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Spettacolo

Coronavirus, Chiambretti: “È maledetto e io lo so bene. Ripartenza? Da ristoratore ho una certezza”

Coronavirus, Chiambretti parla dopo l’esperienza che lo ha visto ammalarsi e perdere anche la mamma, a ‘Il Corriere della Sera’

Coronavirus, Chiambretti: “È maledetto e io lo so bene. Ripartenza? Da ristoratore ho una certezza”. Il conduttore parla dopo l’esperienza che lo ha visto ammalarsi e perdere anche la mamma, in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Chiambretti, da lunedì lei e i suoi soci ripartite. Cinque locali, cinque riaperture. Una al giorno…
«I nostri ristoranti sono molti diversi tra loro. Così i nostri clienti possono goderseli tutti, senza perdere nessuna delle nostre inaugurazioni».

Avrete il 40 per cento di tavoli in meno, come farete?
«Non lo so e non si può calcolare la perdita oggi. Potremmo capire fra un paio di mesi, quando ci saremo abituati ai locali in questa nuova dimensione. Stando aperti però almeno possiamo provare a sopravvivere, altrimenti è impossibile. Noi poi siamo fortunati, abbiamo grandi spazi, interni ed esterni».

Le misure messe in campo dal governo per far ripartire le imprese bastano?
«Da ristoratore direi che è un brodino caldo, magari di carne, ma pur sempre un brodino. In più, il brodino è buono se caldo. E se arriva fra sei mesi sarà ghiacciato».

Le persone sono pronte a mangiare di nuovo fuori casa?
«Voglio essere realistico. E parlo da cliente, più che da imprenditore. Penso che io so di avere voglia di tornare “all’antico”. Voglio vedere i miei amici, rimangiare le cose che amo. Certo, un pochino di timore tra mascherine, distanze o plexiglass ce l’ho. In questi giorni ho preso qualche caffè: aspettando il mio turno, telefonando prima, per prenotare. E bevendo nel bicchierino di carta. All’inizio era strano, ma al terzo caffè mi è sembrato tutto normale. Penso che sarà questo l’approccio anche per pranzi e cene. Una partenza lenta, ma con la voglia di rinascita che porterà il pubblico a frequentare di nuovo i locali della città. Per tornare a respirare quell’aria che sembrava banale e che oggi invece è tanto preziosa».

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei.
«Potrebbe essere un’indagine Istat fra qualche settimana; io credo che restituirebbe lo stesso trend di “prima del covid”. La gente vorrà rimangiare quello che amava. Torneremo negli stessi locali, per gustare i piatti che ci piacciono».

Perché un uomo di spettacolo diventa socio di cinque ristoranti?
«Io non so cucinare e così so di trovare sempre un rifugio pronto a sfamarmi e piatti semplici che mi fanno sentire come se fossi a casa».

Qual è il suo preferito?
«I Birilli, perché è fuori dalla movida e posso mangiare nel silenzio del suo grande giardino».

E il suo piatto preferito?
«Oscar Wilde diceva: ho dei gusti semplicissimi. Mi accontento del meglio».

Perciò?
«Seguo la classica dieta insana. Sono un pastaiolo e salto dal primo al dolce dimenticandomi dell’esistenza dei secondi».

Eppure…
«Eppure la mia prima sera al ristorante prenderò una bella pizza margherita. Mi manca il profumo del basilico».

L’ha mai preparata lei una pizza?
«No, ma ho assistito allo spettacolo. Ogni pizzaiolo ha il suo segreto di Fatima e, avendo sbirciato spesso, mi sento un esperto in terza persona e per luce riflessa. Anzi, per forno riflesso, da cui nasce l’opera surrealista per eccellenza: la pizza».

E un pizza in viso, invece, l’ha mai presa?
«Nemmeno, ma ho rischiato. Per anni sono stato un provocatore, specie in tv. Ma sono anche un equilibrista e mi sono sempre saputo fermare un attimo prima. E la capacità di capire fin dove arrivare è la cosa più difficile del mio mestiere di “artista”».

[…] Il suo messaggio per il settore ristorazione?
«Coraggio. Il danno economico è vasto ma ha investito tutti i settori. Ciascuno per sé lo ha vissuto in modo catastrofico. Ma le vittime vere, sono quelle che sono morte durante il periodo di picco del covid-19. Esserci fermati due mesi è tremendo, e le restrizioni derivanti dal virus saranno dure da reggere. Ma fino al vaccino non possiamo comportarci come prima del coronavirus. Perché questo è un virus maledetto. E io lo so. Non abbassiamo la guardia. Riapriamo, ma usiamo tutte le cautele e lavoriamo in sicurezza».

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