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Spettacolo

Donatella Rettore: “Attacco a Orietta Berti? Odio un aspetto di certe canzoni, ma abbiamo già fatto pace. Perché ho anticipato il Trap”

Donatella Rettore ha rilasciato una intervista ai microfoni di Antonio Lodetti per “Il Giornale”:

Durante la prima puntata di ‘Ora o mai più’, ha attaccato Orietta Berti e Barbara Cola, che eseguivano Quando l’amore diventa poesia, con un lapidario: «Questo brano rappresenta tutto ciò che odio della musica italiana». Un attacco alla Berti e alla canzone melodica?
«Ma no, io amo Orietta, che canta canzoni divertenti con una voce ineccepibile. Il fatto è che odio quella canzone e non potevo stare zitta, non dire che è un brano dal testo assurdo. È una canzone melodrammatica e io odio il melodramma».
Pace fatta con Orietta Berti?
«Ma certo, sono anche convinta che se cantasse Splendido splendente la farebbe benissimo».
Come si trova nel ruolo di giudice?
«Mi trovo benissimo, ovviamente io sono un po’ la teenager del gruppo, ma con i miei zietti va tutto bene».
Il kobra, un pezzo che ha fatto sensazione.
«L’ho scritto per prendere in giro un certo maschilismo imperante. Volevo che facesse discutere, non mi aspettavo tutto quel successo, e poi mi sono divertita un sacco».
È diventato un classico.
«Certo, se pensiamo che l’hanno eseguito anche personaggi lontani anni luce da me come Il Quartetto Cetra, che mi ha fatto morire dal ridere con una versione ricca di ironia, e persino Carla Boni, con un grande senso dell’humour che oggi non si trova più».
E poi il suo primo gruppo si chiamava Cobra…
«Sì, ma Cobra con la c, e non ho assolutamente pensato a quello quando ho scritto la canzone. Quello faceva parte della mia adolescenza, dei tempi della scuola».
Comunque lei è sempre trasgressiva.
«Io sono così come sono, non sono trasgressiva e non ho costruito un personaggio. Il personaggio l’hanno inventato i media. Anzi, con quello che c’è in giro oggi nello show business io sono una educanda».
Ovvero?
«Basta accendere la tv, litigi, piazzate, scene madri. Io non mi ci riconosco. E poi non guardo assolutamente le trasmissioni di cucina, anche se sono stata una delle prime ospiti de La prova del cuoco, ma ho fatto solo disastri».
Come si definisce?
«Sto dalla parte delle donne, difendiamo le femmine. Odio appunto i versi di canzoni che dicono: Per me è giusto tutto quello che fai come Quando l’amore diventa poesia…Ci sono tante cose che non sono giuste per le donne, che sono sempre due o tre passi dietro all’uomo. Bisogna reagire; se qualcuno ti picchia devi denunciarlo, non subire passivamente».
Tornerebbe a Sanremo?
«Sanremo è la migliore manifestazione canora, anche perché è rimasta l’unica. Una volta c’era anche la Gondola d’oro a Venezia, ricca di nomi famosi e cantanti internazionali. Io ho partecipato al Festival due volte da voce nuova e due volte da big. A Sanremo di Claudio Baglioni ho dato 8 e mezzo, ma penso che sarebbe meglio spalmarlo su tre serate, come un tempo, accorciarlo un po’».
Lei è sempre rock.
«Tutta la vita rock, anche se il rock non sta attraversando un periodo di fulgore. Mi sono formata guardando Annie Lennox negli Eurythmics e i Pretenders; quando li ho visti dal vivo a Londra sono impazzita. Ma io ho anticipato il trap con brani come Callo e con una nuova versione di Lamette rappata».
E in Italia chi l’ha influenzata di più?
«All’inizio, quando partecipai ad un concorso per voci nuove, Lucio Dalla mi prese sotto la sua ala protettrice e mi insegnò molti segreti. Gino Paoli ha scritto delle canzoni per me, e mi diceva di cantare piano perché odiava le urlatrici. Poi sono cresciuta ascoltando Caterina Caselli, scatenata in versione casco d’oro: fantastica».
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