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Repubblica – Juve non geneticamente portata per le amichevoli e le finali. Cosa si sono detti Sarri e Ronaldo…

Repubblica – Juve non geneticamente portata per le amichevoli e le finali

Repubblica – Juve non geneticamente portata per le amichevoli e le finali. I bianconeri escono sconfitti dalla prima uscita stagionale lasciandosi dietro qualche polemica.

Ovviamente è Calcio d’ Estate, quindi il risultato lascia il tempo che trova, ma alcuni aspetti dell’ amichevole di lusso tra la Juventus ed il Tottenham, non sono passati inosservati ai quotidiani nazionali. E il caso de ‘La Repubblica’, che analizza la sfida sull’ edizione in edicola stamane.

“Se ne sa ancora poco o niente, di quel che la Juve sarrista sarà, e meno male: nel processo a tappe forzate dal risultatismo al giochismo (che poi deve fare risultati comunque: e allora che razza di giochismo è?), per adesso c’ è stata una sola scanzonata tappa di calcio d’ estate, fresco e frizzante come una bibita. Leggero, divertente, dimenticabile. Sarebbe dunque crudele sostenere che l’ epoca di Sarri sia cominciata con una sconfitta sarrista, con questa bella cornucopia di gol fatti e fatti fare, nell’ allegria di una difesa distratta e con uno scialo di palloni perduti per l’ ostinazione di volerli sempre e comunque giocare nel modo più elegante, non in quello più pratico.

Ma no, non è un vizio che sta incalzando: è stato solo pallone da ombrellone. D’ altronde questi sono giorni che Sarri vuole che passino in fretta: la settimana in Asia, con 35 ore di aereo, tre partite una dopo l’ altra, il caldo appiccicoso tipico di qui e le snervanti incombenze di marketing, lui la considera una parentesi di sospensione del lavoro che sta facendo e che non vede l’ ora di riprendere al ritorno a Torino, venerdì. Della Juve che sta modellando, ieri non se n’ è fatto un’ idea: «Troppa differenza di condizione tra noi e loro, troppe ingenuità da parte nostra, troppa poca conoscenza tra giocatori che non si erano mai visti prima, tipo De Ligt e Demiral ». È dunque Sarri il primo a dire che quest’ accenno di sarrismo non può essere giudicato.

Non crediamo neanche sia di cattivo auspicio aver debuttato con una sconfitta (il Tottenham, per altro inzuppato di ragazzini, ha vinto 3-2 con un sensazionale pallonetto da metà campo di Kane all’ ultimo secondo), perché anche ad Allegri capitava più o meno regolarmente, all’ inizio dell’ estate. E se ne fregava: la Juve non è geneticamente portata per le amichevoli, oltre che per le finali.

Semplicemente, Sarri non è quel tipo di allenatore che possa lasciare il segno in dieci giorni, anche se forse qualcosa di più “suo” se lo sarebbe aspettato: «Detto che molti errori sono dipesi dallo stato di forma, dobbiamo migliorare prima di tutto nel modo di difendere: la linea deve stare più alta, invece siamo stati troppo attendisti, siamo scivolati all’ indietro e quando il recupero palla è troppo basso, le ripartenze diventano complicate. Nella ripresa siamo andati meglio, abbiamo accennato un po’ di pressione e giocato venti di minuti di buona qualità».

Ma anche in quelli, ci sono state tracce di sarrismo o è stato solamente merito dei giocatori, bravi a scorrazzare nei trenta metri di indipendenza che l’ allenatore ha concesso loro, perlomeno in questa amichevole ancora a briglie sciolte? I gol sono stati belli, persino un po’ schematici, ma erano schemi che si conoscevano anche ai tempi di Allegri. Il primo: palla in profondità del regista (Pjanic) sul centravanti (Higuain), scambio rapido con l’ ala (Bernardeschi) e staffilata in porta di primo acchito. Il secondo: volata del terzino (De Sciglio) fin sul fondo, palla bassa, arretrata e giusta per l’ attaccante a rimorchio (Ronaldo), tempestivo nel colpire d’ anticipo.

Cristiano ha festeggiato con il suo saltino che ha mandato in deliquio gli asiatici, poi è uscito scambiando due parole con Sarri, che qualcuno ha interpretato come un confronto a brutto muso. Non era così. Ronaldo ha giocato nel posto e nel modo solito, per ora non ci sono tracce di sarrismo neanche in lui. «È il giocatore migliore che abbiamo e il mio compito», dice l’ allenatore, «è di organizzare gli altri dieci. Lui può stare ovunque, andare dove vuole. Deve sentirsi libero». Probabile che Sarri non abbia mai detto niente del genere a proposito di nessuno, prima d’ ora. Ci sono già tracce di ronaldismo in lui”.

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