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Spettacolo

Isabella Ferrari: “Ho sempre voluto fuggire da mia madre. Rivedendomi nei film, mi arrabbio”

Isabella Ferrari si racconta, a ‘Io Donna’

Isabella Ferrari: “Ho sempre voluto fuggire da mia madre. Rivedendomi nei film, mi arrabbio”. L’attrice ripercorre alcune tappe della sua vita privata e professionale in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘Io Donna’.

Nel 1983 lei aveva 19 anni. Sapore di mare è stato il film del destino, ma ancora prima è stata la sua bellezza a determinarlo. La bellezza è un destino? 
“Ci sono molte cose in questa domanda. C’è prima di tutto il mio rapporto con mia madre che è stato sempre molto ambivalente e credo che per me sia arrivato il momento di parlarne perché l’ho persa due mesi fa. Ho sempre voluto fuggire da lei, una madre che voleva forgiare il percorso di sua figlia. Avevo bisogno di trovare la mia identità mentre lei aveva messo dentro di me, fin da bambina, il suo sogno irrealizzato. Era lei a voler essere famosa, era lei che avrebbe voluto diventare un’attrice. Ed è stata una cosa forte, ragazzina, trovarmi nei primi concorsi di bellezza dove mi portava (a 15 anni vinse il titolo di Miss Teenager a Piacenza), sapevo che ero lì per lei, in vece sua”. 

Parla di ambivalenza perché si trattò di una imposizione, ma lungimirante?
“Parlo di mia madre con tutto il rispetto possibile, perché lei ha saputo leggere dentro di me fino alla fine. Fino a due mesi fa è sempre stata presente, ha sempre seguito la mia carriera, le interviste, i film… A causa sua, o grazie a lei, ho forzatamente trovato la mia identità, la mia strada: il suo desiderio mi ha guidata. Oggi posso dire che ha vinto lei, ho realizzato il suo sogno, immaginando qualcosa di me che io non sarei mai riuscita a immaginare. È un talento enorme questo delle madri. Se penso alla madre che sono io… Molto diversa, più morbida. Del resto i figli sono il contrario dei genitori. Ai miei io non impongo niente, lascio tutto aperto: “Fate quello che volete, potete essere ciò che desiderate”. A me è stato imposto: c’era questa ragazza in famiglia su cui bisognava puntare… Mia madre era ambiziosa, io non lo sono nei confronti dei miei figli, l’unico desidero che ho è che siano consapevoli”.

Isabella Ferrari: “Mia madre? A causa sua, o grazie a lei, ho forzatamente trovato la mia identità”

Arrivò a Roma nemmeno maggiorenne, accompagnata da uno zio camionista, con in tasca i soldi della prima comunione. Una vita che per certi versi sembra un film. Alla fine non è chi se ne va ad avere le cose più interessanti da raccontare?
“Avrei voglia di scrivere di me, ma questo momento storico non è proficuo. Oggi è tutto-niente, questi ultimi due mesi ci hanno tolto la percezione di quello che siamo e forse anche di quello che eravamo. Scopriamo di vivere in un mondo così fragile eppure così resistente al dolore. Alla fine restano solo le cose pratiche, l’igiene, cucinare per tutti, stare insieme, trovare un altro rapporto col tempo, una grazia dei rapporti in famiglia. A cinquantacinque anni pensavo di essere una donna matura con delle certezze, un pensiero su di me e almeno un paio di cose da insegnare ai miei figli. Oggi, dopo aver tanto tenuto duro, sono loro, i miei figli, che mi dicono come fare… E mi rattrista che la primavera dei 18 anni di Giovanni non tornerà più”. 

Un’altra transizione. 
“Mi sono abituata presto a varcare i confini, senza mai averne consapevolezza. Come quando dal cinema commerciale sono passata al cinema d’autore. La mia fortuna è che non sono pigra. Fare cose oggi che forse non potresti più fare domani mi ha portato, senza yoga e senza meditazione, ma forte solo del pragmatismo della campagnola, a mangiare quello che coglievo. E credo di aver fatto scelte giuste, pur senza grandi riflessioni a tavolino. Quando ero sulla cresta dell’onda per Distretto di polizia, con contratti ottimi sul tavolo per interpretare, volendo, altri commissari per il resto della vita, ho preferito allattare mio figlio”.

Isabella Ferrari: “A volte rivedendomi nei film, mi arrabbio con me stessa”

Barbara Alberti parlò di “erotismo della malinconia” a proposito della sua sensualità. Lei ha dimostrato di avere grande consapevolezza del suo corpo, fuori e sulla scena. Ma la malinconia c’è davvero? 
“A volte rivedendomi nei film, mi arrabbio con me stessa perché solo allora vedo un’ombra nei miei occhi, che non sapevo di avere. Credo sia quella stessa ombra che intuisco nello sguardo degli altri su di me, ma le assicuro che non sono così malinconica come sembro. Mentre sono totalmente consapevole di aver usato la mia sensualità nella vita. Non mi sono tirata indietro nell’accettare ruoli come quello di Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek o di Caos calmo. Mi sono lasciata usare bene dai registi che ho conosciuto, non mi sono mai messa a riscrivere le scene. Come, prima, mi ero lasciata usare bene da mia madre”. 

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