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Corpo e Psiche ai tempi del Covid

Corpo e Psiche ai tempi del Covid. La confusione tra “vita” e “pericolo di vita” è presto fatta e l’immediata interpretazione è “mi accadrà qualcosa”

Corpo e Psiche ai tempi del Covid. Viviamo una specie di paradosso:
l’imposizione di “evitare il corpo” (corpo pericoloso, corpo contagioso, corpo da evitare, corpo bistrattato) e l’invito a “prestare attenzione al corpo” (attenzione ai sintomi, alle parti di un corpo, alla fronte se scotta, alla gola se brucia, alla lingua se assapora, ai polmoni se funzionano).

Queste due prescrizioni si attuano nell’ordine dell’allerta: “stai attento ad evitare il contatto sennò… – stai attento a capire se hai sintomi sennò…” trasformando la dimensione relazionale umana dell’incontro in quella dello “scontro”, considerando l’Altro, di fatto, un potenziale nemico per la propria salute.

Questo possibile ed eventuale “scontro fisico”, pone ognuno di noi in una posizione di tensione, difesa e paura rispetto alla minaccia esterna. Ma proprio qui, inizia l’effetto confusivo cui siamo esposti, perché in questo “tempo di Covid” la minaccia esterna è proprio il corpo che inevitabilmente ricade nella terra nemica CON TUTTE le sue manifestazioni.

L’allerta, la paura, riguarda “il corpo” e allo stesso tempo si riversa nel corpo e si serve del corpo per essere espressa. MA nel corpo non sentiamo solo i movimenti agitati che la paura o l’angoscia ci riservano. Sentiamo desideri fisici di incontro con l’altro, baci, abbracci, strette di mano, pulsionalitá, istintività che più vengono limitati dal divieto esterno più aumentano nella loro carica vitale.

Un vero e proprio fuoco che dobbiamo sopire e ridurre a brace ma che a ben guardare nelle modalità di espressione assomiglia molto alla paura. Quanti in preda all’istinto o al desiderio di incontro sentono batticuore, fiato corto, adrenalina, nodo in gola, tremore?

La confusione tra “vita” e “pericolo di vita” è presto fatta e l’immediata interpretazione è “mi accadrà qualcosa”.

Come non potrebbe essere questa, d’altronde, circondati da tanta allerta su ogni manifestazione sintomatica che dal corpo proviene? Un’altra deriva di questo “tempo di Covid” più o meno ancora in ombra, tuttavia, è proprio l’attenzione ai movimenti emotivi interni che se non ricadono sotto l’etichetta spendibile ed immediata della paura possono condurci ad un interessante lavoro di conoscenza interiore mai affrontato prima.

Sapere ad esempio che quando abbiamo paura “funzioniamo” allo stesso modo in cui abbiamo “un desiderio fortissimo” di fare qualcosa (sostenere un esame, fare un colloquio di lavoro, andare ad un appuntamento, inviare un messaggio importante, iniziare a scrivere un progetto tanto agognato) è già un enorme conquista per iniziare a conoscerci meglio.

Conoscerci per gestirci, nei momenti in cui la confusione è dietro l’angolo e non vi sono altre risorse su cui contare. In un tempo in cui gli incontri sono sospesi, preserviamo l’incontro con noi stessi affinché non si trasformi in uno scontro ogni qualvolta la vita ci parla anche nel corpo.

Dr.ssa Maria Pirozzi

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Dr.ssa Maria Pirozzi

Psicoterapeuta, psicodrammista laureata presso l'Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Campania. Specialista in psicologia clinica. Membro del gruppo di ricerca IL PROBLEMA DEL TRANSFERT presso Dipartimento di Psicologia Università degli Studi Luigi Vanvitelli di Caserta (ex S.U.N.).

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