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Salute

Enrico Ruggeri: “Bombardamento mediatico confonde. Io negazionista? No ma ho un dubbio…”

Enrico Ruggeri contro il bombardamento mediatico, l’intervista a ‘OFF’ de ‘Il Giornale’

Enrico Ruggeri: “Bombardamento mediatico confonde. Io negazionista? No ma ho un dubbio…”. L’artista non si dice negazionista ma parla dei suoi dubbi in una intervista rilasciata a ‘OFF’ de ‘Il Giornale’.

[…] Ti hanno dato del “negazionista” per aver posto delle domande riguardo i pazienti Covid. Come ti ha fatto sentire?
“È un malcostume che c’è da anni quello di delegittimare quello che dice l’altro insultandolo. Peraltro “nagazionista” è una parola seria. Nessuno nega che ci sia un problema e nessuno ha mai detto che il virus non esiste, si tratta solo di dare il giusto peso alla questione e alle priorità, su cui ognuno può avere un proprio parere”.

Le persone sono così divise e spaventate anche a causa del bombardamento mediatico?
“Indubbiamente, c’è chi beve tutto quello che viene detto e chi cerca di approfondire un po’ provando a ragionare. Non credo sia da “negazionista” dire che quando si danno i dati -che anche oggi saranno catastrofici- bisognerebbe comunicare chi sono i morti, quanti anni avevano, se avevano altre patologie pregresse. E intanto nessuno dice che nel frattempo saranno morte centinaia di persone di cancro, di cui molti a causa delle diagnosi che non si sono potute fare. Le persone che arrivano in ospedale rischiano di morire in attesa di capire se hanno il Covid invece di essere curate d’urgenza magari per un infarto”.

E riguardo al settore musicale e culturale considerato “non essenziale”?
“L’amarezza è vedere il disprezzo nei confronti della musica, del teatro, del cinema, di tutte le forme d’arte che sono sempre state fondamentali per l’uomo, a maggior ragione in questo periodo. Senza dimenticare che ci sono migliaia di persone che vivono di questo, che sono state totalmente abbandonate e che non prendono uno stipendio, guadagnano se lavorano, se parte un tour”.

[…] Cosa pensi dei concerti in live streaming? È il futuro?
“Assolutamente no. È come vedere un film porno invece di fare l’amore. Il concerto è condivisione, è ballare e cantare, arrivare sotto la transenna e abbracciare la fidanzata mentre l’artista canta la canzone che è stata colonna sonora del tuo amore”.

Quando si tornerà a vedere un concerto?
“Non ne ho la più pallida idea perché non capisco più quello che sta succedendo. Non capisco perché arrivano questi dati giornalieri, lugubri, incompleti, mutilati delle cose essenziali. Una persona di Modena mi ha detto che nella sua città sono morte cinque persone, e il più giovane aveva ottantanove anni, quello vecchio cento. Se in questi anni tutti i giorni ci avessero detto i numeri dei morti di cancro, forse anch’io avrei smesso di fumare, forse qualcuno avrebbe cambiato alimentazione. Se solo si sapesse quanta gente muore al giorno per problemi cardiovascolari, di sicuro si farebbero molte passeggiate in più”.

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