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Spettacolo

Dario Argento: “Io e Asia ci raccontavano gli incubi. Tre film nel mio cuore. Uscirò con fiction”

Dario Argento, la figlia Asia e non solo. Il regista dell’horror si racconta nel suo intervento al format ‘I Lunatici’ su Rai Radio2

Dario Argento: “Io e Asia ci raccontavano gli incubi. Tre film nel mio cuore. Uscirò con fiction”. Il regista è intervenuto nel corso della trasmissione Le Lunatiche in onda su Rai Radio 2 ogni sabato e domenica dall’1 alle 5, condotta da Federica Elmi e Barbara Venditti

Sulla notte. “Sono nottambulo, dormo poco e penso molto. Nei momenti che non riesco a dormire penso, immagino, seguo le mie idee, i miei sogni, i miei incubi che poi fanno parte dei miei film. Le cose che ci spaventano nascono da qualcosa di profondo, dalla nostra metà oscura che ci fa immaginare gli incubi. Sono sempre le stesse cose, in questi anni non è cambiato molto, l’importante è la nostra possibilità di immaginare, di vincere le nostre paure profonde, che poi non le vinciamo e le viviamo”.

Sulla paura. “Da bambino avevo le paure che si hanno a quell’età: le stanze oscure, i corridoi lunghi senza luce, le nottate in cui cominci a immaginare, sognare, a vivere le brutte emozioni. Erano anche i riflessi dei libri che leggevo, dei film che vedevo, riapparivano la notte e mi perseguitavano leggermente”.

La passione per l’horror. “Nasce da bambino, quando vidi un film in vacanza nelle Dolomiti, “Il fantasma dell’opera”, che mi impressionò molto e l’indomani tornai a vederlo. Da lì cominciai a ragionare su queste situazioni. Restavo a letto per mesi a causa della febbre e quando tutti uscivano restavo solo. Un giorno dalla biblioteca di mio padre per caso mi capitò la raccolta dei racconti di Edgar Allan Poe. Scoprii delle situazioni che non avevo mai immaginato, di fantasmi, allucinazioni. Questo fu molto importante per la mia formazione”.

Dario Argento: “Asia? Bello lavorare con lei. Tre film nel mio cuore. Uscirò con fiction”

Sui suoi film. “Alcuni mi sono rimasti nel cuore come Profondo Rosso, Suspiria, Phenomena. Non mi ispiro alla cronaca nera dei giornali, mi ispiro alle mie allucinazioni, ai miei pensieri profondi, alla mia metà oscura che è lì che lavora, immagina, che mi lascia delle cattive idee. Una specie di vaso di Pandora che contiene tutte le più grandi allucinazioni, gli incubi, un vaso che sta nella mia anima e che ho sempre paura che un giorno cada a terra, si spacca e tutte queste visioni mi invadano e mi lasciano stravolto. Spero che non accada mai”.

Il retroscena coi Pink Floyd. “Sono andato a Londra per incontrare i Pink Floyd, loro erano miei fan e conoscevano i miei film, ma loro in quel momento, seppur gentilissimi, stavano facendo The Wall e stavano preparando anche il film, quindi per questa ragione mi dissero che non potevano. Allora mi rivolsi ai Genesis, che invece sarebbero stati in tournèe per due anni. Volevo un gruppo di musicisti inglesi di quegli anni”.

Su Sergio Leone. “Su “C’era una volta il west” non ho un aneddoto in particolare, ne ho molti perché abbiamo lavorato insieme per mesi e ne sono successe di tutti i colori, ci siamo detti tutte le cose più assurde. È stato bellissimo e importante lavorare con Bertolucci e Leone, con le sue visionarie idee di inquadrature, con le macchine da presa. Lui non pensava alla scrittura, lui pensava alle immagini, raccontava il film in questi modi immaginifici. È stato bellissimo lavorare tutti e tre insieme”.

La scoperta di Freud. “Sono un grande estimatore di Sigmund Freud, della psicanalisi, immaginazione dei sogni, la sessualità applicata alla vita. Dopo Freud è cambiato tutto, la letteratura, la pittura, perché lui ha scoperto dei segreti della nostra anima che non conoscevamo”.

Dario Argento: “Io e Asia ci raccontavano gli incubi.. Uscirò con un film e una fiction”

Sulla figlia Asia. “Mia figlia mi ha seguito sin da quando era piccolissima sui set, quindi conosceva molto bene il mio modo di lavorare e di immaginare. Quando poi abbiamo cominciato a lavorare insieme è stata una bellissima collaborazione perché lei mi raccontava le sue immagini, io le raccontavo le mie e insieme, la sera, dopo aver girato il film, mangiavamo insieme e insieme ci raccontavamo i nostri incubi”.

Sul suo prossimo film. “Di “Occhiali neri” non si può ancora parlare, è ancora lontano, coprodotto con i francesi. È un film giallo secondo la mia vecchia maniera. Dopo questo film dovrò fare una serie televisiva, la differenza tra cinema e serie è che il cinema ha quell’ora e mezza. Mentre la serie televisiva si prolunga allungando le storie, cercando il passato, il futuro, è un altro modo di raccontare per immagini. Ci sono storie che si dipanano, personaggi nuovi che arrivano, è interessante questo modo di raccontare”.

Sul cinema italiano. “Il cinema italiano va così così. Va benino, la maggior parte sono commedie, alcune di scarsa importanza alcune mediocri. Qualche film drammatico si fa, sono rari. Dobbiamo ancora continuare a spingere per tornare al vecchio cinema italiano, che dominava nel mondo con i suoi grandi registi e attori”.

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