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Carlo Verdone: “Mio padre mi prese a cinghiate per uno scherzo. Un aspetto dei romani mi indigna”

Carlo Verdone sul padre e non solo, l’intervista a ‘OFF’ de ‘Il Giornale’

Carlo Verdone: “Mio padre mi prese a cinghiate per uno scherzo. Un aspetto dei romani mi indigna”. L’attore e regista, che ha appena compiuto 70 anni, si racconta in una intervista rilasciata a ‘OFF’ de ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Lei, sin dagli esordi, sapeva di avere un talento se si pensa agli scherzi e alle imitazioni…
“Ero una persona molto solitaria, poi improvvisamente diventavo un “pazzo” che era in grado di fare degli scherzi atroci e divertenti soprattutto nei confronti della mia famiglia. Non dimenticherò mai una sera – non so come mi venne in mente – in cui ne organizzai uno e non so come abbiano fatto i miei genitori a non morire d’infarto, ero un cretino.

Loro andarono al Teatro dell’Opera, preparai l’ingresso di casa affinché sembrasse che fossero entrati i ladri: aprì tutti i cassetti, buttai per terra degli scritti di papà (il noto critico Mario Verdone, ndr), presi dei gioielli di mamma e li disseminai tra l’ingresso e il corridoio e mischiai la conserva con l’acqua per restituire l’impressione del sangue e, infine, feci trovare la porta spalancata. Mia madre sapeva che io e mio fratello eravamo in casa e, infatti, quando rincasarono lei gettò un urlo per la paura che fosse accaduto qualcosa a noi, mentre io ero nascosto dietro una tenda. A quel punto, proprio perché si stavano sentendo male, sono apparso chiedendo loro scusa per lo scherzo; papà mi diede le cinghiate con la fibbia, però ha fatto bene perché mamma ha avuto un attacco di pressione a causa mia e per una settimana è stata con 200 di max e 90-95 di minima, avevo davvero combinato un guaio”.

Carlo Verdone: “Mio padre mi prese a cinghiale”

Come descriverebbe la sua esperienza da regista?
“Mi sono diplomato al CSC in regia con direttore Roberto Rossellini e ho imparato tanto sul campo. Le mie regie sono semplici sul piano tecnico, ma molto attente al lavoro dell’attore ed è essenziale che si sappia la parte a memoria perché non faccio prove. Quasi tutti i miei ciak sono buoni alla prima, al massimo alla seconda. Un’eccezione è avvenuta nel 2009 quando è morto papà. Stavo girando Io, loro e Lara, le notizie che provenivano, ogni giorno, dalla clinica, erano pessime, ero talmente triste da non riuscire a capire se il film stesse venendo bene o male. Ricordo un giorno – ed è stata l’unica volta nella mia vita – in cui ho dovuto ripetere un ciak trentasette volte perché non riuscivo ad avere la concentrazione giusta a tal punto che chiesi eccezionalmente un supporto attraverso i gobbi. Stavo vivendo un momento drammatico, il giorno dopo mio padre se n’è andato”.

[…] Cosa la stupisce oggi?
“La non preparazione delle persone che vanno molto di pancia. Si è molto arrabbiati, a volte giustamente; ma ritengo che bisognerebbe riflettere un po’ di più, non c’è l’approfondimento che dovrebbe esserci sulle cose. Sento un clima di infelicità nella gente”.

Cosa, invece, la indigna?
“Com’è ridotta la mia città, Roma, o gli stessi cittadini che continuano a sfregiarla sui muri, a vivere come se niente fosse; è la città più bella del mondo, com’è possibile che sia ridotta così? Mi indigna il fatto che nessuno si indigni più di tanto. Si afferma «non si può più vivere a Roma», ma non è costruttivo dire, bisognerebbe fare qualcosa”.

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