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Libia nel caos, a rischio lʼaccordo sui migranti con lʼItalia

Libia nel caos, Salvini attacca Macron

La Libia è nel caos, i ribelli avanzano, si combatte a 6 chilometri da Tripoli. Detenuti in fuga dalle carceri, molti dei quali considerati terroristi. Il clima tesissimo mette a rischio l’accordo stipulato con l’Italia sui migranti. Il conflitto in corso ha fatto saltare i presìdi che consentivano il pattugliamento dei flussi migratori. La messa in discussione dell’intesa con Tripoli, siglata dal governo Gentiloni e confermata dall’esecutivo Conte con l’invio di motovedette destinate alla guardia costiera locale, potrebbe portare a un aumento degli sbarchi nel nostro Paese.

I timori dell’Italia non rigurdano solamente i flussi migratori ma anche quell’accordo che ha portato la guardia costiera libica a intervenire bloccando i barconi in una zona Sar riconosciuta anche dall’Onu. A causa del caos nel Paese sarà ora impossibile che, con le milizie già a Tripoli, chi fugga possa essere riportato indietro.

Salvini attacca la Francia per la situazione nel Paese: ‘La Libia non è più un porto sicuro? Chiedete a parigi’, dice il vicepremier. Gli italiani a Tripoli per ora non si sentono in pericolo, ma c’è il rischio escalation.

“Escludo interventi militari che non risolvono nulla. E questo dovrebbero capirlo anche altri”, ha detto il vicepresidente e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, lasciando Palazzo Chigi. “L’Italia – ha aggiunto – deve essere la protagonista della pacificazione in Libia. Le incursioni di altri che hanno altri interessi non devono prevalere sul bene comune che è la pace”. “Sono preoccupato. Penso che dietro ci sia qualcuno. Qualcuno – ha aggiunto – che ha fatto una guerra che non si doveva fare, che convoca elezioni senza sentire gli alleati e le fazioni locali, qualcuno che è andato a fare forzature, a esportare la democrazia, cose che non funzionano mai. Spero – ha concluso – che il cessate il fuoco arrivi subito”. “Sono in contatto diretto con i nostri uomini – aveva detto Salvini ai microfoni di Radio 24 -: militari, diplomatici, addetti dell’Eni che in Libia vivono rischi portati da un intervento militare senza senso”. 

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