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Spettacolo

Marco Giallini, l’interprete di Rocco Schiavone ricorda la moglie: “Vaglielo a spiega’ a due ragazzini di 12 e 5 anni”

Marco Giallini in un’intervista alla Gazzetta dello Sport 

Marco Giallini, interprete del Commissario rocco Schiavone, che rivedremo dal prossimo giovedi al cinema in ‘Domani è un altro giorno’ di Simone Spada, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport in cui racconta del nuovo film, “Sì, è davvero un grande film, uno dei migliori che io abbia mai fatto. È una storia di amicizia, di amore, di cose dalle quali non si può sfuggire e che si cerca di esorcizzare. Qui Giuliano esorcizza la paura della morte ridendo e scherzando, cercando di non crederci, sdrammatizzando l’ ineluttabile. Amicizia e amore per me sono sullo stesso piano. Del resto l’ amore stesso è molto soggettivo. Mio padre non sapeva neanche dove andassi a scuola, ma teneva la luce del comodino accesa fino a quando non rientravo a casa. Per me, questo è amore”.

L’attore che ha perso la moglie nel 2011 per un’emorragia celebrale, prosegue, “Ho capito a mie spese che bisogna parlare senza tenersi nulla dentro, perché poi ci si ritrova con i rimpianti delle cose non dette e ci fanno stare male tutta la vita. Quello che è successo, così improvvisamente poi, non si esorcizza. Puoi solo provare a rimuoverlo. So che può sembrare brutto, ma inizio ad andare al cimitero solo adesso. Ancora non posso credere che stia lì. No, non l’ ho esorcizzato. Vaglielo a spiega’ a due ragazzini che avevano 12 e 5 anni. Per fortuna ho dei figli di un’ intelligenza estrema, hanno preso tutto dalla madre”.

A breve inizieranno le riprese della terza stagione di Rocco Schiavone e Giallini a proposito dei ruoli che ha interpretato durante la sua carriera dichiara, “Sono molti, è stato come se a un certo punto avessi deciso di diventare più visibile. Ma mai credevo così tanto La gente mi vuole bene, forse perché prima di diventare popolare avevo fatto i miei bei 32-33 film. Ho raggiunto il successo mattoncino dopo mattoncino e questo mi viene riconosciuto. Per strada mi fermano e dicono ‘sei un mito’, delle volte tremano. C’ è un certo, piccolo, culto non voluto della mia storia, tra Claudio Caligari, le moto, la periferia Mi fa sorridere, ma sono contento”.

 

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