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Fausto Leali: “Io razzista? Era solo una battuta, guardate mie canzoni. Non mi sono scusato per un motivo”

Fausto Leali razzista? Il cantante respinge le accuse in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’

Fausto Leali: “Io razzista? Era solo una battuta, guardate mie canzoni. Non mi sono scusato per un motivo”. Il cantante non ci sta e respinge al mittente le accuse di razzismo in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

È stato in gara una settimana: ha parlato delle cose buone fatte dal Duce e chiamato «negro» Enock Barwuah. Non si aspettava l’eliminazione?
«Nessuno se lo aspettava. So che tutto era dovuto a quell’errore che avevo commesso, pronunciando quella parola, ma il primo ad accompagnarmi alla porta è stato proprio Enock, ed era molto commosso. Forse anche lui avrà pensato: abbiamo esagerato. In molti pensavano che una punizione bastasse, invece sono stato mandato fuori come un disertore. Lì tutti hanno capito che sono una brava persona e non si può nemmeno lontanamente pensare che io sia un razzista».

Quando ha cercato di spiegare che non pensava di offendere nessuno con quel termine ha parlato di «razza negra» però.
«Quella cosa non lo so come mi è venuta, so perfettamente che non esiste nessuna razza negra, è stato un errore, una parola uscita a vanvera. Lì mi hanno dato dell’ignorante ma mi sono espresso male, senza pesare bene».

In molti, in realtà, le hanno dato anche del razzista.
«Ma proprio io, con le mie canzoni che sono piene di riferimenti alla musica afroamericana. Quando mi sono rivolto così a Enock pensavo di fare una battuta, non ho pensato al microfono e ho parlato in modo leggero, di certo non volevo ferire nessuno. Pensavo si facesse due risate e invece no».

Fausto Leali: “Io razzista? Non mi sono scusato per un motivo”

Non crede che viverla come una battuta sia parte del problema?
«Fino all’altro giorno cantavo Angeli negri: è uno dei successi maggiori della mia carriera, ai miei concerti l’aspettano tutti. E’ una canzone che ha più di ottanta anni, cantata prima di me da altre centomila persone. Parla di un uomo di colore che prega perché tutti gli angeli sono bianchi e lui ne vorrebbe vedere uno nero, un concetto più anti-razzista di così… Quello era il linguaggio di allora».

[…] Come mai non si è scusato subito dopo aver capito l’errore?
«Sono molto timido. Dopo quell’episodio, quando ci incontravamo vedevo che lui non era più il ragazzo simpatico di prima, quello che mi accarezzava o prendeva in giro, che mi diceva “Faustino”… era cambiato. Avrei dovuto prendere la situazione in mano e dirgli che non volevo offenderlo, ma la mia timidezza non mi ha aiutato. Ma io ho vissuto una vita in mezzo ai neri, Wilson Pickett è stato il padrino della mia prima figlia».

[…] E’ successo anche quando ha parlato delle cose buone fatte dal Duce.
«Ero stato chiuso per tre giorni prima di entrare nella Casa e avevo visto dei documentari storici, avevo pensato tutto il tempo a quanto brutta e stupida fosse la guerra ovviamente. Ma poi avevano mostrato anche cose importanti fatte da Mussolini, non le ho inventate io, si finisce sempre con il prendere il punto debole di un discorso».

Fausto Leali: “Io razzista? Guardate mie canzoni”

Non pensa sia perché stoni di fronte all’enormità del male che Mussolini ha causato?
«Allora, io non avrei dovuto dire nemmeno “Mu” di Mussolini, o “ne” di quell’altra parola. Non avevo considerato che c’è chi lì fuori sta con il mitra puntato e non vede l’ora di vederti sbagliare. So che sui social è stato un disastro, mia moglie mi ha consigliato di non aprirli per non soffrirci troppo. L’eliminazione è stata il colpo finale, ma ho visto che in tanti da quel momento mi hanno capito e hanno espresso solidarietà. Ho sbagliato ma senza voler fare del male a nessuno».

[…] Potendo tornare indietro rifarebbe questa esperienza?
«No, non accetterei più. Non solo per quello che è successo — spero che con il tempo i leoni da tastiera si stanchino e credo che non sarò ricordato per questo — ma anche perché mi sono sentito un po’ fuori luogo: gli altri inquilini facevano palestra gran parte del tempo. Io no, mi sono ritrovato spesso solo, tra i miei pensieri. Non lo rifarei».

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