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Spettacolo

Baccini: “De Andrè terrorizzato. Prima di parlare di musica gli italiani dovrebbero imparare una cosa”

Francesco Baccini su De Andrè e non solo. Il cantautore è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”

Baccini: “De Andrè terrorizzato. Prima di parlare di musica gli italiani dovrebbero imparare una cosa”. Il cantautore è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

Il cantautore ha parlato della sua amicizia con Francesco De Andrè: “Quante notti passate con Fabrizio. Lui era un animale notturno come me. Anche più esagerato di me. Arrivavo a casa sua a cena e lui faceva colazione. Di notte lasciava la tv accesa senza volume. Come reagirebbe alle celebrazioni postume che gli stanno attribuendo? Non ci crederebbe nemmeno lui”.

Ancora su De André: “Un uomo molto schivo, faceva le interviste via fax, era terrorizzato, e infatti ci sono pochissime interviste di Fabrizio. Passavamo la notte a parlare, sentire canzoni, scambiarci idee, opinioni. Diceva che assomigliavo tantissimo, proprio fisicamente, a Tenco. Qualche volta mi chiamava Luigi. Ricordo la notte in cui mi fece ascoltare in anteprima ‘La domenica delle Palme’. Ci eravamo conosciuti alla presentazione del mio album”.

Il retroscena sulla somiglianza. “Lui venne perché mi vide una notte in tv in un programma di Vincenzo Mollica. Mi vede e mi scambiò per Luigi Tenco. Colpito dalla mia somiglianza su Tenco, prese appunti sul mio nome e qualche giorno dopo me lo trovai davanti in un locale di Milano mentre presentavo il mio disco. Arrivò con Dori. Mi invitarono a cena. Praticamente ci siamo conosciuti tramite Mollica. De Andrè chiamò Vincenzo e lui gli disse che ero forte, che mi avrebbe dovuto ascoltare”.

Sulla musica di oggi: “Prima di parlare di musica gli italiani dovrebbero imparare ad ascoltarla. E’ da metà degli anni ’90 che la musica è partita in un binario morto. I musicisti non fanno più musica. Siamo sostituiti dalla macchina, dal computer, dalle sequenze. E alla fine poi si sente. Io son cresciuto con i cantautori storici genovesi, il testo e la musica erano cose importanti. Io poi vengo dalla musica classica, il mio primo concerto da spettatore fu quello di Uto Ughi”.

E ancora: “Se la scuola genovese rinascesse oggi rischierebbe di rimanere fenomeno di nicchia. Ma non solo la scuola genovese. Oggi chi conoscerebbe Guccini o Battiato? Nessuno. Oggi si parla di musica solo come un’industria per far soldi. I ragazzi oggi hanno l’unico fine di diventare ricchi e famosi. Non gliene frega nulla di cosa rimanga. Pensano solo ai soldi. E allora davanti a questa argomentazione mi arrendo”.

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