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Televisione

Beatrice Arnera si racconta: “Innamorata persa di Marco. I miei colleghi non fanno altro che lamentarsi…”

Beatrice Arnera si racconta. L’attrice parla delle sue passioni, e non solo, in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘OFF’, l’inserto de ‘Il Giornale’.

Come hai vestito il tuo ruolo nella seconda stagione  di Romolo+Giuly ?
“Sono piemontese e vestire una “Giuly Copulati” di Roma Nord è stata una bella sfida. Ho avuto un ottimo coach di romanesco, Alessandro D’Ambrosi, il “Romolo Montacchi” della serie. Siamo sulla falsa riga di Shakespeare, una comedy molto poco elegante perché viviamo nel contesto di una guerra tra famiglie che condividono l’amore per i loro figli. Nei nuovi dieci episodi il conflitto è scoppiato in tutta Italia e la Capitale si ritrova soggiogata dai giochi di potere fra milanesi e napoletani. In Romolo+Giuly 2 cercheremo di capire se è possibile sacrificare il nostro amore per un bene comune più ampio”.

Sei giovanissima, ma c’è un episodio off e singolare degli inizi della tua carriera?
“Durante la mia prima fiction, Una donna per amico per la regia di Rossella Izzo, avevo solo quattro anni e stavo girando una scena drammatica urlando in una piscina dove rischiavo di annegare. Avrei dovuto piangere, ma ero talmente spaventata da questi due omoni, mio padre e mio nonno arrivati per salvarmi sul set, che sono scoppiata in lacrime sul serio dalla paura. Quasi un’interpretazione da Premio Oscar”.

Attrici italiane alle quali ti ispiri come interprete?
“Sono sempre stata affascinata dalla comicità brillante, che molti considerano âgée, ma che per me rimane la migliore. Sono cresciuta con Il Trio Marchesini, Solenghi, Lopez. Bice Valori e Walter Chiari, i miei riferimenti nella commedia. Per la spontaneità e per il modo molto umano di rapportarsi con le altre persone di questo ambiente, se si vuole fare un salto oltreoceano, mi piace  Jennifer Lawrence”.

Solo commedia o non ti dispiacerebbe un ruolo drammatico?
“Ho sperimentato di più la commedia, tra The Jackal e Romolo+Giuly, e mi trovo a mio agio. Funziona, mi diverto. Non ho ancora provato l’emozione di una pellicola drammatica, anche se la sfida più grande sarebbe quella di recitare in lingua straniera, considerando che parlo bene lo Spagnolo e l’Inglese. Vorrei vedere se cado in piedi senza farmi male”.

La partecipazione alle web series nate su YouTube non è screditante per chi vuole fare Cinema?
“Sono due linguaggi molto diversi. Spesso i prodotti che nascono sul web approdano al grande schermo con il rischio di una riduzione drastica del pubblico. Perché gli spettatori che guardano una serie su Internet non sono gli stessi che vanno in sala e pagano 7 euro per vedere un film. Il tentativo è però sempre lodevole, a prescindere dal risultato del botteghino. Trovo che sia giusto sperimentare quando ci si trova davanti ad un’opera prima come hanno fatto i The Jackal, con la produzione magistrale della Cattleya e la distribuzione di “01”, in una commedia di genere dal respiro internazionale alla quale, forse, noi italiani non siamo abituati”.

E il teatro?
“Ho fatto diverse esperienze, sono stata molto fortunata. Il mio approccio al teatro è stato il musical Tutti insieme appassionatamente con Luca Ward e Vittoria Belvedere, diretto da Massimo Romeo Piparo. Canto, compongo, suono bossa nova alla chitarra, provengo da una famiglia di musicisti. Mia madre è una cantante lirica. Lo scorso anno ero nel cast di Aggiungi un posto a tavola al Brancaccio di Roma, per la regia e con Gianluca Guidi, figlio di Johnny Dorelli, e interpretavo Clementina. Quindi ho avuto la possibilità di salire su quel palcoscenico accanto a personalità del calibro di Enzo Garinei. Al Quirino, invece, sono stata Zerlina nel Don Giovanni di Mozart, debuttando in un’opera. Oggi fare teatro nel nostro Paese è molto difficile, principalmente per l’aspetto economico e delle produzioni”.

Cosa pensi della situazione autoriale italiana. Secondo te esiste ancora la meritocrazia?
“È un tema che mi tocca da vicino. Sono circondata da colleghi che non fanno altro che lamentarsi perché il provino non è andato bene o perché il produttore ha scelto qualcun altro. Cliché ai quali faccio fatica a partecipare, la lamentela crea gruppo. Sono per la meritocrazia, ci credo, e per quanto mi riguarda, nel momento in cui non ero in grado di affrontare un ruolo, giustamente non sono stata presa. La preparazione e le capacità sono fondamentali, così come in qualsiasi altro tipo di mestiere. Danno l’opportunità di meritarsi il proprio lavoro”.

Sei innamorata?
“Sì, perdutamente, di Marco Rossetti. Ci siamo conosciuti per un provino molto tempo fa. Non credo nei discorsi per cui non ci si fidanza con chi fa il tuo stesso mestiere. L’incontro di una persona bella, come è lui, è stata per me una vittoria al Superenalotto. Non potevo desiderare di meglio”.

Progetti in cantiere?
“Ne ho due importanti in ballo, uno italiano e uno internazionale, di cui non posso parlare altrimenti il mio agente potrebbe uccidermi. Devo prendere una decisione. Intanto porto avanti il mio personale progetto musicale che è ancora in fase embrionale”.

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