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Marta Flavi: “Cattiverie da chi non sa accettarsi e finge di essere altro. Mi sento 30enne. E sul sexting…”

Marta Flavi sulle cattiverie e non solo, l’intervista a ‘OFF’ de ‘Il Giornale’

Marta Flavi: “Cattiverie da chi non sa accettarsi e finge di essere altro. Mi sento 30enne. E sul sexting…”. La conduttrice si racconta senza esclusione di colpi in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘OFF’ de ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Come ha cominciato?
«Ho iniziato come speaker radiofonica a Roma. Ero fidanzata con un ragazzo che aveva inventato il primo network di radio private, “Radio Luna”, on air in tutta Italia. Conducevo trasmissioni con i dischi, parlavo con le persone. Allora non c’erano le playlist musicali. Poi ci siamo lasciati, sono andata alle Maldive e quando i miei, dopo un mese di soggiorno, si rifiutavano di mandarmi i soldi, mi sono mantenuta facendo la dj. Ho ancora le foto, devo cercarle. In seguito, sono tornata nella Capitale. Una mia amica mi chiese di accompagnarla ad un provino per un’emittente che si chiamava “Quinta Rete”, era di Edilio Rusconi, perché erano alla ricerca di una ragazza mora con gli occhi verdi che facesse la presentatrice. Andai con lei, erano tutte brune e alte due metri, delle modelle. Il direttore di rete Vanni Angeli, che è stato alla guida del quotidiano romano Il Tempo, mi disse “Perché non lo fa anche lei il provino?”. Risposi che non corrispondevo ai canoni estetici, poiché ero bionda e avevo gli occhi celesti. Ero talmente sicura che non mi avrebbero mai scelto, così iniziai ad essere disinvolta e simpatica. Presero me. Questo per dimostrare che, pure se non cercano voi, non preoccupatevi e lanciatevi. Nella vita non si può mai sapere!».

Marta Flavi: “Costanzo? Non me lo ricorderei se…”

Un episodio buffo e off degli inizi della sua carriera?
«Lavoravo in una specie di capannone, dove giravano i film, ed era tutto abbastanza improvvisato. Accanto si svolgevano le riprese di una pellicola con dei leoni e feci amicizia con uno di loro, non ricordo il nome. Alla fine portai un cucciolo in trasmissione, tra gli urli e lo spavento dei miei colleghi. Accadde di tutto, arrivò il vigile. Mi sembrava di stare a casa mia e di poter fare quello che desideravo. Il programma era dedicato ai piccoli, ho lanciato i cartoni animati più importanti come “Heidi”, “L’ape Maia” e “Anna dai capelli rossi”. Si chiamava “L’ora dei ragazzi”, ma ne durava sei».

In un’intervista Costanzo ha dichiarato di non conoscerla.
«In realtà, anche io non me lo ricorderei se non mi dicessero tutte le volte che siamo stati sposati. Ma so chi è lui!».

Marta Flavi: “Costanzo? Non me lo ricorderei se…”

È una donna bellissima, non le hanno mai proposto di fare Cinema?
«Certo, Alberto Lattuada mi chiese di recitare in “Oh, Serafina!”, commedia con Renato Pozzetto. Non ho accettato poiché andai in America. Tornai a casa e raccontai a mio padre di aver conosciuto questo signore e lui: “Non sarai mica pazza? Vuoi iniziare a fare l’attrice quando le altre smettono?”. Avevo 18 anni, papà mi mandò negli Stati Uniti. Ero pigrissima, non avevo voglia di studiare e mi spedì a Washington da un suo amico per imparare l’Inglese. Era uno degli avvocati del presidente Jimmy Carter. Arrivai senza spiccicare una parola e lì ho imparato bene la lingua. Mi sono divertita tantissimo! Quando vado in Inghilterra, mi chiedono sempre “Emigrata negli Usa?”, questo perché mantengo l’accento statunitense. Una volta mi sono spacciata per canadese».

Coltiva ancora la sua passione per la boxe sui tacchi?
«A causa del coronavirus non faccio più niente. Seguivo le lezioni di un istruttore, Mattia Faraoni, ma continuo ad allenarmi con un’ora al giorno di cyclette e pesi, poi cammino per 60 minuti. Sono una donna sportiva».

[…] Come si vedrebbe nei panni di giudice in un talent show?
«Mi piacerebbe, perché molti miei colleghi lo fanno con una cattiveria spietata. Dietro ogni concorrente, ogni giovane talento che propone la sua arte, c’è una storia, il grande sogno di farcela. Quindi, secondo me, bisognerebbe dare spazio alle capacità- come fanno gli americani- senza però dimenticare il background di ciascuno».

Marta Flavi: “Cattiverie da finge di essere altro”

Nonostante la sua carriera costellata di successi, ad un certo punto, ha deciso di fregarsene della visibilità televisiva.
«Oggi usciamo tutti con la mascherina, indosso la ffp2 non quella della Pivetti, e gli occhiali da sole. Sono molto ligia alle regole igienico-sanitarie, ho perso due amici a Milano. Quando cammino per strada, passo e mi dicono “Buongiorno, Signora Flavi!”. Riescono a riconoscermi anche se sono mascherata».

È mai stata osteggiata da una sua collega?
«No, non ho mai subito cattiverie. Una sola persona, non faccio il nome perché non sarebbe carino per la sua famiglia, non è andata d’accordo con me. Non io con lei. Immagino dipenda dal fatto che il suo aspetto fisico non la soddisfi, che vorrebbe essere altro, appartenere ad un ceto sociale più elevato e aver avuto un marito di successo. Insomma, penso che, superati i 50 anni, sia opportuno accettarsi e non fingere di essere altro. Questa linea di condotta determina infelicità e rende difficili i rapporti con il prossimo, che non ha nessuna colpa di essere differente. Ad essere sincera, il sentimento che mi ha suscitato è tanta tenerezza. E tuttavia, quando ho capito cosa covava interiormente, l’ho allontanata. Per il suo bene. Sono una privilegiata, mi hanno insegnato ad essere generosa e paziente».

Marta Flavi: “Cattiverie da chi non sa accettarsi”

[…] Un sogno professionale, ora che è entrata nella scuderia della prestigiosa agenzia romana “CDA Studio Di Nardo”?
«Una fiction, sarei perfetta. Ma non nella parte di Maria Antonietta, naturalmente! Potrei interpretare una madre, una sorella, una donna magari non proprio della mia età. Dopotutto dimostro 20 anni di meno!».

Commedia o dramma?
«La commedia mi divertirebbe. Inoltre, adoro Ferzan Özpetek, mi piace la coralità delle sue opere filmiche. Così come ho amato “Pane e tulipani” di Silvio Soldini: parla di una casalinga del Sud che viene dimenticata in autostrada perché perde un anello nella toilette di un’area di sosta e il pullman sul quale doveva salire la lascia a piedi. La protagonista, Licia Maglietta nel ruolo di Rosalba, si ritrova a Venezia dopo aver accettato un passaggio. Così riscoprirà il valore dei sentimenti. L’ho trovata meravigliosa!».

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