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Beppe Fiorello: “Il mondo sulle spalle è la storia di un eroe che non sa di esserlo. Il caso Riace? Se fossi Salvini…”

Beppe Fiorello in un’intervista a Vanity Fair

Beppe Fiorello, e poco prima della messa in onda del suo ultimo film, ‘Il mondo sulle spalle’ il 19 febbraio su Raiuno, ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair, questa settimana in edicola. L’attore porta in tv la storia di Enzo Muscia, l’uomo che nel 2012 rilevò l’azienda che lo aveva licenziato salvandola dal fallimento e ridando lavoro a 35 colleghi che, come lui, avevano perso il posto.

I film diretto da Nicola Campiotti racconta una storia realmente accaduta, “Enzo Muscia è un eroe che non sa di esserlo. E un pragmatico consapevole: secondo lui il lavoro va inseguito, non aspettato” racconta Beppe Fiorello.

L’attore che sta per compiere 50 anni, fa un bilancio della sua vita, “Crescendo ho perso due cose. La prima è la paura, che da giovane mi ha sbarrato tante strade. Oddio, mi ha messo anche al riparo dalle tentazioni: il solo pensiero di provocare una delusione ai miei genitori mi mandava in ansia. Invecchiando, però, vorrei essere più trasgressivo. A 70 anni proverò tutto, droghe incluse. Che senso ha presentarsi al creatore puro e immacolato?” La seconda perdita è “Un Un po’ di leggerezza. Ho conquistato mia moglie facendola ridere con l’imitazione del tipico tamarro: braccio fuori dal finestrino, musica a palla, slang coatto. Ora dice che ero più simpatico allora”. 

Beppe Fiorello ha pronto anche un altro film, ‘Tutto il mondo è paese’, che attende solo la messa in onda. La storia di Domenico Lucano, detto Mimmo, sindaco di Riace, “Aspettiamo si sblocchino le questioni giudiziarie del sindaco” racconta l’attore, che prosegue, “Se io fossi Salvini, invece, prenderei Mimmo per mano, lo porterei davanti alla Commissione Europea come esempio vivente dei suoi proclami: spesso l’Italia è sola di fronte alle emergenze umanitarie. Quest’uomo accoglie gli immigrati dagli anni ’90 e se ha commesso degli errori – come lui stesso ha ammesso – è perché è un contadino della politica: conosce poco il lato burocratico, a lui premono le persone. Preme dar loro una casa, un’istruzione, una speranza. Ma nessun partito può condurre una battaglia individuale. Lo dico a Salvini e a Lucano, perché è legittimo sostenere che gli sbarchi vadano regolamentati. Solo che bisogna trovare un equilibrio. Quando un motoscafo raggiunge le nostre coste, intanto che i politici decidono come smistare i migranti nei vari Paesi dell’Unione, facciamoli attraccare. Diamo loro un pasto caldo e assicuriamoci che stiano bene. Altrimenti, mentre noi chiacchieriamo, quelli muoiono”.

 

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