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Spettacolo

Bobby Solo si racconta: “Bandito dal Giappone per sei anni. Io ribelle sospeso dalla Rai. E una lacrima sul viso…”

Bobby Solo si racconta ripercorrendo le tappe della sua vita professionale e privata in una intervista rilasciata al settimanale OGGI

Bobby Solo si racconta: “Bandito dal Giappone per sei anni. Io ribelle sospeso dalla Rai. E una lacrima sul viso…”. Il cantante ripercorre le tappe della sua vita professionale e privata in una intervista rilasciata al settimanale Oggi.

Partiamo da Ligabue allora. Ha detto di lei: «È una delle persone più divertenti nell’ambiente».
«L’incontro con Ligabue è nato tre anni fa in occasione di un racconto in cui mi citava. È una persona molto umile e con i piedi per terra. Il giovedì si ritrova con gli amici più stretti e a un certo punto ha invitato anche me. Teneva in braccio il mio bambino, perché gli piacciono i bambini, e gli ho raccontato molti episodi comici della mia vita».

Me ne racconti uno.
«Ero in tournée in Giappone, non sapevo che l’imperatore Hirohito fosse più importante del Papa e del presidente Ronald Reagan messi assieme. Mi dissero: “L’imperatore l’invita a cena lunedì”. E io: “Ma come? Lunedì è l’unico giorno libero che abbiamo in 40 serate”. Si offesero e per sei anni ho dovuto cancellare il Giappone da tutte le tournée. Avevo 19 anni; è chiaro che se mi avesse chiamato oggi ci sarei andato su una gamba sola».

Lei mi ha anche inviato i risultati delle analisi del Dna: sangue russo ed est Europa. Niente sangue americano come il suo idolo Elvis Presley. Dispiaciuto?
«Io sono americano, ma dal lato musicale».

Però non l’ha mai incontrato.
«L’unica è stata Rita Pavone, apparteneva alla stessa casa discografica Rca; io ero con la Ricordi. Credo che Rita abbia solo fatto una foto con lui e che fosse emozionata. Del resto anche i Beatles si sono emozionati quando sono andati a trovarlo a Los Angeles».

Ci racconta come è nata la canzone Una lacrima sul viso?
«In cucina, mentre mia madre cucinava patate bollite. In realtà io volevo cantare nel bagno perché c’erano le maioliche e la voce rimbomba meglio, ma mia sorella si era chiusa dentro. Mi è venuta la melodia in tre minuti mentre se penso a oggi…»

Bobby Solo si racconta: “Gli artisti moderni costruiscono una canzone in quattro mesi, noi invece…”

Oggi?
«Gli artisti moderni costruiscono una canzone in quattro mesi, un “progetto” come lo chiamano loro. Invece la mia generazione, Modugno, Endrigo, Paoli… noi andavamo di getto».

A proposito dei cantanti di oggi: lei all’inizio aveva la fama di litigioso e ha avuto problemi con la Rai. Ora – come Morgan e Bugo – piace che si litighi in tv.
«Avevano vietato alle compagne degli artisti di andare alle prove e io mi sono ribellato. E così mi hanno sospeso per due anni dalla tv e dalla radio. Ora sono gradite le parolacce, le litigate… Se io andassi in tv dicendo: “Amo i cocker”, mi direbbero “Sei un razzista perché non ami i barboncini e i dobermann”. Ogni frase è sfruttata per creare polemica».

Parliamo del suo libro in uscita. L’obiettivo?
«Io non ho mai avuto obiettivi nella mia vita, non ho mai usato la logica, crea un ammuffimento della creatività. Ecco, avendo 75 anni il 18 marzo e avendo un bambino di sette anni, più altri quattro figli e otto nipoti mi faceva piacere raccontare loro la mia vita e in un altro modo ci avrei perso parecchio tempo. E poi mi fa piacere che il mio pubblico conosca i miei alti e bassi, cadute e risalite».

Mi faccia degli esempi.
«Avere avuto 830 mila visualizzazioni su YouTube mentre cantavo con Alketa Vejsiu a Sanremo. Una delusione è stata di non aver avuto coraggio nel ‘65. Sono arrivato in America e lì c’era Gianni Scarcella, uno potente che aveva già aiutato Modugno a vendere 13 milioni di copie di Volare. Mi portò dal direttore generale della William Morris, la più grande agenzia di spettacolo. Io ero talmente timido che, quando mi chiese di suonare, scappai dal ventunesimo piano, correndo giù dalle uscite esterne mentre Scarcella urlava“Ma che fai?”».

Mi viene in mente quello che disse Claudio Villa di lei…
«“’A Bobby Solo, se nascevi in America diventavi qualcuno”. E non ho mai capito che cosa intendesse dire esattamente, forse che non ero nessuno oppure che avrei potuto essere una star»

Bobby Solo si racconta: “Pesi? Faccio anche i cinque riti tibetani e il Chi Kung”

Come Elvis.
«Non sono neanche un pelo dell’orecchio di Elvis».

A proposito di Modugno, è vero che eravate rivali?
«Dicevano questo anche di Little Tony, la realtà è che i giornali amavano il detto di un certo Cesare: “Divide et impera”».

E Morandi, invece? È un po’ geloso del “morandismo”? Lui è arrivato perfino agli Oscar.
«Sono amico di Morandi dal ’66 quando aveva una Giulia Super e facevamo delle curve in velocità. Era bravissimo alla guida. Io gli voglio un sacco bene, è uno che ha sempre trattato bene spirito e corpo. Io, invece, come scrivo nella mia biografia, non ho fumato solo le sigarette normali».

Il suo nome d’arte nacque da un errore di una segretaria. A conti fatti le avete dato un premio?
«(Ride) Si chiamava Stelvia Ciani. Era una biondina che aveva fatto un disco per la Ricordi che non aveva venduto e loro per non mandarla via l’avevano impiegata come segretaria. Per me potevano anche chiamarmi Bobby camaleonte…».

Usa tuttora i pesi per il fisico?
«Faccio anche i cinque riti tibetani e il Chi Kung (i primi nascono dallo yoga; il secondo è un’antica pratica cinese, ndr)».

Ah, e ha cercato di fare proseliti?
«Li ho consigliati a Red Ronnie. Non credo che mi abbia ascoltato. Anzi mi ha detto: “Sei fuori”. Io ho risposto: “È meglio stare fuori o dentro?».

Mi tolga una curiosità: ma ad Aviano, dove vive, non si annoia?
«Dopo 28 tournée in Canada e in America, 12 nell’America del Sud, 6 in Australia, 7 in Giappone, circa 4 mila viaggi in Europa, una settantina di concerti attuali, francamente se sto in un paese dove alle 9 di sera non gira un’anima… no, non lo trovo noioso».

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