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Spettacolo

De Gregori: “Conte ha usato una mia canzone ma non mi hanno permesso di parlargli. Nuovi brani? No, per un motivo preciso”

Francesco De Gregori su Conte e non solo: l’intervista a Vanity Fair

De Gregori: “Conte ha usato una mia canzone ma non mi hanno permesso di parlargli. Nuovi brani? No, per un motivo preciso”. Il cantautore rivela un retroscena sul Premier in una intervista rilasciata ai microfoni della rivista Vanity Fair. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Quanto è cambiato il suo mondo dalla metà degli anni ’70?
«La professionalità di oggi, ieri era impensabile. Il primo concerto della mia vita, al Teatro della Cometa di Roma, nel ’68 o forse nel ’69, lo vidi da ragazzino. Sul palco c’era Enzo Jannacci, praticamente uno sconosciuto, da solo, con la chitarra. Allora sembrava naturale che un artista arrivasse in teatro, trovasse il primo microfono a disposizione e suonasse. Jannacci aveva fatto più o meno quello e la stessa cosa avevo fatto io ai tempi dei miei primissimi concerti. Tutto l’aspetto organizzativo che in seguito siamo stati abituati a vedere a bordo palco era inesistente».

De Gregori: “Conte ha usato una mia canzone”

[…] Poi arrivarono le maestranze, i grandi impianti di amplificazione, i concerti davvero strutturati.
«Il personale arrivò a montare e a smontare i palchi, vedemmo i primi camion, i facchini e le maschere, ma erano tempi eroici e si respirava ancora un certo pionierismo. Se ci ripenso mi vengono in mente episodi che oggi fanno tenerezza. A Udine, poco prima di un concerto, iniziò a diluviare e l’impianto si bagnò in maniera irrimediabile. Bibi Ballandi e il Venturi di cui le parlavo prima, gli impresari, diedero ordine di acquistare un enorme quantitativo di phon per capelli. Anche se l’impianto della Lem di Cattolica morì la sera stessa, quei cinquanta tecnici impegnati ad asciugare le trombe degli altoparlanti con i phon non me li sono più dimenticati».

[…] Quelle che lavorano intorno alla musica stanno soffrendo.
«Hanno problemi, sono abituati ad avere un ciclo lavorativo intenso, a passare da una tournée all’altra, da un cantante all’altro. Lavorano con me, poi magari accompagnano Vasco Rossi, Laura Pausini o Ligabue. Se tutti questi concerti saltano per un anno è naturale che la categoria entri in sofferenza, che fatichi con le bollette, con gli affitti e con le scadenze come qualsiasi altra. E questo non vale soltanto per chi è in regola: esiste anche una fetta di lavoratori pagati a giornata che non hanno nessun tipo di tutela se non la cassa integrazione che, come saprà, è in ritardo. Andrebbero tutelati: quando ripartiremo ci sarà bisogno di tutti loro».

L’evento di Verona è un primo passo importante. Poi servirà una legge di settore. E un’attenzione nuova della politica.
«Durante la quarantena ho provato a contattare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Aveva usato alcune parole di una mia canzone per festeggiare il 25 aprile. Volevo ringraziarlo e provare a parlargli».

De Gregori: “Conte? Volevo ringraziarlo ma non mi è stato concesso”

Come mai le era venuta voglia di parlare con il presidente del Consiglio?
«Perché al di là dei versi di Viva l’Italia, mandare un messaggio al Paese attraverso una canzone mi sembrava un implicito riconoscimento dell’utilità delle canzoni. Durante il lockdown, d’altra parte, tra un balcone e l’altro, le canzoni avevano rappresentato una consolante bandiera di socialità condivisa. Ed è normale perché la gente ama le canzoni. Quindi decido di telefonare a Conte pur sapendo che aveva e ha i suoi problemi. Non è che volessi intrattenerlo, né pensavo che me lo passassero subito. Credevo però di poter parlare con la sua segreteria, lasciare un messaggio, fargli sapere che lo stavo cercando».

Risultato?
«Nessuno. Il centralino non mi ha passato la segreteria di Conte e così non ho potuto nemmeno lasciargli un messaggio. Capisco che abbia molto da fare, ma se devo dirle la verità l’ho trovato un atteggiamento abbastanza deludente».

Che cosa avrebbe detto a Conte?
«Gli avrei chiesto di porre una doverosa attenzione e un occhio di riguardo per i lavoratori dello spettacolo che in questo momento sono in grande difficoltà e di non dimenticarsi di migliaia di famiglie che campano grazie agli spettacoli dal vivo. So che non siamo i primi di cui il governo si occuperà, ma mi sarebbe piaciuto dire comunque “esistiamo anche noi”».

De Gregori: “Conte? Volevo parlargli ma non mi è stato concesso”

Un accenno al mondo dello spettacolo, in uno dei suoi discorsi, Conte lo ha fatto, parlando degli artisti che «ci fanno tanto divertire».
«Al contrario di molti miei colleghi lì però non mi sono sentito affatto offeso e anzi l’ho preso per un complimento. Non c’è arte e non c’è cultura senza il gancio del divertimento: io mi diverto se vedo Alberto Sordi come credo che ai tempi di Shakespeare la gente si divertisse nei teatri elisabettiani. Uno spettacolo deve essere divertente, non ci trovo niente di sbagliato, di sminuente, di squalificante».

In quarantena lei ha compiuto 69 anni.
«Finalmente un compleanno tranquillo, ho evitato qualsiasi tentazione di pranzo allargato e tutt’al più ho risposto a qualche telefonata».

[…] nuove canzoni? Ne ha scritte, in quarantena?
«No, e in un certo senso non è cambiato nulla».

In quale senso?
«Nel senso che non ho più voglia, capacità o ispirazione per scrivere una nuova canzone. Non ce l’ho in testa. Ne ho scritte tante e ovviamente ne potrei scrivere una se volessi, ma non ho quell’ansia e non mi va di scrivere cose che non mi escano fuori dall’anima».

Qual è la spinta di una nuova canzone per lei?
«La spinta è la necessità. La scrivo perché la sento. Perché deve uscire fuori. Ma quando accade, la canzone nasce quasi da sola».

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