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Russia, Koku ha 129 anni ed ha visto tre guerre e due deportazioni: “La mia lunga vita è una punizione di Dio”

Koku Istambulova è la donna più vecchia del mondo e vive in Cecenia

La donna più vecchia del mondo, come affermato dal governo russo, proviene dalla Cecenia e avrebbe ben 129 anni. Koku Istambulova, dichiara di essere nata il 1 giugno 1889. Perché la longeva vecchietta russa ha perso tutti i documenti durante la seconda guerra cecena combattuta tra il 1999 e il 2009.

L’asserzione proviene dalla Cassa Pensione della Federazione Russa e si basa sui dati riportati sul passaporto della donna: la data di nascita impressa risulta essere l’1 giugno 1889. Koku e la sua famiglia furono deportati insieme a tutta la popolazione cecena in Kazakistan e in Siberia da Stalin, che li accusò di collaborazione nazista.

La donna, che proviene da un villaggio della Cecenia, afferma che il mese prossimo compirà 129 anni e in un’intervista ha aggiunto: “Era la volontà di Dio, non ho fatto nulla per farlo accadere. Vedo persone che praticano sport, mangiano qualcosa di speciale, si tengono in forma, ma non ho idea di come ho vissuto fino ad ora.” Poi ha proseguito raccontando di non essere mai stata felice: “Non ho avuto un solo giorno felice nella mia vita. Ho sempre lavorato sodo, scavando nel giardino. Sono stanca. La lunga vita non è affatto un dono di Dio per me, ma una punizione”.

La donna ricorda bene le varie guerre e vicende storiche che hanno segnato la sua vita “Sono sopravvissuta attraverso la guerra civile (dopo la Rivoluzione bolscevica), la Seconda Guerra Mondiale, la deportazione della nostra nazione nel 1944 e due guerre cecene. E ora sono sicura che la mia vita non è stata felice. Ricordo i carri armati con i tedeschi che passavano da casa nostra. Fu spaventoso. Ma ho cercato di non mostrarlo, ci siamo nascosti in casa”. Koku ricorda quando lei e la sua famiglia furono deportate, insieme a migliaia di ceceni, in Kazakistan e poi in Siberia con l’accusa di collaborazione nazista. “In Kazakistan stavamo molto male” – racconta – “I kazaki ci odiavano e io per scacciare i pensieri lavoravo nel mio orto”.

 

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