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Spettacolo

Renato Zero: “Io abbandonato dalle Radio. Somiglianza con Achille Lauro? Mai giocato a fare il clown”

Renato Zero abbandonato dalle Radio? Lo sfogo a ‘Il Corriere della Sera’

Renato Zero: “Io abbandonato dalle Radio. Somiglianza con Achille Lauro? Mai giocato a fare il clown”. Lo sfogo del cantautore su questo ed altri aspetti in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’.

Sulla pandemia e il Lockdown. «Con la pandemia è scattato un allarme: tutti siamo chiamati a prendere posizioni e modificare abitudini e vita. Un esercizio che interessa anche l’arte e lo spettacolo. Anche noi, due conti ce li siamo fatti: la paura di esibirsi o addirittura di fare un disco perché non incasserà. Qualcosa di positivo però c’è: ci siamo guardati dentro e abbiamo pensato anche a chi lavora con noi».

Il bel gesto per i lavoratori dello Spettacolo. «Da questo album scaturirà un utile per aiutare quelli che hanno lavorato con me, dai tecnici ai fonici a tutta la grande famiglia che ha contribuito al mio viaggio dal vivo. Il Covid è figlio del consumismo, della spesa gigantesca e spesso inutile».

Renato Zero: “Io abbandonato dalle Radio”

La situazione dopo il lockdown. «La speranza io la esercito come gli altri uomini perché penso che stare insieme in un momento come questo ci renderà migliori e magari avremo un altro Mozart, un Beethoven o un Pasolini. Il problema è che oggi non c’è più un esempio in questo Paese. C’è solo un continuo processarci: mi piacerebbe vedere in qualcuno la luce, la possibilità che sia un Caronte che ci trasbordi in un luogo dove la plastica non c’è, dove l’insegnamento è fondamentale nella vita umana».

La polemica con le Radio. «Nel nome del target, non passano le mie canzoni. De André, Guccini, Lauzi, Battiato sono stati abbandonati dalle radio che non danno la possibilità di ascoltare chi in questo Paese ha cantato alto. La monnezza la lasciassero agli inglesi e agli americani che a casa loro mettono musica buona, a noi ci mandano lo spezzatino».

Sulle somiglianze fra lui e Achille Lauro. «Quando ho iniziato io dovevano sgomberare le piste dei locali, non c’erano palcoscenici. Sfollavano la pista da ballo e io cantavo con solo un revox, nella mia nudità coperta di piume. Non giocavo a fare il clown della situazione, io cantavo le problematiche della periferia, della borgata della gente emarginata. Oggi Achille Lauro con poca spesa riesce ad affermare le proprie ragioni. Io mi sono dovuto fare un mazzo così. L’importante è non prendere in giro la gente. Questo abbraccio costante che riesco a ottenere dal marciapiede forse è superiore anche all’applauso dei palasport».

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