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Fabrizio Corona: “Sono dio, dai domiciliari muovo 4 programmi. La D’Urso mi frutta 50mila euro”

Fabrizio Corona dio? L’ex paparazzo si definisce così in una intervista a ‘Vanity Fair’

Fabrizio Corona: “Sono dio, dai domiciliari muovo 4 programmi. La D’Urso mi frutta 50mila euro”. L’ex paparazzo racconta la sua vita ‘spericolata’ in una intervista rilasciata ai microfoni di ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

«Le ho già detto che sono Dio? Vuole una prova? Sono riuscito a portare il mondo fuori, qui dentro. Da casa muovo 4 programmi televisivi, sono mie le 12 storie più importanti degli ultimi mesi, do da lavorare a 15 persone. Nell’ultimo anno – 55 giorni in comunità, 1 mese in un albergo, 8 mesi qui ai domiciliari – avrò fatturato 2 milioni di euro. Col Covid. Sono sempre impegnato a parte il sabato. Il sabato dormo un po’ di più, mangio tutto quello che voglio, leggo i giornali, guardo la tv. Il sabato è l’unico giorno in cui, per statuto, non scopo. Lo faccio però sempre il venerdì, quando Carlos va a dormire fuori, e io organizzo cene con amici. Se c’è una ragazza nuova, si ferma. Da quando sono ai domiciliari avrò fatto l’amore con 60 donne diverse».

Dove le trova?
«Mi trovano loro. È tutto così facile che sogno solo di incontrare una che non mi vuole e di doverla conquistare, ma non mi capita da una vita. Poi, con tutte, rimaniamo in buoni rapporti».

[…] Che rapporto ha con la droga?
«Ho usato la coca e l’Mdma, ma mai troppo, perché sono abbastanza up di mio. Non sono mai stato un tossicodipendente aggravato».

Che cos’è un tossicodipendente aggravato?
«Quello che sono il 50 per cento degli artisti e i figli dei più grandi industriali italiani che spendono 30 mila euro di coca a weekend. Io non ero così: pippavo e andavo a lavorare, non a fare festa. Era la chimica che mi serviva per reggere i ritmi».

Fabrizio Corona: “Sono dio, la D’Urso mi frutta 50mila euro”.

Ha mai esagerato?
«Qualche volta».

Ha avuto paura?
«Mai, da molto tempo non ho più nessuna paura di morire».

Ha smesso?
«Dal 2013. Sono col Sert, faccio esami del capello una volta al mese e delle urine una volta alla settimana. Qualche volta mi viene voglia di farmi una canna, una sola, la sera. Però non posso se no torno in galera».

Quindi nessuna dipendenza?
«Per le pillole che uso per allenarmi, ne prendo 30 al giorno: arginina, carnitina, termogenici, creatina, testosterone, vitamine. È una dipendenza psicologica ma anche fisica, nel senso che voglio continuare ad avere questo corpo. Se non le prendessi non sarei così a quasi 47 anni. Ho il fisico di un ventiduenne».

È così importante?
«Mi alleno 362 giorni all’anno: faccia lei»

[…] Sul viso cosa si fa?
«Il botox e i filler, adesso però è tanto che non lo faccio, e sto meglio. A volte i medici sbagliano e diventi un po’ strano».

Si piace molto?
«Sono innamorato di me. Se rinasco, voglio essere uguale».

Bestia interiore compresa?
«Sì. Le dico sì, adesso, perché mi sembra che si sia acquietata. Merito di Carlos, psicologicamente mi aiuta tantissimo. Occuparmi di lui dà ritmo e senso al mio tempo».

Ma cos’è, poi, questo demone?
«Una specie di dannazione che non mi fa fermare mai. Una specie di frenesia che mi spinge sempre verso l’eccesso. Ho l’horror vacui».

E da dove viene?
«Sono il figlio di mezzo di un padre che aveva molto da fare e di una mamma che aveva le sue tribolazioni personali. Mio fratello Francesco, il più grande, da bambino non stava bene e bisognava occuparsi di lui. Io ero quello che non doveva creare problemi. Mio fratello piccolo è nato quando io avevo 14 anni. Sono stato molto solo. Non che adesso sia diverso».

Fabrizio Corona: “Sono dio, dai domiciliari nuovo 4 programmi”

[…] Non avrebbe potuto spostare tutta questa energia su attività più edificanti?
«Alessandra Dolci, capo della direzione distrettuale antimafia di Milano, mi dice sempre che io sarei stato un bravissimo magistrato».

E invece?
«E invece a 23 anni stavo con Nina Moric, allora la donna più bella del mondo e che guadagnava un pacco di soldi, e io cosa potevo fare: il giornalista di Inter Channel? Il praticante in uno studio legale? Il denaro facile lo fai così, come l’ho fatto io».

Non si pente di nulla?
«Solo delle cose che ho fatto vittima del mio personaggio: i soldi falsi, le pistole. Carlos una volta mi ha detto: papà, perché non fai cose più belle? Ha ragione».

Potrebbe cominciare non andando più a lavare le mutande nei programmi trash.
«La D’Urso mi frutta 50 mila euro e io le ho fatto fare il 26 per cento di share, mentre sulla Rai c’era Conte che spiegava il dpcm. E poi, mi segua, se io non fossi andato a difendermi dalla D’Urso per il video pubblicato da Nina Moric, dove avrei potuto farlo? Tutti i giornali, non solo quelli di gossip, avevano scritto che io picchiavo Carlos, dovevo andare nel palco più popolare che, mi spiace dirlo, è la D’Urso e non Fazio. Di fronte a certe cose non puoi né stare zitto né fare una storia su Instagram. La tv generalista, ancora oggi, amplifica la comunicazione. Travaglio, Mentana e Celentano hanno preso a cuore la mia vicenda di carcerazione perché laD’Urso, a cui promisi la prima intervista dopo il rilascio, ha fatto 30 puntate su di me e le massaie, in un tam tam, hanno cominciato a dire: poverino Corona, poverino Corona, poverino Corona. Così la mia storia è diventato un tema su cui mobilitarsi».

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