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Katiuscia: “Io la Ferragni degli anni ’70. Droghe? Sono stata eroinomane per anni. Sulla trasgressione…”

Katiuscia come Chiara Ferragni, l’ex modella si racconta a ‘Libero quotidiano’

Katiuscia: “Io la Ferragni degli anni ’70. Droghe? Sono stata eroinomane per anni. Sulla trasgressione…”. L’ex modella e ragazzina dei fotoromanzi, molti nota negli anni ’70 e ’80 racconta la sua vita spericolata, ai microfoni di ‘Libero quotidiano’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Cosa ricorda degli anni dei fotoromanzi che l’ hanno lanciata?
«Un periodo intenso, bellissimo. Eravamo una bella squadra, sempre le stesse persone, una famiglia. È stato un grandissimo successo inaspettato».

Nella sua biografia parlava di guadagni pazzeschi: 250milioni di vecchie lire all’ anno, 20 milioni che spendeva ogni mese. Conferma?
«Guadagnavo veramente un sacco di soldi. Eravamo, in fin dei conti, i personaggi famosi pop. Prendevamo tanto e facevamo guadagnare tanto».

Era un po’ la Chiara Ferragni dell’ epoca?
«In effetti… C’ero solo io famosa, avevo 15 anni. Le ragazzine si rifacevano al mio modo di essere. Non ero la più bella, ero trasgressiva ma non ero bambocciona».

La trasgressione è andata oltre: è stata drogata ed eroinomane parecchi anni.
«Ne ho parlato nel libro che ho scritto per i giovani e per i genitori. Si finisce all’ inferno ma da tutto si può uscire. Il successo è una doppia arma, non si deve rincorrere per forza».

Ma lei perché si drogava?
«Sono stata sempre molto curiosa e spregiudicata. Le due cose insieme sono una bomba a mano. Ho sperimentato tanto. Poi sono arrivata a un bivio: o andavo in India a finire la mia vita drogandomi o smettevo completamente. Ho scelto la seconda, anche perché avevo una motivazione fortissima: mio figlio, che all’ epoca aveva sei anni. Non era scontato. Forse bisogna sempre toccare il fondo per risalire. Ah, poi c’ è il buddismo, che mi dà un forte equilibrio».

Quanto tempo è stata in comunità?
«Sono andata in Sicilia nella struttura messa su da Mauro Rostagno. Ci sono stata tre anni e mezzo come malata, poi ho deciso di rimanere. Mi hanno affidato la comunità, ho fatto un percorso di due anni come responsabile e il cerchio si è chiuso. Era il 1989».

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