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Marisa Laurito: “Io e De Crescenzo ‘sequestrati’ da un boss. Matrimonio? Durato solo 3 mesi per un motivo”

Marisa Laurito e De Crescenzo ‘sequestrati’ il racconto a ‘Il Corriere della Sera’

Marisa Laurito: “Io e De Crescenzo ‘sequestrati’ da un boss. Matrimonio? Durato solo 3 mesi per un motivo”. Il direttore artistico del Trianon Viviani si racconta in una  intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] il suo debutto al cinema con Bud Spencer…
«Bud, ovvero Carlo Pedersoli, era napoletano come me: una festa lavorare con lui. Quando c’era la pausa, ci chiudevamo nella sua roulotte, dicendo che andavamo a studiare il copione. In realtà io cucinavo i bombolotti alla matriciana e ci facevamo certe scorpacciate… Lui pure abitava a Napoli e mi raccontò che, quando era già noto, uno scugnizzo gli si avvicina dicendogli: “Come siete bello, vi vorrei come padre, perché il mio è na’ vera schifezza… vi posso chiamare papà?”. Carlo gli risponde di sì e il ragazzino ribatte: “Papà mi dai 100 lire che me vado a compra’ nu’ gelato?”».

L’incontro con Luciano De Crescenzo?
«Mi chiedo come non ho fatto a innamorarmi di Luciano: era colto, intelligente, sapeva fare tutto. Tra noi una grande amicizia, però litigavamo come cane e gatto quando andavamo insieme a vedere le partite del Napoli: non eravamo mai d’accordo sui gol, i falli… Il ricordo più divertente è quando venimmo sequestrati».

Da chi?
«Eravamo proprio in attesa di andare allo stadio. Stavamo passeggiando per le strade del quartiere Forcella. Veniamo avvicinati da un paio di guappi che mi avevano riconosciuto, ci invitano ad andare con loro: volevano portarci a casa del boss Luigi Giuliano, mio ammiratore. Impossibile rifiutarsi. Arriviamo dal boss, che ci accoglie con complimenti e gradevolezze di ogni tipo, ringraziandoci per essere andati a trovarlo. Ma poi dovevamo andare a vedere la partita e lo invitammo, a nostra volta, a venire con noi. Il boss rispose: “Non posso, sono agli arresti domiciliari”».

Marisa Laurito e De Crescenzo ‘sequestrati’: il retroscena

L’incontro con Renzo Arbore: la svolta?
«Conobbi Renzo grazie a Luciano, ma in quel periodo io ero primadonna al Bagaglino, a Roma, e approdare a Quelli della notte, in una banda di sciamannati, per me fu un tuffo nel buio: era tutto improvvisato, un cazzeggio continuo, era tutto un gioco in cui i primi a divertirsi, prima ancora del pubblico, eravamo noi… e riuscimmo persino a beccarci una accusa di blasfemia».

E per cosa?
«Era Natale e, per fare gli auguri, ci mascherammo: Renzo era Gesù nella culla, io la Madonna, Luciano San Giuseppe».

In effetti, una mascherata un po’…
«Sì ma noi non volevamo offendere la religione. Era uno dei tanti giochi che facevamo con tanto affetto per il pubblico».

Si è mascherata da moglie anche nel matrimonio lampo con l’ex calciatore Franco Cordova?
«A sposarmi non ci avevo mai pensato sul serio, ma con Franco eravamo stati fidanzati 7 mesi e alla fine capitolai. È stato il mio unico marito per soli tre mesi. Durante il fidanzamento era andato tutto liscio e non aveva manifestato i suoi intenti maritali. È cambiato di botto, subito dopo il fatidico sì: mi voleva donna di casa, pensava che avrei smesso di fare l’attrice. Insomma secondo lui avrei dovuto fermarmi a guardare lui che faceva la qualunque. Ho un carattere troppo indipendente e vitale. E ora sono legata da anni a un uomo che mi lascia totale libertà di portare avanti i miei impegni».

Il nuovo impegno è la direzione di un teatro napoletano importante: il Trianon Viviani.
«Si realizza il sogno della mia vita, oltretutto mi capita un palcoscenico frequentato dai più grandi artisti. Il primo spettacolo, infatti, è stato proprio dedicato a Raffaele Viviani, lo abbiamo rappresentato nei luoghi dov’era ambientato, Porta Capuana e Piazza Ferrovia. A Natale, il maestro Roberto De Simone, firma per noi una cantata: Ninna nanna a Gesù con 40 elementi in scena. Poi è mia ferma intenzione dedicare spazio alla musica napoletana di qualità, con numerosi artisti, e un mese intero a Peppino Patroni Griffi con sue quattro commedie. Inoltre, siccome il Trianon si trova in un quartiere a rischio, Forcella, faremo un laboratorio per donne in difficoltà e giovani disadattati: il teatro può servire anche a questo».

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