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Finestra sulla scuola

Finestra sulla scuola – Progetto sicurezza stradale: la sensibilizzazione comincia tra i banchi

Progetto sicurezza stradale per la nostra rubrica Finestra sulla scuola

“Stattaccort”, stai attento per chi non fosse napoletano, è la frase che nella vita ho sentito più spesso, soprattutto da mio padre. Questa espressione racchiude tutte le raccomandazioni possibili: stai attenta quando esci con il motorino, con l’auto, con gli amici, quando vai a ballare la sera o agli incontri sbagliati, mentre attraversi la strada. Oppure così, ripetuto a prescindere da quello che ti appresti a fare, a metà tra una benedizione ed un ammonimento. Eppure non mi ha mai infastidito, al contrario delle mille frasi che i genitori ti propinano nel tentativo di proteggerti.

In essa c’è l’auspicio che mai nulla di negativo possa accaderti, c’è l’istinto di tutelarti o preservarti ad oltranza dai pericoli esterni. Sarà forse questo il motivo per cui l’hashtag legato ad un progetto sulla sicurezza stradale, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, ha dal primo istante attirato la mia attenzione, riportando alla memoria i ricordi. Subito dopo, però, c’è un titolo: ‘Premio Sicurezza stradale Luigi Cerrito’. Un nome come tanti. Ma dietro questo nome c’è un giovane uomo napoletano al quale è stata stroncata la vita, in un pomeriggio qualsiasi.

Luigi, Gigi per amici e familiari, è morto in un incidente stradale il 28 settembre del 2016. Viaggiava con la moglie, quando l’auto che li precede nella corsi dell’autostrada esegue un’improvvisa inversione di marcia. Lo schianto è inevitabile e le conseguenze dell’impatto, fatali. L’ACI-ISTAT stima che nel 2016 si sono verificati sulle strade italiane 175.000 incidenti, che hanno causato circa 3.300 vittime. In questo lungo e triste elenco c’è anche lui ed è da qui che voglio iniziare.

Non dalla cronaca di una tragedia, ma da quello che ne è scaturito: la Fondazione di un’Associazione Onlus voluta dalla sua famiglia, con la realizzazione di un Premio destinato ai giovani, in particolare agli studenti. Le regole sui comportamenti corretti da tenere, vanno insegnati fin dalla scuola primaria, perché non è mai troppo presto per conoscere le conseguenze del mancato rispetto di esse.

Il progetto, patrocinato dal Comune di Napoli e dall’Aci, è stato fortemente voluto da Rosanna e Mariagrazia, sorelle di Gigi, ed ha visto l’adesione di molte scuole del territorio, inoltre è stato inserito tra le iniziative di sensibilizzazione in materia di sicurezza stradale, sulla piattaforma del MIUR. Un percorso ad ostacoli, con un iter burocratico complesso, ma portato avanti con determinazione dalla famiglia. La creazione di una pagina Facebook, ha avvicinato ai giovani la diffusione del messaggio che il progetto si propone di diffondere.

Il 5 aprile, nell’Auditorium dell’ITI Galileo Ferraris di Napoli, scuola d’eccellenza di Scampia, in un clima di grande commozione, c’è stata la premiazione delle scuole vincitrici selezionate tra oltre venti scuole della città: primo, secondo, terzo classificato, premi individuali o per le classi vincitrici da utilizzare per l’acquisto di libri o materiale informatico.

Devo aggiungere, con un pizzico d’orgoglio, che gli alunni delle classi quinte, una delle quali è la mia, dell’istituto comprensivo 58 Kennedy, di Scampia, hanno ottenuto il primo premio nella categoria scuola primaria, con un video spot con la seguente motivazione: “lancia un messaggio chiaro sull’importanza di usare il casco”.

Il nostro hashtag è stato #machetemisencapa (ma che ti sei messo in testa) tanto per essere più espliciti. Inutile girare attorno al problema dell’uso del casco, spesso non utilizzato da ragazzi o dagli adulti con la scusa del “tanto devo andare un attimo qui vicino”. O delle volte che dimentichiamo di allacciare la cintura di sicurezza, o usare l’auricolare del cellulare.

La tragedia che ha colpito la famiglia Cerrito dimostra che ognuno può trovarsi coinvolto in un incidente a causa di una manovra azzardata o da un attimo di distrazione. La vita è un bene troppo prezioso per metterla a rischio. L’atmosfera della manifestazione è allegra e festosa, nonostante tutto. Ci sono tanti studenti che applaudono, ballano e fanno il tifo per questa o quell’altra proiezione. La Commissione giudicante ha emesso il suo giudizio, i premi sono stati assegnati, le targhe consegnate.

Quel che resta è il ricordo di Luigi, del quale volutamente parlo al presente, perché la sua voce continua ad essere ascoltata e diffusa nelle scuole attraverso la testimonianza delle sue sorelle e del loro impegno nell’attuare iniziative sul tema delle regole stradali. La loro battaglia accanto ad altre vittime, ha fatto sì che finalmente la legge definisca questi comportamenti, omicidi stradali.

E se solo un bambino, il mio Luigi, metterà il casco oppure obbligherà il fratello a non usare il cellulare, per non mettere a rischio la sua vita, allora forse in me nasce la speranza che un seme sia stato gettato e che una generazione di giovani consapevoli e responsabili sia più di un sogno irrealizzabile.

In memoria di Luigi Cerrito, padre, marito, fratello, figlio esemplare.

Silvia Selo

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