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Spettacolo

Melissa Satta si racconta: “Chirurgia estetica? Per ora dico no. La cosa migliore è fare figli da giovani…”

Melissa Satta si racconta in una intervista rilasciata ai microfoni di Vanity Fair

Melissa Satta rivela la sua definizione di bellezza ai microfoni di Vanity Fair: «Sentirsi bene con se stessi, prendersi cura del proprio corpo e della propria mente. Per quel che mi riguarda attraverso periodi in cui mi sento bella, e poi ci sono le mattine “no”. In quei casi tolgo la tuta, mi trucco un po’ di più, esco di casa. Curarsi è sinonimo di volersi bene. Io pratico molto sport e almeno per il momento dico di no alla chirurgia. Quando sei giovane, è meglio tenersi alla larga dalle procedure invasive. C’è tempo…».

L’ ex velina parla anche di suo figlio Maddox che ha 5 anni: «Non è vero che esistono solo i “terrible two”, anche i cinque non scherzano. È un bambino pieno di energie, scatenato, ogni tanto mi chiedo dove sia l’ interruttore. Credo, infatti, che la cosa migliore sia fare figli da giovani, si ha più energia. Maddox poi ha un bellissimo carattere, sono fortunata», spiega Melissa Satta che alla domanda se si immagina mamma di una figlia femmina, risponde in maniera chiara.

«Maddox è il mio primo figlio, non ho mai avuto preferenze sul sesso. Sarà che sono sempre stata un maschiaccio, sono cresciuta giocando a calcio. Quand’ ero piccola, i miei pantaloni avevano sempre le toppe all’ altezza delle ginoccchie. Li rovinavo cadendo, giocando, e mia madre cuciva su i personaggi della Disney».

«Cinque anni da mamma mi hanno cambiata totalmente, il mio pensiero va sempre a lui. Hai una bella responsabilità 24 ore su 24, e anche le soddisfazioni sono immense. Maddox ha sempre viaggiato con me, è cresciuto sull’ aereo. Oggi insieme andiamo ovunque».

Sul focolaio domestico, racconta: «La mia casa? Da 15-16 anni sento Milano come la mia città, anche se in questi anni mi sono spostata spesso. La Sardegna, invece, è la casa dei genitori, quella dei ricordi. Da loro ho imparato che i sacrifici vanno fatti. Le famiglie di un tempo erano più predisposte al sacrificio», conclude.

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