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Televisione

Enzo Tortora, il dramma della figlia Gaia: “Il mio dolore è esploso in diretta, mi sono accasciata subito dopo”

Enzo Tortora, il dramma della figlia Gaia raccontato in una intervista a ‘Il Giornale’

Enzo Tortora, il dramma della figlia Gaia: “Il mio dolore è esploso in diretta, mi sono accasciata subito dopo”. La giornalista, oggi 51 anni, vicedirettrice e capo della redazione politica del TgLa7 e conduttrice di Omnibus, parla per la prima volta del malessere che l’ha colpita una decina di anni fa, in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

«Tutto il mio dolore è esploso a quarant’anni. È stato il mio corpo a dirmi che non potevo più sopportare quel peso. E sono cominciati gli attacchi di panico: in diretta, mentre conducevo il telegiornale, sudavo, tossivo, andavo in affanno, non riuscivo più a parlare» […] «Non l’ho mai detto a nessuno, nemmeno ai miei colleghi, solo le amiche più intime sanno qualcosa».

Tu hai un’immagine di donna forte, combattiva e agguerrita, come mai hai deciso di far conoscere ora queste tue fragilità?
«Proprio perché mi descrivono tutti così. E invece so quanto sia difficile la vita per chi soffre di attacchi di panico, ci si vergogna, si cerca di nasconderli. Anche io me ne vergognavo. E dunque spero che la mia testimonianza possa aiutare altri che ne sono colpiti, far capire che può capitare a chiunque e, soprattutto, che se ne può uscire».

E tu come ci sei riuscita?
«Prendendo consapevolezza di quello che mi stava accadendo. Quando ho capito che soffrivo di attacchi di panico, sono andata in terapia e ho affrontato tutte le cose che tenevo chiuse dentro di me come in un buco nero. In fondo a quel tunnel c’ero io da piccola con tanto di quel dolore che nemmeno immaginavo. Ero come una bomba a orologeria: prima o poi l’esplosione avviene».

Come è successo?
«In quel periodo conducevo un notiziario flash al mattino, direttore del TgLa7 era ancora Antonello Piroso. A un certo punto mi sono bloccata: ho tagliato tutto, salutato e mi sono accasciata al suolo. Subito la regia ha mandato la pubblicità. Ho pensato che fosse solo un momento di stanchezza, di pressione bassa. Poi si è ripetuto molte volte, anche quando conducevo il telegiornale delle venti nei fine settimana in alternanza con Mentana: mi impappinavo, respiravo a fatica, arrivavo alla fine in affanno. Per giustificarmi dicevo che mi ero strozzata con le noccioline, che avevo il raffreddore, che non stavo bene Apparire in tv era diventata una sofferenza».

Ci sono voluti quasi 30 anni perché quella crepa si aprisse
«A 13 anni, quando mio padre è stato messo in prigione, mi è crollato in mondo addosso: ero una ragazzina alle porte dell’adolescenza. Qualche cretino per strada mi facevo il gesto della manette Avevo due possibilità: buttarmi via o incanalare questo dolore in qualcosa che mi facesse vivere. Ho scelto la seconda: quella del lavoro duro, tenace, della passione per il giornalismo, senza vittimismo».

[…] Cosa ti direbbe oggi tuo padre?
«Che non gli piace quel che sta succedendo in questo Paese ma che è fiero di me».

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