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Francesca Schiavone: “Il tumore è una galera ma ho imparato una lezione importante”

Francesca Schiavone, il tumore e la rinascita: il racconto a ‘Il Corriere della Sera’

Francesca Schiavone: “Il tumore è una galera ma ho imparato una lezione importante”. La tennista racconta il calvario contro il linfoma di Hodgkin in una intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni stralci.

«Diamo troppe cose per scontate, la malattia invece ti insegna a stare calato nel presente e a goderti ogni istante. Io ne sono la dimostrazione: se hai un sogno, puoi realizzarlo. La malattia è una galera. Oggi apprezzo il dono della vita. Sono sempre andata a messa, mi ci portava la nonna. Credo in forze superiori a noi e, finita la chemio, mi ero ripromessa di pregare di più. Nella casa in campagna ho libri di psicologia e filosofia: quando diventano complessi mi incasino, vado avanti, torno indietro. Però l’energia dentro di me la sento».

Il momento più buio: una sera disperata, dopo una sconfitta in Sicilia. «Avevo la sensazione di non ripagare i sacrifici che i miei stavano facendo per me. Passai nelle vicinanze di un ponte, pensai: basta un passo. A chi non è capitato? Siamo soli, in campo e nella vita. Forse solo un figlio può colmare questo vuoto».

Strada facendo è cambiata a causa della malattia. «La prima volta l’ho avvertito a Parigi. Avevo passato la mattina a piangere, non volevo giocare la finale. Ma quando sono entrata in campo ero così piena di amore per il presente, per quel che dovevo fare, per la mia vita che mi aveva portata fino a lì, che ne sono stata travolta».

Oggi c’è il progetto di ricominciare ad allenare promesse del tennis. «Una scuola mi piacerebbe: Corrado Barazzutti dice che sono nata per sporcarmi di terra rossa».

C’è, soprattutto, la più bella partita mai vinta. «Avevo il cuore allenato dallo sport, le vene hanno ricevuto buchi su buchi ma hanno retto. La dottoressa mi ha chiesto costanza: vieni per la chemio0patita: me l’aveva già data il tennis. La terapia ha bruciato l’atleta, e sono tornata un essere umano».

Credere che tutto sia possibile non è difficile. «Basta volerlo fare».

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