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Pardo: “Da piccolo ero timido. Il mio Sport preferito non è il Calcio. L’idolo sportivo? Solo uno…”

Pierluigi Pardo da piccolo timido, e non solo, il conduttore di Tiki Taka si racconta in una intervista rilasciata ai microfoni di leggo.it

Pardo: “Da piccolo ero timido. Il mio Sport preferito non è il Calcio. L’idolo sportivo? Solo uno…”. Il conduttore di Tiki Taka si racconta in una intervista rilasciata ai microfoni di leggo.it. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Ma mister Tiki Taka che bambino è stato?
«Timidissimo. Fino a 4-5 anni mi nascondevo dietro le gambe di mio padre o di mia madre. Poi sono esploso e mi è venuta la faccia come il c… Il mio atteggiamento aperto mi ha semplificato l’abbattimento di qualsiasi barriera. Anche adesso quando mi vedono per strada vengono subito a salutarmi o a farsi un selfie. Sono il simpaticone della porta accanto».

E con le ragazze?
«Non sono mai stato un figo che attirava a sé le donne, tuttavia me la sono sempre cavata con la simpatia. Essere estroversi fa divertire e ciò aiuta molto».

Fondamentalmente Pardo sembra un buono…
«Lo sono e lo rivendico. Difendo la categoria. Anche se in tv fa comodo il litigio, io avrei fatto di tutto per rappacificare Marotta con Alvino. Mi sento più pompiere che incendiario, sono per il dialogo non per la guerra».

Pardo: “Da piccolo ero timido ma a scuola andavo bene”

E che dire del Pardo studente?
«A scuola andavo bene. Non studiavo da secchione, ma la mia parlantina mi ha sempre aiutato. Mi piacevano Italiano e Filosofia, però ho scelto lo Scientifico. Tra l’altro non ho mai capito a che cosa servissero gli integrali».

Giocava con le figurine…
«Certo. Le schieravo tutte sul tavolo e facevo le telecronache. Ho sempre sognato di fare il telecronista».

E le imitazioni?
«Ho cominciato imitando i professori, per poi proseguire con i personaggi del calcio, facendo massima attenzione a caratterizzazioni e accenti (vedi Spalletti e Allegri). Il mio cavallo di battaglia resta Nosotti».

Il suo idolo sportivo?
«Tony Adams, difensore centrale dell’Arsenal. Io da ragazzo giocavo a basket, che resta il mio sport preferito».

Il calcio senza pubblico è brutto anche per il telecronista?
«Tutti quelli che lavorano in tv vogliono raccontare le partite con gli stadi pieni. Ma se serve a salvare delle vite si può anche sospendere il campionato. I presidenti della Lega non hanno fatto una bella figura, anche se va detto che lo scenario è cambiato di ora in ora. Se il governo fin dal primo giorno avesse deciso il provvedimento, sarebbe stato meglio perché in Italia come lasci un margine di autonomia ognuno fa come gli pare».

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