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Mogol: “La musica di un tempo era immortale. Quella di oggi è diversa soprattutto per un motivo”

Mogol, la musica e Sanremo. L’autore parla di passato e presente musicale in una intervista rilasciata ai microfoni di Huffington post

Mogol: “La musica di un tempo era immortale. Quella di oggi è diversa soprattutto per un motivo”. L’autore parla di passato e presente musicale in una intervista rilasciata ai microfoni di Huffington post Italia. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Mogol ha un’idea precisa sul rap.
“E’ una forma musicale basata sulle parole e la ritmica. La linea melodica non c’è, c’è solo la parte ritmica. E’ musica per i giovani, come il rock. Anche il rock era musica per i giovani, lo è ancora. Ma aveva una melodia”.

Nessuna demonizzazione, dunque. Anzi. Tuttavia a volte si critica al rap un linguaggio troppo violento, aggressivo.
“Credo si tratti di musica nata sul web. Giovani che scrivono e mettono sul loro sito per far ascoltare le proprie canzoni ad altri giovani. Amano le tinte forti: è il loro modo di parlare, il loro linguaggio, a volte anche un po’ brutale. Però anche lì c’è del buono e del cattivo”.

Tuttavia si può ritenere comunque un’espressione artistica.
“E’ sicuramente un’espressione artistica. Senza melodia, basata sulle parole. Io preferisco il rock. Mi piace. Sono un appassionato di Bob Dylan, ad esempio, ma ci sono stati tanti artisti. In Italia chi ha fatto un paio di pezzi rock molto belli è Lucio Battisti”. 

Mogol: “La musica di un tempo era immortale. Quella di oggi è diversa

La musica odierna è molto lontana da quella di un tempo. Lei ad esempio ha scritto dei testi molto belli, anche per David Bowie. 
“Si per David Bowie ho fatto un testo originale che poi lui ha cantato in italiano “Ragazza sola, ragazza sola”. Da questa canzone è nato un film di Bernardo Bertolucci “Io e te”. L’ha visto?”.

No, confesso.
“E’ un film costruito sulla canzone. Venne a trovarmi Bertolucci e mi disse: ‘Guarda, ispirato dai tuoi versi ho fatto un film che si chiama Io e Te’. La canzone arriva in un momento cruciale. Praticamente parla di due fratellastri, lui un uomo lei una donna che non si possono quasi sopportare, ma poi finiscono entrambi in una condizione disperata, si ritrovano, si abbracciano e in quel momento c’è la canzone. Dà una grande emozione”.

Ha scritto per tantissimi autori italiani. Ad esempio per Ornella Vanoni che al Festival ha cantato con Alberto Urso “La voce del silenzio” 
“Ornella Vanoni è una grande artista, bella voce. L’ho sentita al telefono mi ha detto che c’era anche Arisa che ha cantato con Masini “Vacanze Romane”. Arisa è uscita dalla nostra scuola, è molto brava”. 

Il suo più bel Sanremo?
“Io ho vinto Sanremo 4 volte: nel 1961 con Luciano Tavoli e Betty Curtis (“Al di là”),  nel 1963 con Tony Renis (“Uno per tutte”) nel 1965 con Boby Solo (“Se piangi se ridi”) e nel 1991 con Riccardo Cocciante (“Se stiamo insieme”). Vede, la musica di una volta era dedicata a tutti. Adesso è più per i giovani. Non parlo solo del rap. Una volta le canzoni duravano di più, erano più longeve. Oggi forse si bruciano prima”.

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