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Carlo di Borbone: “Napoli è casa mia. Rispetto l’Italia ma la Storia è diversa [VIDEO]

Carlo di Borbone: “Napoli è casa mia. Rispetto l’Italia ma la Storia è diversa

Carlo di Borbone: “Napoli è casa mia. Rispetto l’Italia ma la Storia è diversa”. Intervistato da Andrea Di Consoli per il programma ‘Il Caffè’, su Raiuno, l’erede dei Borbone parla del Regno delle due Sicilie e di Napoli, Capitale di quel Regno che fino al 1861 era tra più ricchi e floridi d’Europa. Ma andiamo per gradi, perché per introdurre l’intervista, è doveroso fornire alcuni  cenni storici.

I libri di Storia parlano del Regno delle due Sicilie come un Regno povero e retrogrado, governato male da una presunta tirannia, ma in realtà è emerso ben altro. Si, perché dai primi cenni storici di Gramsci, ai libri di Pino Aprile, passando per i testi di Nicola Zitara, o le iniziative culturali del Movimento Neoborbonico. Sono infatti diversi gli autori che narrano di un Regno delle due Sicilie ricco ed avanzato.

Questi ultimi, in base ad alcuni documenti emersi nel corso di ricerche specifiche fatte negli anni, hanno scritto libri e fatto numerosi interventi, fornendo ai meridionali, e al mondo, una versione diversa e documentata. Insomma, il Regno delle due Sicilie, al di là dei primati che può vantare, sicuramente non è mai stato governato male, né si può defenire tirannia quella dei Borbone.

E il Principe Carlo di Borbone è l’esempio vivente di quanto sia stata amata questa dinastia. In apertura Di Consoli chiede: “Cosa prova l’erede del Regno delle due Sicilie ogni volta che torna a Napoli?”. La risposta è istintiva, la mano del Principe va dritta al cuore: “Innanzitutto devo dire che io con Napoli ho un legame fortissimo”, spiega.

“Da bambino ci venivo coi miei nonni prima e con i miei genitori dopo. Io e la mia famiglia abbiamo sempre ricevuto tanto affetto dai napoletani. Ogni volta che vengo a Napoli mi sento a casa. Il profumo, il panorama, il calore della gente. Sono cose che mi toccano profondamente”, le sue parole a cuore aperto.

Carlo di Borbone: “Napoli è casa mia. Rispetto l’Italia ma la Storia è diversa”. Per la seconda domanda Andrea Di Consoli chiede di sensazioni e responsabilità al Principe: “Cosa significa essere erede al trono di una famiglia Reale come quella dei Borbone, che responsabilità sente addosso?”.

“In tutta franchezza, sono passati tanti anni. Certo che comunque sento un senso di responsabilità, perché provo questa sensazione di impotenza perché non si hanno più le redini. Si può avere una visione globale, ci si può interessare. Possiamo anche immaginare un ruolo al di sopra delle parti, per mandare dei messaggi, però oltre a questo…”.

Il Principe si riferisce evidentemente a quello che oggi potrebbe essere la sua figura, ovvero una sorta di uomo immagine per il Sud. Infatti continuando spiega: “Al netto di iniziative culturali e benefiche, ci sono limiti oltre i quali non si può andare e sono difficili da risolvere”.

Si passa ad un’altra domanda, Di Consoli chiede: “Le Monarchie hanno una storia affascinante e fondamentale, ma oggi siamo in epoca di democrazia globale. C’è ancora spazio per un ruolo attivo delle Monarchie, anche da un punto di visto di garanzia?”.

La risposta di Carlo di Borbone parte con una premessa: “Attualmente in Europa ci sono 10 Monarchie Costituzionali in esercizio. E ogni famiglia che rappresenta il rispettivo Paese, cerca di dare il proprio contributo. Certo non governano più, ma danno equilibrio ed unità. Oggi l’Italia è una Repubblica per la quale ho grande rispetto. La sua Storia, però, è diversa. Ma questa è una situazione un po’ più delicata”, chiosa sull’argomento.

Infine, l’ultima domanda tra passato e futuro. A tal proposito Di Consoli chiede: “Fa bene ad una famiglia Reale come la sua, avere sempre il collo rivolto al passato e non immaginare mai in protagonismo sul presente e sul futuro?”.

Carlo di Borbone chiarisce: “Io personalmente sono contrario, perché il lato nostalgico non aiuta per niente. Non bisogna denigrare il passato, però pensare al futuro. Anziché dirsi ‘ah, sarebbe stato meglio se…’, bisogna agire e fare qualcosa per il futuro, che è l’aspetto più difficile. Poi, come è stata fatta l’Italia, è un altro discorso”, conclude.

L’intervista si chiude con il “bentornato in Italia” di Andrea Consoli, un bentornato che Carlo di Borbone corregge di cuore e di istinto: “Grazie, ma a Napoli…”. CLICCA qui per vedere il video su Raiplay (dal minuto 24).

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