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Coronavirus, Serena Dandini: “Se unità Europa fallisce ora, è per sempre. Mi preoccupa un aspetto della quarantena”

Coronavirus, Serena Dandini parla delle conseguenze legate agli aspetti principali in una intervista rilasciata a ‘Il Corriere della Sera’

Coronavirus, Serena Dandini: “Se unità Europa fallisce ora, è per sempre. Mi preoccupa un aspetto della quarantena”. La conduttrice parla delle conseguenze legate agli aspetti principali in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’.

Come affronta la quotidianità da casalinga?
«Mi ritengo una privilegiata, perché condivido la clausura con il mio compagno, mentre ci sono tante persone che vivono da sole e la costrizione nella solitudine può diventare un inferno. Poi Lele (Marchitelli ndr) è musicista, ma anche un maestro in cucina. Io mi limito a fare la spesa e la bassa manovalanza, lavo i piatti, metto in ordine… Inoltre, questa situazione di casalinghitudine mi aiuta a pensare, riflettere, scrivere e la scrittura ha un effetto terapeutico, ti fa entrare in altri mondi, ti fa dimenticare per un po’ la realtà… Ma essendo una schizofrenica, da un lato amo molto la mia parte solitaria, dall’altro mi manca la televisione, il teatro… l’abbraccio del pubblico».

Cosa le ispira il Covid-19? A Gigi Proietti, in una recente intervista al «Corriere», il coronavirus sembra una specie di Zorro, perché è molto mascherato.
«Bè, a vederlo con tutti quei pallini rossi, mi vengono in mente quei personaggi cattivi dei cartoni animati: e lui è proprio cattivo… Comunque, al di là delle battute, stiamo vivendo un’esperienza globale traumatica, siamo tutti uguali perché tutti minacciati dallo stesso virus. Basta con le polemiche, il cicaleccio è fastidioso non solo a livello nazionale, anche a livello europeo: l’immagine di un’Europa divisa è scoraggiante e se il sogno di vederla unita fallisce ora, fallisce per sempre».

E pensare che il suo ultimo programma in tv si intitolava proprio «Stati generali».
«Curioso davvero! Un titolo quasi profetico, dato che l’ultima puntata è andata in onda il 15 gennaio, poco prima che scoppiasse il disastro».

Cosa la preoccupa maggiormente?
«La violenza domestica sulle donne, che è aumentata perché non possono andare a denunciare i soprusi dei loro mariti o compagni e la fragilità aumenta a dismisura».

Coronavirus, Serena Dandini: “Mi preoccupa la violenza sulle donne in quarantena”

Non a caso lei ha debuttato, nel 2012, in palcoscenico con «Ferite a morte».
«Tengo molto a dare questo messaggio: per denunciare esiste il numero 1522 che è sempre attivo e se non si può parlare, si può inviare un sms: c’è sempre qualcuno che ascolta, risponde e può aiutare. Ma dobbiamo ricordarci di queste donne anche quando finirà l’emergenza. Così come, dopo, dovremmo ricordarci dell’importanza fondamentale del servizio sanitario, di dare fondi alla ricerca. Non possiamo ricordarcene solo adesso che ne abbiamo bisogno, occorre pungolare i politici affinché svolgano il loro dovere, richiamarli al senso del bene comune».

Quali programmi televisivi consiglierebbe adesso?
«Il recupero di tanti film che hai sempre sognato di rivedere, ma non avevi tempo per farlo. Sconsiglierei di guardare continuamente i “bollettini di guerra”, ma apprezzo molto tutta l’informazione, che è condotta benissimo da tante giornaliste, da Lilli Gruber a Serena Bortone, solo per citarne alcune. Ammiro soprattutto gli inviati nelle pericolose zone rosse, molti dei quali giovanissimi: dimostrano grande coraggio e professionalità».

Lei è stata direttore di teatri: è d’accordo con gli spettacoli in streaming?
«Il teatro è spettacolo dal vivo, quindi va vissuto nelle sale con gli attori in palcoscenico, e nessuno smart working può sostituirlo. Mantenerlo vivo sui social è una consolazione dell’anima: la vitalità culturale online è un segno positivo, mantiene allenata la mente per le cose belle, ne abbiamo bisogno. Poi occorrerà tornare a respirare la polvere del palcoscenico. Sono ottimista».

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