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Spettacolo

Antonello Venditti: “Da adolescente ho conosciuto il bullismo. Mia madre diceva di me, il ragazzo è cretino”

Antonello Venditti in un’intervista a Vanity Fair

Antonello Venditti ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair, alla soglia dei 70 anni che compirà l’8 marzo ‘Sotto il segno dei pesci’, come il titolo del singolo e dell’album che uscì proprio un 8 marzo (del 1978). Il cantautore ricorda gli inizi della sua carriera, i primi brani scritti a 14 anni in cui parlava dell’infelicità, “Da adolescente grasso, se parliamo di bullismo, non avevo niente da invidiare a nessuno. Ero tra quelli che sentivano le risatine al loro passaggio e se una ragazza mi sorrideva neanche ci credevo… Mi chiamavano ‘Cicciabomba’, pesavo quasi 100 chili”.

In più in quegli anni, c’era il rapporto difficile con la madre, professoressa di greco severissima, di cui Venditti ricorda, “Sperava nei miei fallimenti, considerava le mie canzoni poco meno che spazzatura e a mio padre Vincenzo, convinta di non essere ascoltata, diceva di me: ‘Il ragazzo è cretino’… Era talmente poca la stima che avevo di me che mi attaccavo all’unico vizio che mi era concesso: il cibo. Mangiavo tutto il giorno. La domenica poi era drammatica. Mi svegliavo nei profumi del ragù che mia nonna aveva messo da ore sul fuoco, ci inzuppavo tre rosette e poi poco prima di mezzogiorno uscivo per andare a messa. All’andata, facevo sosta dal gelataio più buono del quartiere e mi facevo fare una coppa con cioccolato, nocciola e panna con l’amarena e due cialde. Al ritorno idem. Poi il pranzo: la pasta, il filetto, le patatine fritte. Visto che nessuno mi fermava, lo feci io. Arrivato a 94 chili, ma forse anche a 98, dissi basta: ‘Ma non vedete che sono un baule?’”.

Venditti è rimasto per tutta la sua carriera fedele al suo look, di cui racconta, “Mi metto le stesse cosa da 40 anni. Penso di somigliare a me stesso. I jeans, le giacche di pelle, le magliette. Nello stesso modo continuo a vedere il mondo attraverso i miei occhiali. Filtrano la realtà, mi restituiscono una chiave di lettura, sono i miei raggi X”. E sui famosi occhiali a goccia racconta un aneddoto su una ragazza conosciuta negli anni ’70, “Mi raccontò che erano dello stesso modello che usavano i piloti dei bombardieri americani in Vietnam. Per fumare infilavano una sigaretta al centro della montatura perché il diametro era perfetto ed era stato studiato appositamente. Pensai: posso trasformare un simbolo di guerra per cantare la pace?”.

Antonello Venditti parla anche di Salvini, “Parla il linguaggio dell’epoca in cui vive. La vera differenza che c’è tra destra e sinistra, nel 2019, è prima di tutto semantica. In questo tempo, devi avere il linguaggio del nostro tempo. Sarebbe interessante trovare un giovane uomo o donna di sinistra che abbia la capacità di comunicare con gli altri come fa Salvini… a politica di Minniti era più a “destra” di quella di Salvini. Cosa c’è di diverso? Il linguaggio…Non era l’incarnazione di un’idea. Salvini è organico a tutto quel che dice. Lui muta. Mette una felpa della Polizia e diventa poliziotto. Ha una capacità di immedesimazione fenomenale. È credibile. E gli altri lo attaccano sul piano sbagliato: sulla Diciotti, la gente vede i risultati, e per la stessa Unione Europea, che pure ci ha attaccato a ripetizione, il caso Diciotti è chiuso. Salvini ha agito in nome di un superiore interesse nazionale, l’hanno capito tutti. Tutta Europa”.

 

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