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Spettacolo

Luciana Littizzetto: “Mio lavoro è diventato faticoso. Vi svelo come si fa a far ridere…”

Luciana Littizzetto sul lavoro, la comicità e non solo, l’intervista a Vanity Fair

Luciana Littizzetto: “Mio lavoro è diventato faticoso. Vi svelo come si fa a far ridere…”. La comica racconta alcuni retroscena sulle sue gag in una intervista rilasciata ai microfoni della rivista Vanity Fair. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] le viene più facile infierire sugli uomini?
«Sono sempre stati un bersaglio semplice e consenziente: a loro piace farsi mettere in mezzo dalle donne. Ora io sono sola da un po’, ma vivere con un uomo è, giorno dopo giorno, una fonte inesauribile di gag».

Le donne non sono ridicole?
«Sì, ma io tendo a non fare ironia sulle donne: sono meno critica e mi viene istintivo difenderle. Mi pare che un po’ di protezione ce lo meritiamo. Allo stesso modo non mi viene da fare ironia su me stessa: le battute sull’essere racchia mi sembrano una forma di umorismo ormai sorpassata dalla giustissima idea che è sano valorizzare la normalità».

Anche l’ironia sui maschi è cambiata?
«La mia sì perché mi sembrano diventati, nel tempo, molto più fragili. E non mi piace mai accanirmi quando vedo una debolezza. Mi capita anche coi personaggi famosi: quando tutti danno addosso a qualcuno, io mi dispiaccio tantissimo, comincia a farmi pena e smetto di parlarne»

Luciana Littizzetto: “Mio lavoro è diventato faticoso”

Se qualcuno viene a lamentarsi, lei cosa fa?
«Di solito poi va anche peggio: non ho mai smesso di prendere in giro qualcuno perché me lo ha chiesto. Lo faccio solo nel caso della pena di cui sopra oppure quando è stato già detto tutto. Un tempo, nella comicità, esistevano i tormentoni; ora che la gente ha una soglia di attenzione di pochi secondi (me compresa: quei vocali onanistici di 3, 4 minuti li cancello senza nemmeno ascoltarli) e tutto quello che viene detto una volta, è bruciato. Il mio è diventato un lavoro faticosissimo».

Anche per colpa dei social, immagino. Che sono pieni di battutisti formidabili.
«Ci sono tantissime persone spiritose e divertenti. Io credo che sia inutile mettersi in quello stesso campionato, quello della battuta fulminante, ma valga la pena recuperare una comicità più lenta, forse prolissa, che assomiglia a uno scavo. Come per cercare il petrolio, per così dire. Anche se ultimamente non vale una mazza».

Come si fa a far ridere?
«Io leggo molto, di tutto. Poi ascolto le persone, sia che parlino con me sia che lo facciano con qualcun altro. Sì, insomma: origlio. Poi funziona un po’ come con il Bimby: metti dentro, accendi, imposti la temperatura a Varoma e bruuum, fa tutto da solo. Ma alcuni discorsi non c’è nemmeno bisogno di cucinarli: sono già pronti da soli. Soprattutto certi discorsi femminili. Gli uomini quando parlano tra loro seguono una sorta di traiettoria piana, le donne aprono parentesi, fanno salti solo apparentemente illogici, si intendono senza bisogno di spiegare. Pare sia una questione di corpo calloso, quella materia che, nel nostro cervello, unisce l’emisfero destro con il sinistro. Le donne ce l’hanno grande, i maschi piccolo. Anche il corpo calloso».

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