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Maria De Filippi: “‘C’è posta per te’ nato per un caso. C’è una differenza tra il mio programma e gli altri”

Maria De Filippi e ‘C’è posta per te’, la conduttrice svela alcuni retroscena legati alla sua trasmissione in onda su Canale cinque

Maria De Filippi: “‘C’è posta per te’ nato per un caso. C’è una differenza tra il mio programma e gli altri”. la conduttrice svela alcuni retroscena legati alla sua trasmissione in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni stralci.

Se vent’anni fa Maria De Filippi non avesse avuto in agenda un incontro al ministero dell’Istruzione, forse ora non sarebbe in palinsesto una delle poche trasmissioni della tv generalista capace di arrivare — ancora oggi — al 30% di share.
«Quel giorno, era il 1999, mi avevano fermata due ragazzi sulle scale del ministero: loro non potevano entrare e mi avevano chiesto di consegnare una busta al ministro. Entro e consegno la lettera anche se non conosco il contenuto. Poi però ci continuo a pensare. Ecco, lì è nata l’idea. All’inizio nessuno poteva immaginare sarebbe diventato un programma venduto in un sacco di paesi».

Che, vent’anni dopo, fa registrare il 30% di share…
«Il primo dato fu il 19%, ancora lo ricordo. Poi il 21. Piano piano è sempre cresciuto e oggi Pier Silvio, se potesse, lo farebbe andare in onda tutto l’anno. Io sono contenta, anche se il numero è impressionante sopratutto rispetto a quelli che ci sono in giro ultimamente: non capita spesso di vedere dati con il 3 davanti».

Segue la trasmissione anche un pubblico giovane. Come se lo spiega?
«C’è posta parla di sentimenti che riguardano ogni generazione. La sensazione, e la fonte di preoccupazione, è che i giovani la tv non la guardino proprio più. E se lo fanno, lo fanno a modo loro: si creano un proprio palinsesto, formano delle community che commentano le trasmissioni… senza contare che non c’è nulla più che li stupisce, che l’attenzione è diversa, sono figli del web, hanno velocità di cambiamento nello spostare la loro attenzione che prima non c’era».

Maria De Filippi: “‘C’è posta per te’? C’è una differenza tra il mio programma e gli altri”

E quindi lei come riesce a catturarli?
«La differenza rispetto agli altri sta forse nel fatto che io non parto a monte ma a valle. Io non propongo un contenuto ma lavoro sul contenuto che mi propongono loro. Mi oriento in base a quello che mi scrivono, a quello che mi dicono e a come me lo dicono. Tutto è diverso, anche il linguaggio. Se consideri quello che i giovani ti chiedono, secondo me li riesci a intercettare: cerco di stare dietro a loro».

Il segreto è solo quello?
«Penso. Non ho mai ragionato dicendo: faccio questo e poi vedo come si incasella. Per me funziona al contrario. Cerco di incasellare in una mia visione quello che le persone vogliono. La televisione deve rispecchiare la realtà, se no dai una visione del mondo tuo ma che non appartiene agli altri. Altrimenti la tv diventa un negozio in cui dentro trovi solo cose che non fanno per te, che non ti riguardano».

E come si possono unire le generazioni in questo senso?
«Puntando su quello che hanno in comune. Una persona di 70 anni può avere poche cose in comune con una di 15, eppure insieme possono benissimo giocare a burraco. Il ragionamento che faccio è trovare sempre un terreno in cui ci si possa incontrare».

Resta in contatto con i protagonisti delle sue storie?
«Il dopo è seguito dalla redazione, ma non trovo giusto raccontarlo in televisione. Non mi piace. Il senso del programma è un altro e il lavoro non è semplice: non so se si nota, ma è curato in ogni dettaglio e richiede tanto, tanto impegno».

Il sabato sera si confronta con il protagonista di un altro caso televisivo, Alberto Angela. Cosa pensa di lui?
«Ecco, lui è un grande divulgatore. Per me è bravissimo, come era bravo Baricco: spiegava i libri in camicia azzurra, con le maniche arrotolate e io stavo a seguire tutto quello che diceva appesa alla tv. Angela ha un modo che non è impositivo nella divulgazione. Non ti dice: io sono acculturato e tu ignorante seguimi. Non è mai presuntuoso, non è mai il conduttore invadente o invasivo, la sua non è mai una predica e per questo la gente lo segue».

Maria De Filippi: “‘Così attiro tutte le generazioni”

Direbbe dunque che lei e Angela siete simili?
«Se anche lui riconosce questo in me, sono solo che felice. Io riconosco il suo modo di condurre e trovo sia quello giusto. Ho sempre pensato che il conduttore debba essere un tramite e non l’oracolo, se no diventa un politico. Poi c’è chi lo fa ma non è un modo di fare tv che appartiene a me. Angela lo sento simile, poi fa tutt’altro genere. Il mio programma è nazional-popolare, l’accesso è più facile. Angela lo devi voler seguire, deve interessarti. La mia partenza è più accessibile perchè racconto qualcosa che già conosci. Lui ti deve intrigare, però poi quando lo vedi non ti stacchi perché ti accompagna… rispetto a chi fa divulgazione, vedo la differenza che c’è tra il professore del liceo e quello dell’università che magari fa un corso che scegli di seguire perché ti interessa e alla fine non c’è nemmeno l’esame».

Aveva detto di non aver voluto un compenso per il Festival.
«Sì, ma non immaginavo che avrei innescato così una polemica contro Carlo (Conti, ndr.). Non mi sono resa conto, altrimenti avrei aggiunto che io non facevo il direttore artistico, che non mi ero occupata di quello che poi andava in onda ma che semplicemente, avevo dovuto scegliere cinque vestiti da indossare. Quando ho visto i giornali il giorno dopo mi sarei sotterrata, non mi era mai successo. Sanremo è anche questo».

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