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Coronavirus, Sud meno colpito per maggior rispetto del lockdown ma più impoverito: lo studio

Coronavirus, Sud meno colpito per maggior rispetto del lockdown ma più impoverito dagli effetti della pandemia: lo studio pubblicato su Pnas

Coronavirus, Sud meno colpito per maggior rispetto del lockdown ma più impoverito: lo studio. Il meridione d’Italia è, di fatto, una delle aree meno contagiate d’Europa, stando ai numeri sulla pandemia. Una condizione che ha spinto alcuni scienziati ad andare oltre i luoghi comuni che abbiamo ascoltato nelle prime settimane e capire a fondo cosa può esserci dietro questa condizione. Gli esperti hanno quindi preso in esame i dati sugli spostamenti durante la quarantena registrati dai vari social network, in particolare Facebook.

Dall’analisi è emersa una verità che però è un’arma a doppio taglio: al Sud le persone si sono mosse di meno durante il lockdown, limitando quindi il contagio, ma questa situazione ha accentuato il problema economico. In pratica Il lockdown ha immobilizzato le aree meno colpite (il Sud e le Isole) molto più dell’epicentro nazionale della pandemia (Lombardia e Veneto). Ma, in parallelo, ha finito pure per intaccare i redditi più bassi che in Italia si concentrano maggiormente al Sud.

Sono due fra i risultati più significativi dello studio «Conseguenze economiche e sociali del lockdown per Covid-19», pubblicato da ‘Il Corriere della Sera’ e dalla rivista Proceedings of the national academy of sciences (Pnas). Gli autori sono un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano coordinato dal professor Fabio Pammolli, con la collaborazione dei team di Walter Quattrociocchi (Università di Venezia) e Antonio Scala (Cnr). E con il supporto di Francesco Porcelli, esperto di economia degli enti locali dell’Università di Bari (qui il materiale supplementare).

Coronavirus, Sud meno colpito per maggior contrazione di mobilità

Sotto la lente di ingrandimento sono finiti i dati, anonimi, sugli spostamenti di oltre 3 milioni di italiani tracciati da Facebook nel periodo a cavallo dello stop agli spostamenti (il 9 marzo). Queste informazioni fornite dal social network sono state poi «validate» confrontandole con il database sullo stesso argomento dell’Istat.

«Il Sud è la zona che in termini relativi ha avuto la contrazione di mobilità più forte durante il lockdown», sintetizza a CorSera Fabio Pammolli, che è anche condirettore — assieme a Giovanni Azzone — dell’unità di ricerca Impact presso il Politecnico di Milano.

Gli esperti hanno notato una riduzione degli spostamenti degli individui del 70%, con differenze territoriali. «In Lombardia e Veneto la diminuzione è stata tra il 5% e il 15% più bassa della media nazionale», calcola Pammolli. «Al contrario, è nelle aree pressoché indenni dal virus, come Abruzzo e Calabria, che la contrazione è stata più alta, tra il 16 e il 20%».

Tra i comuni si vede un’immobilità più marcata al Sud, lungo la costa tirrenica e in Piemonte, anziché in Veneto e in Lombardia, «dove le attività economiche e la mobilità sono state più resilienti», sottolinea il docente ai microfoni di CorSera. In base alle caratteristiche economiche e sociali territoriali, è emerso che le località più colpite dal lockdown sono anche quelle in cui i redditi sono più bassi (meno di 18.175 euro) e la disuguaglianza è più alta.

Coronavirus, Sud meno colpito ma più impoverito

Il dato significativo, in sostanza, registra al Sud una riduzione degli spostamenti del 10% maggiore rispetto alla media nazionale. Tra i comuni in cui la contrazione della mobilità è stata più intensa vi sono quelli lungo la costa e le aree montane interne, per un totale di circa 1.500 municipi in cui risiedono circa 9 milioni di abitanti.

L’analisi, ammette lo stesso Pammolli, invece che offrire soluzioni forse pone ulteriori interrogativi. E alcune avvertenze. «C’è, per esempio, il rischio di un effetto segregazione territoriale non soltanto tra il Nord e il Sud Italia, ma anche tra Est e Ovest del Settentrione», conclude il docente. «Ma c’è anche il timore di assistere a un problema di liquidità per le fasce di reddito più deboli».

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