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Spettacolo

Mahmood: “Soldi mi è venuta in mente ero al cesso. Ho fatto un grande errore che rimpiango…”

Mahmood su Soldi e non solo, il cantante ricorda gli inizi della sua carriera in una intervista rilasciata al settimanale Vanity Fair

Mahmood: “Soldi mi è venuta in mente ero al cesso. Ho fatto un grande errore che rimpiango…”. Il cantante ricorda gli inizi della sua carriera in una intervista rilasciata al settimanale Vanity Fair. Ve ne proponiamo alcuni stralci.

La base è My Oh My, l’hit del momento di un gruppo che si chiama Aqua.
«Quel bambino ero io e mi stavo esercitando: non nella mia cameretta, ma in bagno. Il posto della casa con l’acustica perfetta. E poi c’era anche lo specchio. Vuoi mettere? […] E poi c’erano i pomeriggi lunghissimi, con mia madre e la sua radio con il mangiacassette e il giradischi. Io cantavo sempre. E quando alla tivù passavano Batman, prendevo pure la trombetta della Chicco e mi mettevo a suonare».

Oddio, povera donna. Le voleva proprio bene…
«Santa donna, mia madre! Ha sempre assecondato il mio talento. Però era anche esigente: solo se portavo a casa voti buoni, avevo diritto alle lezioni extra di musica. Se no tagliava i fondi. Infatti da adolescente, quando ho iniziato a uscire e a tornare tardi, ha cominciato ad arrabbiarsi. Quando andavo in discoteca le dicevo che ero al compleanno di Francesca. Ogni sabato c’era un compleanno di Francesca. Poi una notte mi chiama, io ero nel bagno di una discoteca, rispondo e appena vedo una ragazza che esce dalla toilette, le metto il telefono all’orecchio. “Dille che sei Francesca”, le sussurro. E quella, senza fare una piega, risponde: “Buona sera signora, sono Francesca”. Ovviamente mia madre non se l’è bevuta».

Com’è stato crescere a Gratosoglio ed educare il suo talento nella periferia milanese?
«Nascere e vivere in periferia è stato per me un vantaggio. Perché crescere in quel determinato contesto ti dà una fame e voglia di arrivare incredibili. Sia chiaro, mia madre non mi ha fatto mai mancare nulla, non vivevo certo nell’indigenza. Ma quell’idea di non dare mai nulla per scontato ha fatto crescere frutti che raccolgo ancora oggi. Non lo vedo solo su di me ma in tanti ragazzi di quartiere, gente che brucia dalla voglia di aprirsi una strada. E ce ne sono tanti. Soprattutto nella scena musicale».

Tram e autobus?
«Tram, autobus e metropolitana. Vede, io vivevo a Gratosoglio. Però studiavo musica, tecnica, teoria e solfeggio a Baggio, praticamente dall’altra parte della città. Passavo ogni giorno più di due ore sui mezzi. Da casa mia prendevo l’autobus 79. Scendevo alla fermata Abbiategrasso dove mi infilavo nella metro verde per scendere a Cadorna e cambiare sulla linea rossa. Infine dritto fino al capolinea, Bisceglie, e poi ancora qualche fermata del bus 54 fino a Baggio. Quindi da capo, ma al contrario, come su uno spartito. La canzone Mi dimentico l’ho scritta alla fermata della linea verde Sant’Ambrogio. Però Soldi, devo essere sincero, mi è venuta in mente nel cesso di casa. Anche il battito di mani, proprio davanti allo specchio».

Mahmood: “Soldi mi è venuta in mente ero al cesso. Il momento più bello? Sanremo giovani”

E come si costruisce un buon team?
«Niente nasce per caso. Incontri una persona, ti piace, senti che c’è feeling. Poi arriva la chimica. Ma soltanto col lavoro, con l’impegno puoi creare rapporti importanti, rapporti che ti aiutino davvero nella tua carriera».

L’errore più importante che ha fatto?
«Non presentarmi all’esame di maturità perché non avevo studiato. Ho ripetuto l’anno. E per tutta l’estate ho lavorato come cameriere in un bar dei miei zii, ovviamente dall’altra parte della città: mi alzavo tutte le mattine alle quattro perché mi toccava l’apertura. Tutto serve. E poi i mezzi pubblici mi ispirano, quindi tanto meglio».

Il momento più bello.
«Sanremo giovani, quando ho vinto con Gioventù bruciata. Al momento delle premiazioni, annunciano il premio della critica. Io mi dico: se mi danno questo è finita, non vado tra i big perché non mi possono dare due riconoscimenti. Allora vado sul palco con la faccia di uno a cui hanno ucciso il cane. Invece poi dicono di nuovo il mio nome: ho vinto anche l’altro premio. Ero così felice da non crederci».

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