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Klaus Davi, nuovo spot shock: così i boss ballano la techno – VIDEO

Klaus Davi, il nuovo spot shock con i boss che ballano la techno

Klaus Davi, nuovo spot shock: così i boss ballano la techno. Un filmato non proprio comune, dove si vedono i boss come non si erano mai visti prima. Criminali che ancheggiano, gesticolano e ondeggiano a ritmo di uno scatenato brano techno-rave. È ciò che accade nel nuovo spot pubblicitario ideato dal massmediologo calabrese. Lo stesso Klaus Davi nel video interpreta il ruolo del DJ che dà il via alle danze.

Il tutto preparato in occasione del lancio del suo nuovo libro, “I Killer della ‘Ndrangheta”, in libreria da martedì 23 dicembre. Grazie a un’opera di rimontaggio e missaggio delle scene di boss e killer al di fuori dei commissariati di tutta Italia (curata dal giovane film-maker Giacomo Arrigoni), l’audacissimo video punta a rileggere in chiave satirica il rito che scandisce l’uscita dei mammasantissima dalle questure immediatamente dopo i fermi di polizia.

Klaus Davi, nuovo spot shock

Il filmato mette in scena il momento  in cui i boss vengono portati nei rispettivi carceri di destinazione tra gli applausi di familiari e affiliati. Nel video, che avrà anche una diffusione televisiva, si vedono Vincenzino Zappia, spietato sicario della mala calabrese, Walter Schiavone, figlio di “Sandokan” e figura di primo piano della Camorra napoletana. E non manca il capo della cupola di Cosa Nostra ed erede di Totò Riina, Settimio Mineo.

Ma anche il leader della mafia italoamericana Francesco Inzerillo, o il numero uno della ‘Ndrangheta di Archi, Franco Benestare. Il leader criminale Francesco Pesce, capo indiscusso di Rosarno; dal rampollo dei picciotti palermitani Leonardo Greco, nipote di Michele Greco detto “il Papa”, fino al capo assoluto della ‘Ndrangheta, Giovanni Tegano detto ‘uomo di pace’.

L’opera tratterà i casi di dieci sanguinari killer delle ‘Ndrangheta, con testimonianze molto forti. “So che il mio è un messaggio molto forte e diverse persone non gradiranno, ma ormai la mia convinzione è netta. Dobbiamo smetterla di celebrare queste persone, e questo vale anche per lo Stato. Credo più in Andy Warhol che nella spesso vuota e autoreferenziale retorica dei certa antimafia”, spiega l’autore del libro, Klaus Davi.

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