vi siete sentiti con Checco dopo i primi giorni di programmazione del film?
«Come no?! Dopo che ci siamo conosciuti, siamo diventati amici. Adesso mi chiama quasi tutti i giorni, perché è così contento di come stanno andando le cose e di come ha recitato “casa Scommegna”. Appena viene a Milano andremo sicuramente di nuovo a cena insieme. In un ristorante pugliese, ovviamente».

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