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Spettacolo

Adèle Exarchopoulos: “Basta scandali. La maternità mi ha cambiata”, solo in un aspetto sono la stessa”

Adèle Exarchopoulos si racconta parlando della sua vita privata e professionale in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘Io Donna’

Adèle Exarchopoulos: “Basta scandali. La maternità mi ha cambiata”, solo in un aspetto sono la stessa”. L’attrice si racconta parlando della sua vita privata e professionale in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘Io Donna’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

“Sono cambiata tanto crescendo, soprattutto da quando sono madre… Ho scoperto parti di me che non sospettavo: il bambino mi sta insegnando più di quanto io insegni a lui. Guardando l’innocenza di qualcuno che cresce, però, scopri di stare perdendo la tua. Non puoi più fare niente senza preoccuparti delle conseguenze. Provi senso di colpa ogni volta che lo lasci, benché ancora – fortunatamente – abbia tre anni e lo porti con me senza che perda la scuola. C’è un’unica cosa in cui non sono cambiata: la necessità di essere libera. In quello che penso, nell’esternarlo, nei desideri. Me ne frego del giudizio degli altri, mi interessa solo come mi vede mio figlio”.

La maternità l’avrà influenzata nelle scelte professionali.
“Mmmmmmm… (lunga pausa) Forse non accetterei di esporre il corpo come prima, non so. Tento di venire a patti con le mie luci e le mie ombre, con le contraddizioni: amo il rischio e adoro le cose semplici, sono passionale e aspiro alla serenità…”

Avere un figlio ad appena 23 anni oggi è una decisione anticonformista.
“Sì, e ti espone a qualche sconcerto personale… Immaginavo che ogni donna avrebbe solidarizzato, sbagliavo: guardano, giudicano. Non c’è molta tolleranza. Pare stucchevole, pazienza, lo dico lo stesso: non potremmo aiutarci di più, gli uni con gli altri?”.

Adèle Exarchopoulos: “Mio figlio? L’ho chiamato Ismaël perché mi piaceva il significato”

Quali sono i timori per suo figlio nel mondo attuale?
“Che perda i valori, che perda se stesso nella superficialità. Che si senta solo e non capito… È mia responsabilità che non succeda. L’ho chiamato Ismaël perché mi piaceva il significato (“Dio ti ascolterà” in ebraico, ndr), suo padre è di origine africana (il rapper ventottenne Doums, ndr)… Sono consapevole che potrebbe essere vittima di razzismo. Io sarò lì. E, comunque, lo preparerò a essere orgoglioso, a non adeguarsi a quel che vorrebbero da lui”.

La sua infanzia come è stata?
“Modesta, però buona, con i miei due fratelli più piccoli. Mamma è infermiera, papà aveva tre lavori: chitarrista, insegnante di musica e coordinatore dei venditori di panini nel palazzetto dello sport di Parigi Bercy. Parlavamo parecchio, ridevamo parecchio. Rispettavano la mia indipendenza, unica condizione: che non stessi per strada. Mi hanno invitato a trovarmi un’attività. Nel mio quartiere c’era uno stage di improvvisazione teatrale: ho provato e mi è piaciuto. Un direttore di cast mi ha visto e mi ha proposto una parte: perché no? Tutto è iniziato così…”.

Quindi nessuna vocazione precisa, nessun sogno di bambina.
“No! Volevo lavorare nel sociale, aiutare le persone nei guai: prima ipotizzavo in una prigione, poi mi sarebbe piaciuto diventare psichiatra… A 17 anni ho lasciato la scuola (non ero brava, mi annoiavo): fine delle velleità. Per guadagnare qualcosa mi sono messa a distribuire sandwich, collaborando con papà”.

Hanno scritto che sarebbe tornata a quel mestiere quando era incinta, avendo già alle spalle 17 film e persino la Palma d’oro a Cannes per La vita di Adele.
“Ed è vero! Avevo due pellicole in ballo ma, per questioni di assicurazione, ho rinunciato. Ero annoiata, frustrata dal dover star ferma per nove mesi… Mi è venuto in mente di riandare alle origini, a qualcosa di “normale””.

Adèle Exarchopoulos: “Quando amo, amo fino in fondo, non sono ragionevole e niente mi spaventa”

Non si è mai pentita di aver piantato lì gli studi?
“No. Questo mestiere ti offre l’opportunità di apprendere di continuo, di viaggiare”.

E non ha la sensazione d’essere cresciuta troppo in fretta?
(ride) “Mia madre mi ripete: vivi di corsa, cammini di corsa, bevi di corsa… Ma no, doveva essere così”.

Nel 2013 la lunga scena di sesso tra lei e Léa Seydoux fece scalpore. Cosa suscita davvero scandalo adesso, in epoca di “fluidità di genere”?
“Non sarei così sicura che l’omosessualità non dia più scandalo: forse in città, e la provincia? Più si va avanti, più la gente, spaventata dai tempi, invece di accettare la differenza si arrocca: i gay sono nemici, i neri sono i nemici, gli stranieri sono i nemici…”.

Quanto investe in amore?
“Quando amo, amo fino in fondo, non sono ragionevole e niente mi spaventa. Però ormai ho capito che non troverò la persona giusta finché non sarò io prendermi cura di me stessa nel modo giusto. Peraltro, non sono spaventata dalla solitudine come un tempo: la mia esistenza è piena di avventura grazie a Ismaël, grazie al lavoro. Ho fiducia nella vita, ho fiducia in Dio: le cose vanno in un certo modo per una ragione e, se non succedono, un motivo c’è…”

Prossimi obiettivi?
“Comprare una casa in Grecia per la famiglia, veniamo da Atene (il cognome significa “figlio dell’esarca, del governatore). Avere tanti figli. Ridere un sacco. Essere circondata da chi amo”.

Ha in mente come dovrebbe essere l’uomo ideale?
“Non perfetto (apprezzo la gente per le imperfezioni), pieno di humour e intelligente. Uno che abbia le “basi”: non vorrei ritrovarmi a discutere di rispetto e tolleranza…”.

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