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Imma Battaglia-Eva Grimaldi, unione civile: “A 20 anni ero fidanzata con un ragazzo, è finita malissimo…”

Imma Battaglia-Eva Grimaldi, unione civile, l’attivista napoletana parla ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’:

Imma Battaglia, oggi l’unione civile con Eva Grimaldi: emozionata?
«Un po’, ma io di fatto sono l’ospite. La regina dell’organizzazione è Eva. Io posso organizzare tante altre cose ma non queste, dove c’è un aspetto di romanticismo che anch’io ho, ma che per me è molto privato».
 
In che senso privato? È una cerimonia sotto i riflettori.
«Nel senso che non riesco ad esternare i sentimenti intimi, le emozioni, se non sono di lotta. Come si dice a Napoli “mi metto scuorno”. In tema di lotte sociali sono Battaglia, di nome e di fatto. Zero timidezza. Ma nelle vicende di cuore…».
 
Perché ha accettato di rendere pubblico il privato?
«Perché in questa celebrazione quello che mi ha convinto è la parte politica. Quando in un Paese gli striscioni di dissenso vengono rimossi in malo modo, è giusto esibire l’amore, la relazione come chiaro messaggio politico di dove ci collochiamo rispetto al Paese. Eva e io stiamo con i diritti civili, il diritto alla casa, al lavoro, il diritto all’amore rispettato».
 
Da quanti anni state insieme? E come siete arrivate a questa scelta?
«Saranno 9 anni il prossimo ottobre. L’unione civile? Ci siamo arrivate da due strade completamente diverse. Sicuramente il punto di partenza comune è quello di amarci e stare bene insieme. Un concetto molto ampio che include un amore importante verso le nostre famiglie. Tutte le nostre famiglie, naturali e sociali, saranno alla cerimonia. Siamo partite da qui. Poi nella realizzazione Eva è una donna molto tradizionale, con un romanticismo che ogni mattina ti fa vedere la giornata piena di luce, di sole. Io sono la parte più razionale, apparentemente fredda».
 
Quando ha parlato per la prima volta in casa del suo amore per una donna?
«Avevo vent’anni, era l’80, ero all’Università. Avevo un fidanzato, ma mi ero accorta di essere innamorata come una teenager, di un’amica con cui studiavo matematica. Il cuore mi batteva quando la vedevo, tipo Tempo delle mele… Non me l’aspettavo. Vivevo a Portici e non conoscevo nessun omosessuale. Sentivo queste emozioni fortissime, ma ne avevo paura come l’aveva lei».
 
Come andò a finire?
«Male, lasciai quel ragazzo e lui si infuriò fino ad alzare le mani. Ma siamo ancora amici. Oggi sono cambiate tante cose: nelle grandi città i Millennials non hanno più bisogno di dichiararsi; ormai sono liberi, sono gender free, gender fluid. Crescono le famiglie arcobaleno. Allora era tutto più difficile».
 
Però il dibattito sulle coppie gay ancora divide.
«Sì, anche se nel 2019 non ci sono scuse per negare una realtà. Per questo la legge sulle unioni civili è intoccabile. E per ribadirlo sarà proprio Monica Cirinnà, un’amica, a celebrare la nostra unione civile».
 
Con Eva avete condiviso la lotta per la legge Cirinnà.
«Sì. Ma è una battaglia che impegna tutta la comunità Lgbt da quasi vent’anni. La sfida iniziò nel 2001. Si arrivò alla legge dopo la battaglia dei prefetti, circa 10 anni fa. Purtroppo venne stralciato il tema delle adozioni gay, e non si parlò dell’intolleranza: al punto che oggi ancora non abbiamo una legge sull’omofobia. Però è innegabile che la Cirinnà sia l’unica legge che oggi permette anche a me ed Eva di registrare ufficialmente la nostra relazione».
 
Che cosa dicono le vostre famiglie di questa unione? 
«Sono contenti per noi. La più sorprendente è mamma: perché ha 89 anni. Abbiamo vissuto tante emozioni insieme. Dal rifiuto che aveva all’inizio fino ai gesti di oggi: mamma ama Eva più di ogni altra cosa e ci augura felicità. È chiaro che lei è la più grande soddisfazione, la più grande conquista per me. Non solo perché è mia madre».
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