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Spettacolo

Piero Pelù: “La mia crociata contro eroina e cocaina. Sanremo? Canzone dedicata ai ragazzi di Nisida”

Sanremo e non solo, Piero Pelù racconta della sua crociata contro eroina e cocaina in una intervista rilasciata a ‘Il Corriere della Sera’

Piero Pelù: “La mia crociata contro eroina e cocaina. Sanremo? Canzone dedicata ai ragazzi di Nisida”. L’artista toscano parla dei suoi ultimi impegni ripercorrendo alcune tappe della sua vita privata e professionale. Vi proponiamo alcuni passaggi dell’intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’.

Qual è il suo primo ricordo?
«L’alluvione di Firenze. Piovve per settimane, pareva che fosse arrivato il diluvio universale a castigare il mondo. Abitavo a Ponterosso, dove il torrente Mugnone scende da Fiesole per gettarsi nell’Arno. Con mio fratello Andrea, la pecora nera della famiglia, guardavamo le acque che erano arrivate alle spallette; la nostra casa stava per essere allagata».

Perché suo fratello è la pecora nera?
«Si è laureato in Economia e commercio, ha lavorato in Borsa e in banca. È il mio manager».

Erano gli Anni 60: boom, Autostrada del Sole, prime vacanze al mare…
«Per me erano le prime vomitate sul sedile posteriore della Fiat 124 di babbo Giovanni. Radiologo, si trasferì ad Ancona per diventare primario. Arezzo, Città di Castello, l’Appennino, Furlo, l’osteria del Gatto… papà accelerava e frenava, e io stavo male. Ora ha 92 anni, mamma Cristina 82. Sono acciaccati, ma si difendono. A casa loro ho appeso decine di cartelli: “Ricordarsi di guardare Piero a Sanremo”».

I genitori hanno accettato le sue scelte?
«All’inizio, no. Poi dopo anni di conflitti hanno capito che avrei potuto fare un lavoro diverso dall’avvocato o dal dentista. Ho sempre adorato la musica. Da piccolo cantavo a squarciagola e registravo le canzoni, comprese quelle di Sanremo: dovendo sceglierne una per la serate delle cover, ero indeciso tra “24 mila baci” e “Cuore matto”. L’alba del rock italiano».

Cos’ha scelto alla fine?
«Per me Celentano è un mito, come voce non lo batte nessuno. Ma ho scelto “Cuore matto”, perché è anche una canzone in controtendenza, contro la violenza sulle donne: lei l’ha lasciato, lui continua ad amarla però la rispetta, dice che prima o poi riuscirà a liberarsi dal giogo psicologico, e fa un passo indietro. Nel brano duetterò virtualmente con Little Tony, che canterà dal megaschermo alle mie spalle».

Piero Pelù: “La mia crociata contro eroina e cocaina. Sanremo? Canzone dedicata ai ragazzi di Nisida”

La canzone con cui è in gara, «Gigante», è dedicata a un bambino.
«A mio nipote Rocco, tre anni, figlio di mia figlia Greta. Ma anche ai ragazzi del carcere minorile di Nisida: storie dure, infanzie negate. È scritta in un linguaggio abbastanza basico, con immagini legate al fantasy. Ma il verso “il tuo non è un pianto/ è il tuo primo canto” l’ho scritto con Erri De Luca».

L’inizio — «spingi forte, esci da quel buio» — fa pensare a un parto.
«Ma anche a una rinascita. Con i ragazzi del minorile ho passato una settimana, a Forcella, nel centro dedicato ad Annalisa Durante, la ragazzina uccisa per strada. Insieme abbiamo scritto una canzone. I primi due giorni si guardavano la punta delle scarpe, parlavano tra loro a monosillabi, in dialetto napoletano stretto, sghignazzando di me. Sono riuscito a stabilire un contatto parlando di calcio, ragazze, feste, macchine. Ho chiesto quale musica amassero. Neomelodico e reggaeton, hanno risposto. Sul neomelodico son debole, ma il reggaeton si può fare. Suonavo la batteria elettronica e cominciavo a vedere sorrisi, mani che si muovevano, piedi che battevano il ritmo. Alla fine abbiamo suonato tutti insieme. Uno ha avuto il padre ucciso, un’altra aveva ammazzato la madre… Ma tutti possono ripartire».

Pelù nonno. E fresco sposo. Com’è la storia?
«La mia primogenita Greta ha 29 anni, Linda 25, sta facendo un master su antropologia e cibo all’Università di Pollenzo. Ho vissuto tre adolescenze. L’hanno fatta pagare a un padre ragazzaccio che ha detto basta alla loro mamma. Adesso me la sta facendo pagare Zoe, 15 anni, che ho avuto dalla mia seconda compagna. Ma con tutte le figlie ho un rapporto bellissimo».

Greta, mamma del nipotino, ha sentito la canzone?
«Sì, e ha pianto come una fontana. Dice che non potrà mai cantarla. E vista la sua reazione ho deciso di non farla ascoltare alle altre figlie o ai miei genitori; per evitare di pensare ai parenti che piangono mentre sono sul palco».

Ora si è sposato.
«Lo scorso settembre. Con Gianna, direttrice d’orchestra. Ero uno scapolone impunito e appena l’ho vista, pem!, è partita una legnata micidiale. Ho anche pensato di far dirigere a lei l’orchestra di Sanremo che suonerà “Gigante”. Ma abbiamo preferito evitare l’effetto Al Bano e Romina. Così ci sarà il mio produttore Luca Chiaravalli a cui ho imposto la pettinatura da samurai come la mia».

[…] È vero che ha intervistato Licio Gelli?
«Sì. Suonavo ad Arezzo, andai a casa sua. Mi aprì. Rispose a tutte le domande, a patto che il reporter che era con me non filmasse lui, ma il suo ritratto».

Come le sembrò?
«Il sistema italiano. Che a volte è feroce».

Com’è stato invece fare tv con la Carrà?
«Mi chiamò come ospite a Sanremo nel 2000. Per me Raffaella era la causa delle prime tempeste ormonali: il tuca-tuca, l’ombelico scoperto… guardate, ho qui una sua foto anni 70, non è terribilmente sexy? Si capisce dallo sguardo di quest’uomo baffuto sotto il palco, con gli occhi all’insù… Grazie a lei portai in tv gli artisti del circo e la mia battaglia contro le mine antiuomo prodotte in Italia: le piacque la capacità di tenere insieme impegno e spettacolo. È stata Raffaella a volermi a The Voice. Una professionista pazzesca».

Piero Pelù: “La mia crociata contro eroina e cocaina. Greta? La coscienza ambientalista cresce”

In Picnic all’inferno, uscita a ottobre, lei inserisce la voce di Greta Thunberg. Perché?
«Volevo una canzone sull’ambiente. Vedo che il negazionismo sulla Shoah purtroppo cresce; ma almeno cresce anche la coscienza ambientalista. A Firenze mi muovo in bici o con il car sharing elettrico».

E ora lancia il Clean Beach tour.
«In parallelo ai concerti pulirò spiagge e greti di fiumi».

Anche la spiaggia di Sanremo?
«Ho già pronto il sacchetto da riempire che ho sempre nel camper. Per il matrimonio con Gianna ci siamo regalati un camper con il sogno di fare il giro del mondo, al netto delle guerre. Un giorno l’ho portata sulla Feniglia, una delle spiagge più belle dell’Italia, e ho trovato una discarica. Ho mobilitato le autorità locali e in un giorno abbiamo raccolto sette tonnellate di plastica. L’idea è nata lì».

È vero che lei in spiaggia va nudo?
«Se posso lo faccio. Mi capita spesso a Badolato, sulla costa ionica della Calabria, dove le spiagge non sono assalite dal turismo».

Una canzone sul nipotino… pronto agli haters che le rinfacceranno le origini dure e pure?
«In genere consiglio agli hater di fare più sesso, e non da soli… Ho fan nostalgici degli anni Ottanta, dei Novanta e degli Zero. Ti dicono che non sei più quello di allora. Non rinnego nulla, ho fatto il minatore del rock per quattro decenni, ma per me è importante che nulla suoni come quello che ho già fatto. Nel brano di Sanremo ci sono riferimenti ai Foo Fighters, alla new wave, ma anche a brani storici dei Litfiba come Il volo o Bambino. Da solo sperimento di più».

E adesso che si sono sciolti gli Elii, chi ci sarà a sostenere la campagna «Litfiba tornate insieme»?
«Gli Elii sono dei ragazzacci che prendono in giro tutti. Li ho visti ancora in tv, altro che sciolti… L’8 marzo 1980 ci fu il mio primo concerto con i Mugnions, il 6 dicembre dello stesso anno il primo dei Litfiba. Dopo Sanremo uscirà il mio album Pugili fragili e passerò l’estate in tour. Ghigo, Gianni e Antonio sono venuti a suonare all’ultima data del mio tour a novembre, i rapporti sono buoni e ci sarà comunque modo di fare qualcosa per celebrare la nostra ricorrenza. Ognuno ha i suoi progetti e ogni tanto ci si ritrova per noi, per la musica e per i fan».

Ha mai fatto uso di droghe?
«Sono un figlio degli anni 70, ho girato l’Italia a suonare negli anni 80 e 90… Ho perso moltissimi amici per la droga. Ringo, mio migliore amico e batterista dei Litfiba, è morto per overdose nel 1990. L’ho sognato tre giorni dopo, mi ha detto: tutto bene. Da allora lo sogno spesso, l’ultima volta mi ha detto: Piero, resta concentrato».

Piero Pelù e crociata contro eroina e cocaina: “Ho perso un amico per overdose”

Per qualcuno è anche colpa del rock e dei suoi cattivi maestri.
«Per certi aspetti, i testi espliciti sull’uso e l’esaltazione dell’eroina come I’m Waiting for the Man o Heroin di Lou Reed con i Velvet Underground hanno fatto danni. Ricordo a un concerto di Lou Reed nel 1980 alle Cascine. Sotto il palco c’erano amici di piazza con l’ago infilato che dicevano “guarda che ganzo”. Me ne andai dopo due pezzi. Da lì è partita la mia crociata contro le droghe pesanti: eroina e cocaina. Bisognerebbe insegnare a scuola sia l’educazione sessuale, sia a conoscere le droghe. Un ragazzo deve sapere se fuma una concentrazione di Thc più meno elevata. Quelle leggere andrebbero liberalizzate, per togliere alle mafie la principale fonte di reddito».

Lei le usa per ispirarsi?
«A dire il vero, ogni volta che fumavo una canna collassavo. Ho scoperto così di avere la pressione bassa».

Ora è il rap a finire sotto esame. È capitato a Junior Cally che sarà in gara al festival per una vecchia canzone che raccontava in termini molto crudi un femminicidio, e tutta la trap è accusata di parlare di machismo, di non saper andare oltre sesso, droga e moda.
«Ho tre figlie femmine e non mi va di entrare nell’argomento di quei testi. Forse sono lo specchio di una generazione cresciuta davanti alla tv commerciale. Ma non tutto il rap è così: Salmo è forte».

Ha smesso di gettarsi sul pubblico ai concerti, come Jim Morrison?
«Non so come facesse lui, ma io ogni volta mi incrinavo una costola… L’ultima volta è successo nel 2011. Ho finito la tournée solo grazie agli antidolorifici».

Crede in Dio?
«Credo nell’aldilà. La nostra energia non muore. Leonardo da Vinci non è morto, e neppure Jimi Hendrix. Vengo da una famiglia cattolica, sono battezzato e cresimato. Rispetto tutte le religioni, dalle monoteiste all’animismo: in Gigante cito Buddha e Gesù».

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